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Venezuela, la voce della Chiesa per una transizione democratica e un’amnistia “giusta”

“Non si tratta di cancellare tutto con un colpo di spugna, ma di camminare nella direzione di compiere passi concreti verso la transizione democratica che tutti desideriamo”. Lo afferma padre Raúl Herrera, gesuita, vicario per i Diritti umani dell’arcidiocesi di Barquisimeto
05/02/2026

“Non si tratta di cancellare tutto con un colpo di spugna, ma di camminare nella direzione di compiere passi concreti verso la transizione democratica che tutti desideriamo”. Lo afferma, all’agenzia Sir, padre Raúl Herrera, gesuita, vicario per i Diritti umani dell’arcidiocesi di Barquisimeto, nel nordovest del Venezuela, rispetto alla legge di amnistia, annunciata nel fine settimana dalla presidente, Delcy Rodríguez, e che approda in questi giorni in Assemblea nazionale per essere votata, a un mese dalla cattura di Maduro: “Le recenti scarcerazioni – prosegue – stanno avvenendo con il contagocce, poco alla volta. In realtà, se è vero che siamo in un processo di transizione democratica, un gesto chiaro e trasparente dovrebbe essere la liberazione di tutti i prigionieri politici. È un grido di giustizia, ancor di più di fronte all’annuncio della legge di amnistia che sarà messa in discussione domani, martedì, all’Assemblea nazionale. Esistono esperienze di amnistie fallite, ed esperienze positive. Bisogna esaminare con attenzione la questione, perché ci sono aspetti che non devono rientrare in una legge di amnistia, come, ad esempio, l’esonerare i responsabili di crimini contro l’umanità”.

Il sacerdote è stato tra i promotori, nel fine settimana, di una partecipata veglia di preghiera, per chiedere la liberazione di tutti i detenuti politici, segno di un rinnovato e visibile impegno della Chiesa venezuelana, anche nel territorio, in questo delicato momento. “La veglia – prosegue padre Herrera – è un’attività che si è sviluppata proprio all’interno di questo orizzonte, che è quello di rafforzare la speranza, far sentire che non sono soli e mostrare che la Chiesa punta affinché, al più presto, tutti i detenuti politici siano liberati. La Chiesa gioca un ruolo molto importante, di accompagnamento ai familiari dei detenuti politici, persone che non dovrebbero essere in carcere. Nell’attuale situazione del Paese, è importante raccogliere il dolore e la sofferenza vissuti per tanti anni dai familiari dei detenuti politici. Stiamo parlando di prigionieri politici noti, che figurano in un registro, ma bisogna anche dire che a causa della grande paura molte persone non hanno osato dichiarare che ci sono altri detenuti per motivi politici, temendo le misure che potrebbero essere prese contro di loro. Di conseguenza, stanno emergendo più prigionieri politici di quelli registrati”.

Prosegue il religioso, a proposito della legge di amnistia: “Essa deve contenere elementi di giustizia riparativa e di giustizia transizionale, la garanzia di non ripetizione, l’investigazione dei fatti e la riabilitazione delle vittime. Credo che in ogni momento una legge di amnistia debba anche tener presente che deve favorire non la vendetta, ma un clima in cui si faccia giustizia attraverso istituzioni rapide. È importante che le Commissioni per la verità siano parte del contenuto stesso dell’amnistia. Le vittime e i familiari dei prigionieri politici non chiedono altro che giustizia. Una giustizia in cui si studino i casi, si prendano provvedimenti affinché i fatti non si ripetano e ci venga offerta la possibilità di transitare verso la riconciliazione. Questa passa per la giustizia e la pace, non come meccanismo di evasione o impunità, ma come ricerca per generare spazi in cui la popolazione vittima di violazioni dei diritti umani possa raggiungere il desiderio di libertà e il rispetto della dignità umana”.

Nel frattempo, il cardinale Baltazar Porras, arcivescovo emerito di Caracas, il cardinale Diego Padrón, arcivescovo emerito di Cumaná e mons. Ovidio Pérez Morales, arcivescovo – vescovo emerito di Los Teques condividono pubblicamente un progetto, nel quale avanzano tre proposte per il consolidamento della convivenza nazionale nel mezzo dell’attuale contesto segnato da cambiamenti nella guida politica e istituzionale. I vescovi avvertono che il Paese si trova “ancora in una fase di provvisorietà”, e ancora non si trova dentro a una situazione di recupero dello Stato di diritto e pluralismo democratico.

La prima proposta del documento riguarda la “liberazione immediata, totale e integrale di tutte le persone detenute per ragioni politiche”. Questa liberazione implica non solo la scarcerazione, ma l’eliminazione di ogni misura cautelare successiva, sia essa di polizia, giudiziaria o di altro genere, che possa significare la continuità dell’attuale repressione. La seconda proposta prevede la “liberazione immediata dall’egemonia comunicativa vigente nelle mani del Governo”. Infine, per una guida democratica, corretta e pacifica del paese, i vescovi chiedono di “obbedire alla volontà maggioritaria del popolo sovrano”, liberamente decisa ed espressa il 28 luglio 2024. I cardinali Porras e Padrón e mons. Pérez concludono indicando che la Chiesa, pur tra inciampi e difficoltà proprie degli esseri umani, “è per volontà di Dio segno e strumento di unione e comunione tra tutti i venezuelani e vuole servire la riunificazione nazionale e la ricostruzione morale e materiale del paese. Di conseguenza, essa desidera assumere a tutti i livelli un serio impegno con la riconciliazione, la libertà e lo sviluppo umano e spirituale della nazione”.

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