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Monastier, nteressante dibattito: Intelligenza artificiale, rischi e opportunità
Un ingegnere e un filosofo, a discutere di intelligenza artificiale (Ia), hanno attirato un folto pubblico, venerdì sera 30 gennaio, in centro polivalente a Monastier, all’incontro “Etica e intelligenza artificiale. Rischi e opportunità della nuova rivoluzione tecnologica”. Organizzava la comunità di scout adulti Masci “La lanterna” di Monastier, con il patrocinio del Comune e della Parrocchia. I relatori erano Renzo Taffarello (laureato in Ingegneria elettronica, con un master in business administration, docente universitario e consulente aziendale su tematiche d’avanguardia) e don Mariano Maggiotto (già direttore del collegio Pio X di Treviso, insegnante di Storia e Filosofia nei licei).
Ha aperto il convegno l’ing. Taffarello, che ha fatto prima un excursus storico sull’Ia, spiegando come si tratti di un concetto molto più vecchio di quanto normalmente pensiamo (si teorizzò per la prima volta di Ia già negli anni ’40 del secolo scorso), ma che è letteralmente esploso pochissimi anni fa con la diffusione di Chat gpt, tecnicamente un chat bot, un software basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico. “Senza saperlo - ha detto Taffarello - oggi siamo letteralmente «drogati» di intelligenza artificiale, che permea ogni ambito della nostra vita”.
Poi, ha spiegato che scientificamente l’Ia è matematica, capace di mettere insieme statistica e probabilistica, ma in modo scollegato dalla realtà. “Quale diventa, allora, il ruolo dell’uomo?”. La conoscenza delle macchine è molto più veloce di quella umana, che ne sarà allora della creatività umana e del nostro sistema educativo? Economicamente, l’Ia è utile per svolgere attività pratiche e concrete, per esempio nella sanità; politicamente, fatto nuovo, sta emergendo il bisogno di poter disporre di prodotti e servizi Ia free, ossia realizzati dall’uomo, senza l’intervento dell’intelligenza artificiale. A livello di prospettive, presto avremo robot a prezzi economici dappertutto e per svolgere qualsiasi attività. E, a breve, avremo a disposizione anche la super-intelligenza artificiale.
Don Maggiotto ha dichiarato la grande validità dello strumento ia, definendola una “grandissima risorsa per l’uomo, un’opera straordinaria. L’errore consiste piuttosto nel chiamarla «intelligenza», che appartiene tipicamente all’essere umano. Si tratta, invece, di una macchina. La sua utilità è indiscutibile, ma dobbiamo sorvegliarne i limiti”. Fra questi il filosofo indica la super-intelligenza e la comunicazione fra neuroni: “Sono processi dai quali rischiamo di non tornare più indietro, di diventare servi della macchina”.
Poi, il relatore ha fatto riflettere la platea sul bisogno di rallentare, di imparare l’importanza dell’ascolto.“La velocità necessaria oggi alle aziende - ha continuato don Mariano - rischiamo di trasferirla nelle nostre vite. Perché, invece, non riscoprire il gusto della lentezza? Un caro amico cardiochirurgo, mi ripete spesso che l’Ia è importante nella sua professione; ma ancora più importante, quando interviene su un paziente, sono i suoi occhi, la fantasia, l’intelligenza umana applicata”.
In conclusione, il pensiero dei due relatori, è stato unanime: “Non dobbiamo temere l’Ia né combatterla, dobbiamo invece utilizzarla bene e sorvegliarla. Dobbiamo ricordare che a guidare la macchina siamo noi, non viceversa”.



