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Il Vescovo è tornato dall’Ecuador. Negli ultimi giorni, il “miracolo” economico tra le Ande

Quattro giorni di mons. Tomasi nella provincia di Bolívar, ai piedi del vulcano Chimborazo (6.300 metri di altitudine), dove lavorano o hanno lavorato missionari salesiani, volontarie e volontari dell’Operazione Mato Grosso, in maggioranza veneti e trevigiani, nel racconto di Giuseppe Tonello

Il vescovo Michele è tornato a Treviso, dopo due intense settimane in Ecuador, assieme al direttore del Centro missionario, don Gianfranco Pegoraro. E i missionari fidei donum trevigiani in America Latina sono tornati nei rispettivi luoghi di servizio. L’ultimo resoconto, tra quelli che proponiamo in “presa diretta”, ci arriva da Giuseppe Tonello, da decenni nel Paese sudamericano, attivo nel Fondo ecuatoriano Populorum progressio (Fepp) e in numerose iniziative di cooperazione, economia solidale e missionarie.

Quattro giorni di mons. Tomasi nella provincia di Bolívar, ai piedi del vulcano Chimborazo (6.300 metri di altitudine), dove lavorano o hanno lavorato missionari salesiani, volontarie e volontari dell’Operazione Mato Grosso, in maggioranza veneti e trevigiani.

Abbiamo viaggiato da Quito a Salinas (3.550 metri di altitudine) domenica 25 gennaio: 5 ore di viaggio. Abbiamo pranzato con il salesiano veneziano padre Antonio Polo, 87 anni, da 54 anni parroco di Salinas. Poi, la messa a Yacubiana, un villaggio indigeno con 70 famiglie, dove in varie occasioni hanno lavorato i volontari del Gruppone. Qui si fanno formaggi squisiti, molto apprezzati dal vescovo e i suoi compagni di viaggio (sacerdoti, una religiosa e volontari Fidei donum). Per la cena siamo stati ospiti del vescovo di Guaranda. Lunedì di ritorno a Salinas, si comincia la giornata, come ogni settimana, con un’ora di riflessione su un tema che interessa tutta la comunità.

Quindi, la visita ai progetti e alle attività sociali comunitarie, accompagnati da Emanuele Confortin e Anna Ferronato, volontari del Gruppone, da sei anni a Salinas. Nel pomeriggio, riunione con i rappresentanti e dirigenti delle fondazioni, cooperative, associazioni, progetti e attività comunitarie. Salinas, con tutte le sue attività, valori e principi, è una fonte di ispirazione per chi vuol lottare contro la povertà con gli strumenti della formazione umana e professionale, dell’organizzazione comunitaria, del credito, del lavoro, della produzione e dell’ecologia.

Si lavora in imprese sociali il latte, la lana di pecora, lama e alpaca, la frutta, il cacao, le erbe aromatiche e medicinali, i cereali... Tutti i prodotti della terra vengono lavorati e così si crea occupazione. I giovani non devono più emigrare. Salinas dimostra all’Ecuador e all’America Latina come i poveri si possono e si devono aiutare a casa loro.

Ma Salinas, per continuare a essere un esempio di sviluppo pacifico, equo e sostenibile ha bisogno di aiuto economico, tecnico e anche commerciale attraverso il mercato equo e solidale. Io in Italia son solito dire: “O comperate i nostri prodotti o ricevete i nostri emigranti”. Il lunedì termina con la messa comunitaria e con il concerto di una ventina di bambini/e di Salinas che suonano il violino, la chitarra, il piano e altri strumenti.

Martedì un’intervista al vescovo per la radio comunitaria di Salinas, la visita ad altre attività produttive, la riunione con i giovani delle comunità lontane dal centro di Salinas e poi la lunga discesa verso Facundo Vela, paese a 1800 metri di altitudine, dove ci aspetta padre Alberto Panerati, salesiano nato 84 anni fa a Vallà di Riese. Accolgono il vescovo e la sua comitiva l’allegria e i canti di una settantina di bambini e ragazzi dell’oratorio. Padre Alberto ci fa vedere a che punto è la ricostruzione della chiesa parrocchiale, che si realizza grazie ai contributi che riceve dalla sua famiglia, dalla sua parrocchia di Vallà e anche dalla Bcc delle Terre Venete. Ma ha ancora bisogno di aiuto.

Facundo Vela è la terra della canna da zucchero, da cui si ricava la “panela” (zucchero integrale non raffinato). Ci sono anche imprese sociali per la fabbricazione di marmellata e biscotti. Padre Alberto è stato aiutato durante decine d’anni da Carla Sbeghen di Vallà e Giacomo Porcellato di Poggiana di Riese.

Mercoledì torniamo sulla parte alta della Cordigliera delle Ande, al paese indigeno di Simiatug, ospiti dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Visitiamo la chiesetta (17 metri per 8) di Playapamba, che può essere considerata la cappella Sistina degli indigeni. Tutte le sue pareti sono dipinte con scene dell’Antico e Nuovo Testamento, viste con gli occhi e la cultura degli indigeni andini: facce, vestiti, ambiente, natura... Dopo la messa in parrocchia, solennizzata da un coro di donne indigene e il pranzo con tanta allegria, il ritorno a Quito. Questi quattro giorni di viaggio hanno dato un senso e una proiezione ai giorni precedenti di studio, riflessione e preghiera: la speranza è ancora presente fra i poveri, che si sforzano per migliorare la qualità della loro vita e si ispirano nei valori del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. (Giuseppe Tonello)

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