giovedì, 05 febbraio 2026
Meteo - Tutiempo.net

Superstrada pedemontana, “idrovora” da 54 miliardi. Confindustria la difende, Manildo all’attacco

Nonostante il traffico sia cresciuto dell’8% nel 2025, il numero di utenti resta insufficiente per coprire i costi della concessione

La Superstrada Pedemontana Veneta registra uno squilibrio finanziario significativo. Nei primi nove mesi di esercizio del 2024, la Regione Veneto ha versato al concessionario un canone di 140,8 milioni di euro, a fronte di incassi dai pedaggi fermi a 93,5 milioni. Questo divario ha generato un deficit di 47,3 milioni di euro a carico del bilancio pubblico. Le previsioni per il triennio 2024-2026 indicano un mancato introito complessivo di 157 milioni di euro, ben superiore ai 45 milioni inizialmente stimati. Nonostante il traffico sia cresciuto dell’8% nel 2025, il numero di utenti resta insufficiente per coprire i costi della concessione. Per stimolare i transiti dei veicoli leggeri, penalizzati da tariffe elevate, sono stati introdotti sconti fino al 60% per i residenti dotati di telepedaggio.

Nel prossimo bilancio, la Regione Veneto dovrà garantire l’esborso di54 milioni di euro. In base al cosiddetto “Canone di disponibilità” infatti il flusso di denaro dalle casse venete sarà costante e garantito fino al 2059, quindi per altri 33 anni.

Manildo: “Palese sbilanciamento”

La notizia suscita polemiche, tra i banchi dell’opposizione. “Mentre la Giunta regionale continua a sventolare il vessillo dell’autonomia come la panacea di tutti i mali, i cittadini veneti scoprono l’unica, certissima sovranità rimasta loro: quella di pagare i debiti altrui fino al 2059”. Con queste parole Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, commenta i dati emersi sulla gestione finanziaria della Superstrada Pedemontana Veneta. “I numeri sono ostinati e, nel nostro caso, decisamente amari - incalza Manildo -. Il bilancio regionale deve farsi carico di un esborso di 54 milioni di euro per coprire i mancati ricavi da pedaggi: 45 milioni prelevati direttamente dalle casse regionali e 9 milioni dagli utili di CAV. È un paradosso squisitamente veneto, utilizziamo le risorse pubbliche per tappare i buchi di un progetto che, a fronte di una previsione di 27 mila veicoli al giorno, ne vede scorrere poco più di 17 mila. Si sta avverando, riga dopo riga, quanto la Corte dei conti aveva già profilato anni fa, mettendo in guardia sulla sostenibilità di un’opera il cui rischio è stato interamente scaricato sul pubblico”.

“E’ palese, lo sbilanciamento tra il sacrificio collettivo e i profitti dei soci. È quasi ammirevole la capacità di questo contratto di proteggere il privato – sottolinea l’esponente Dem -. La società concessionaria mostra un margine operativo lordo Ebitda, di 113,5 milioni di euro, pari a oltre il 75% dei ricavi. Eppure, il bilancio chiude in perdita a causa degli oneri finanziari: interessi che remunerano i soci finanziatori con un tasso del 9% annuo, per un valore di 21 milioni di euro nel solo 2024. In breve: mentre la Regione stenta, il business finanziario dei privati resta blindato”.

Carron: “Ma l’arteria è strategica”

“La Pedemontana Veneta è un’infrastruttura strategica, imprescindibile e di raccordo per il nostro territorio. È giusto e doveroso tenere sotto controllo i costi, ma è altrettanto fondamentale avere una visione di lungo periodo, guardare al futuro e continuare a investire in nuovi collegamenti”. Ad affermarlo la presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, per la quale “i numeri sono importanti, ma non possono essere l’unico metro di giudizio: dobbiamo avere fiducia e ragionare in una prospettiva di medio-lungo termine. Questa è un’opera che il territorio merita da tempo e che va completata, soprattutto per collegare aree che oggi risultano ancora scoperte”.

Prosegue Carron: “Noi imprenditori che viviamo e lavoriamo lungo l’asse servito dalla Pedemontana sappiamo bene quanto questa infrastruttura sia fondamentale per la competitività delle nostre imprese. Oggi la Pedemontana serve già circa 75 mila imprese e 263 mila addetti, un dato che da solo ne evidenzia il valore strategico. La sostenibilità economico-finanziaria di questa infrastruttura nel medio termine dipenderà anche, e soprattutto, dai transiti che si realizzeranno in prospettiva, grazie all’interconnessione della Pedemontana con altri assi portanti della viabilità. È per questo essenziale completare i cosiddetti “pettini” di collegamento, come ad esempio con la Strada Statale 307 del Santo, che permetterebbe di servire la zona dell’Alta Padovana e le oltre 27.500 imprese con circa 97mila addetti presenti in quell’area”.

Inoltre, conclude la presidente di Confindustria, “non va dimenticato l’impatto positivo generato sul territorio: il traffico pesante è stato deviato dai centri storici come quelli di Conegliano, Asolo e Bassano, solo per citarne alcuni che hanno potuto beneficiare di una significativa riduzione della pressione del traffico, con vantaggi evidenti in termini di qualità della vita e sicurezza. La Pedemontana è un investimento da valutare nel lungo periodo, come tutte le grandi infrastrutture strategiche: completarla e integrarla pienamente nella rete viaria regionale significa rafforzare la competitività del Veneto e creare le condizioni per uno sviluppo duraturo”.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
05/02/2026

È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...

13/11/2025

La settimana scorsa abbiamo pubblicato una presentazione della lettera apostolica di papa Leone sull’educazione:...

TREVISO
il territorio