Chiesa

“Un momento, per i giovani che di solito affollavano la chiesa di San Nicolò, in cui ritrovarsi insieme per pregare, riflettere e ascoltare quello che il Signore ha da dire a ciascuno di loro in attesa della Pasqua! Fisicamente lontani ma in comunione gli uni con gli altri!” sottolinea don Paolo Slompo, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale giovanile.

L’attuale situazione determinata dalla diffusione del contagio del coronavirus rende complessa anche per il singolo fedele la possibilità di celebrare il sacramento della riconciliazione. La Penitenzieria apostolica ha ricordato che, se la via normale rimane sempre la confessione e l’assoluzione sacramentale, tuttavia in alcune circostanze eccezionali ne esiste una straordinaria. Una via che per essere percorsa richiede sostanzialmente due passi: la contrizione perfetta e l’impegno a confessarsi da un sacerdote appena sarà possibile.

“Veniamo tutti al mondo nudi, ma sono pochi quelli che, al momento di andarsene hanno mantenuto questa nudità”, così scrive Susanna Tamaro, in “Meditazioni sulla passione”, commentando la decima stazione della Via Crucis, in cui Gesù è spogliato dalle vesti. 

Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo... Cristo sa che cosa è dentro l'uomo. Lui solo lo sa!”. La sera del 2 aprile 2005, già entrati nella domenica della Divina Misericordia, si spegneva Giovanni Paolo II. Non si spegnevano però quelle sue prime parole che come un vento di Pentecoste investì il mondo nella messa d'inizio Pontificato, il 22 ottobre 1978. 

Lo spunto arriva da una frase del cantautore Ron. Ciò che la gente cerca è il cantante più che la canzone. La sua vita espressa nella canzone. Anche nella trasmissione della fede avvertiamo sempre più che non basta che qualcuno ci dia informazioni esatte su Dio.

“Partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità”, scriveva la ragazza olandese di origine ebraica, morta il 31 marzo 1945 in campo di concentramento.

“Non riuscirò a dirtelo abbastanza, sono incantato, incantato di ciò che vedo”. Scriveva al fratello Theo, Vincent Van Gogh, di cui oggi ricorre la nascita (30 marzo 1853). Anche noi non riusciamo a dire abbastanza quanto l'arte di questo pittore olandese continua a incantarci. Possa questo tempo travagliato, renderci ... incantati di Dio. 

Per quanto riguarda l’accesso in chiesa, deve avvenire “solo in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative, ovvero per situazione di necessità e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi”. 

Mancano le relazioni in 3D, non bastano quelle in 2D degli schermi dei telefonini e dei PC. A dire che c’è qualcosa di insostituibile: il nostro corpo, cifra sintetica della nostra umanità, vero portatore di messaggio e tessitore di relazioni.

Il cielo è fosco, la pioggia sferza l’abito bianco di Francesco, infligge nuovi tormenti al corpo di quello stesso Crocifisso che mezzo millennio fa venne invocato dai fedeli contro la peste. Ed ora se ne sta lì, le braccia stese, le labbra aperte, vicino all’icona di Maria “salvezza del popolo romano” che una pia leggenda vuole dipinta dall’evangelista san Luca.

“Ho tolto molte cose inutili dalla mia vita e Dio si è avvicinato a me per vedere che cosa accadeva”. Quando ti chiedi perchè Dio ti appare così lontano, prova a pensare  cosa devi togliere dalla tua vita. Capiterà allora che, come suggerisce il poeta Christian Bobin, Dio si incuriosisca e ti venga vicino, anche se poi ti accorgerai di essere tu ad esserti avvicinato a Lui, ora che hai tolto tante cose ingombranti.

Pregando in solitaria sul sagrato della basilica di San Pietro, in una piazza vuota e bagnata dalla pioggia, il Papa compie un atto di affidamento a Maria, in tempi di coronavirus. “Le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”. Al termine, la Benedizione Urbi et Orbi, con la possibilità di ricevere l'indulgenza plenaria.

Una preghiera per i defunti, il Rosario, l’invocazione allo Spirito perché porti consolazione a quanti restano nel pianto, la benedizione delle tombe:  il gesto del vescovo Michele Tomasi questa mattina nel cimitero di Treviso. Un gesto che “esprime la fragilità e la debolezza che sento in modo particolare di fronte al mistero della vita umana, all’interno del quale è iscritto anche il momento della morte”.

Anche il nostro Vescovo, in comunione con gli altri vescovi italiani, venerdì 27 marzo sarà nel cimitero cittadino di San Lazzaro, a Treviso, per un momento di preghiera per i fedeli defunti e una benedizione alle tombe.

Nella disperazione per le stragi della seconda guerra mondiale, il poeta trova rifugio e forza in un appassionato colloquio con Cristo. La poesia “Mio fiume anche tu”, da cui sono tratti i versi d'inizio, è il vertice dell'itinerario che ha condotto il poeta a ritrovare la fede.

“Noi tutti speriamo in qualcosa. Ma il malato spera più di ogni altro. E sono le parole il mezzo più importante per infondere speranza: parole empatiche, di conforto, fiducia, motivazione”. Ne è profondamente convinto Fabrizio Benedetti, professore di Fisiologia umana e Neurofisiologia, impegnato a formare una classe medica attenta alle parole e pronta a comunicare con delicatezza con i propri pazienti. Le parole possono guarire, ma possono anche uccidere.

“Vogliamo implorare misericordia per l’umanità duramente provata dalla pandemia di coronavirus”. È questo, ha spiegato il Papa, il senso della recita del Padre Nostro, da lui guidata e trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico oggi, mercoledì 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore.