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Greenaccord e il dibattito mondiale a Treviso sull’ecologia integrale

Cooperazione: risposta al grido della terra. Confronto non solo sulle criticità ambientali, ma anche su progetti virtuosi e semi di speranza. L’umanità deve recuperare la dimensione della cooperazione e del mutuo soccorso, se vogliamo garantirci un futuro come specie umana
26/03/2026

Con il XVII Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura, promosso da Greenaccord ets dal titolo “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro”, dal 18 al 21 marzo Treviso è stata al centro del dibattito su ambiente e sostenibilità, ospitando una redazione globale diffusa, con l’apertura a Ca’ dei Carraresi e le sessioni negli spazi della Camera di Commercio Treviso - Belluno Dolomiti: a confrontarsi oltre cento giornalisti provenienti da più di quaranta Paesi.

Gli interventi erano dedicati ai nodi cruciali della transizione ecologica e alla costruzione di una visione condivisa di ecologia integrale, capace di tenere insieme ambiente, economia, dimensione sociale e responsabilità culturale. Tra i patrocini istituzionali del forum figurano, tra gli altri, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, la Regione Veneto, il Coni, Rai Veneto, il Comune di Treviso, la Diocesi di Treviso, la Città metropolitana di Denver (Colorado), l’Ordine dei Giornalisti del Veneto, la Fnsi, Ussi, Ucsi, l’Enaj, Federesco, Esper e la Fondazione Bioarchitettura.

Respiro internazionale

Nelle sei sessioni in programma, condotte da circa 50 tra relatori e moderatori di diverse nazionalità, si sono affrontati numerosi temi legati alla sostenibilità, coinvolgendo esperti non solo ambientali, ma anche architetti, paesaggisti, museografi, musicisti, studiosi, economisti, amministratori pubblici, teorici e ovviamente giornalisti. Accanto ad alcuni (pochi, per fortuna) interventi che odoravano un po’ di greenwashing (ossia di ambientalismo di facciata), molti relatori e relatrici hanno dato prova di profonda capacità di analisi e soprattutto di avere realmente a cuore la tematica ambientale e la sua corretta e appropriata comunicazione. Corea del Sud, Iraq, Camerun, Spagna, Messico, Germania, Cina, Usa e ovviamente Italia: un viaggio intorno al mondo e alle sfumature della sfida climatica che ha portato al centro del dibattito non solo le criticità ambientali e le nuove minacce alla libertà di stampa (nel giornalismo ambientale e non solo), ma anche best practices, progetti virtuosi, nuove discipline e forme di intrattenimento, semi di speranza. Un “ritornello” è stato ripetuto spesso da più relatori e relatrici - in lingue diverse e con parole differenti, e prendendo spunto da numerosi pensatori del passato - che possiamo sintetizzare così: l’umanità deve recuperare la dimensione della cooperazione e del mutuo soccorso se vogliamo garantirci un futuro come specie umana.

La foresta di Baghdad

Tra questi, significativo è stato l’intervento delle giornaliste irachene di Iina (Iraq international news agency) Defne Marcan Hocaoglu e Amel Saleh, che hanno invitato i presenti a vedere la loro nazione sotto uno sguardo diverso da quello della guerra, che ha messo da parte per decenni il tema ambientale. Una guerra che ha portato conseguenze importanti come inquinamento da petrolio, degrado delle zone paludose, le zone dei fiumi Tigri ed Eufrate prosciugate e desertificazione; Baghdad è tra le città con i più alti livelli di inquinamento atmosferico, i 45 gradi in estate bloccano la vita durante il giorno, i bacini idrici si stanno prosciugando, anche a causa di una cattiva gestione delle risorse naturali. L’Iraq, che letteralmente significa “ben irrigato”, “fertile”, ora è prosciugato. Per fortuna dal 2016 ci sono importanti segnali di progresso: “è stato recuperato circa il 50% delle paludi mesopotamiche, distrutte quasi fino al 90%, grazie al riconoscimento come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco” raccontano. “Da lì si sono susseguiti molti progetti sulle zone umide, anche su piccola scala, coinvolgendo giovani ambassador. A Baghdad è stato avviato un programma di riforestazione per combattere l’inquinamento atmosferico: l’idea è di realizzare 10 milioni di metri quadrati di foresta che possano costituire anche un rifugio climatico per l’estate. Lavoriamo molto sulla formazione dei giornalisti ambientali: siamo una nazione resiliente che rifiuta di essere plasmata dai suoi conflitti passati”.

Città da vivere

Andando meno lontano, non può che costituire fonte d’ispirazione (anche per la nostra stessa Treviso) l’esperienza condivisa da Ana Agudo, assessora alla mobilità, tutela dei cittadini, sostenibilità e agenda urbana di Granada, in Spagna. Secondo Agudo, la sua città è tra le tante in Europa che negli anni Novanta ha puntato su auto e asfalto, su un ampliamento urbano, ma senza servizi essenziali, su quartieri periferici chiusi in sé stessi, con conseguenze come mancanza di verde e di ombra e aumento della gentrificazione. Eppure, “quando prendiamo delle decisioni oggi dobbiamo anche pensare ai problemi che potremmo causare in futuro, e non solo a quelli che risolviamo nel presente”. Nel presente, infatti, Granada in estate vive moltissimi giorni di temperature sopra i 40 gradi, il traffico è congestionato, ha un’alta disoccupazione, nonostante vi studino 60mila universitari e per questo è stato sviluppato un grande progetto con tre anime, tutte convergenti nel miglioramento della qualità della vita: Granada “para vivir” (per viverci), “para invertir” (per investirci) e infine una “per ispirare”, con l’ambizione di rendere la città Capitale europea della cultura nel 2031. In questi anni, quindi, la città sta investendo per ristorare i suoi due fiumi interrati, per creare nuovi spazi verdi in centro storico, per creare rifugi climatici in luoghi pubblici e culturali, per pedonalizzare aree più ampie, per creare strutture e luoghi di interesse che rendano attrattivi i quartieri periferici. “Lo scopo è quello di far trascorrere alle persone più tempo possibile fuori casa e vivere lo spazio collettivo e urbano” ha dichiarato Agudo. “Oggi abbiamo una diagnosi chiara del problema e un impegno politico per cambiare direzione, perché il clima sta cambiando più velocemente delle nostre infrastrutture”. Sembra molto più facile a dirsi che a farsi, ma a Granada lo stanno facendo, e non su tutto i cittadini erano d’accordo fin dall’inizio: “Ci vuole tempo per far capire alla popolazione la bontà delle strategie” ammette Agudo, “però bisogna renderla partecipe del cambiamento e del nuovo sviluppo”. Come si può fare? “Comunicazione, comunicazione, comunicazione” risponde l’assessora.

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