martedì, 28 aprile 2026
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Italicum, giudizio rinviato

La Corte costituzionale si chiama fuori dalla campagna referendaria. Con la scelta di rinviare a data da destinarsi l’esame dei ricorsi contro la nuova legge elettorale (il cosiddetto Italicum), i giudici di palazzo della Consulta hanno chiaramente voluto evitare che un’eventuale decisione assunta nell’udienza fissata per il 4 ottobre potesse essere strumentalizzata dai due schieramenti.

La Corte costituzionale si chiama fuori dalla campagna referendaria. Con la scelta di rinviare a data da destinarsi l’esame dei ricorsi contro la nuova legge elettorale (il cosiddetto Italicum), i giudici di palazzo della Consulta hanno chiaramente voluto evitare che un’eventuale decisione assunta nell’udienza fissata per il 4 ottobre potesse essere strumentalizzata dai due schieramenti.
Il rinvio era ormai nell’aria da molti giorni, ma tutto lasciava presumere che sarebbe stato formalizzato nell’udienza. In effetti la Corte avrebbe avuto almeno tre buoni motivi per posticipare il giudizio, a cominciare dal fatto che dopo le ordinanze dei tribunali di Messina e Torino, anche quello di Perugia aveva sollevato alcuni dubbi di costituzionalità. Sarebbe quindi stato necessario del tempo per unificare i procedimenti. Ma di ben altro spessore sono gli altri due motivi. La riforma costituzionale, infatti, modifica le modalità di accesso alla Corte costituzionale, stabilendo che le minoranze parlamentari possano chiederle un giudizio preventivo sulle leggi elettorali, possibilità che una norma transitoria estende anche alle leggi già approvate, quindi anche all’Italicum. Soprattutto, poi, il cambiamento più importante contenuto nella riforma è il superamento del “bicameralismo perfetto”. L’Italicum è la legge elettorale della Camera e nella valutazione di costituzionalità cambia molto se soltanto i deputati hanno il potere di dare il via libera ai governi o se questo compito spetta anche al Senato.
Ma la Corte ha deciso di giocare d’anticipo e ha colto l’occasione della prima riunione dopo la pausa estiva, lunedì 19 settembre, per decidere il rinvio, comunicato con una nota secca, senza esplicitare alcuna motivazione.
A questo punto, con la Corte che ha già deciso il rinvio, è più interessante cercare di capire che cosa accadrà in futuro.
Primo scenario. Se gli elettori dovessero bocciare la riforma costituzionale, tutta la materia elettorale andrebbe comunque riordinata, in quanto avremmo due rami del Parlamento con pari rilievo e potere, ma eletti con sistemi estremamente diversi. In questo caso il tema sarebbe tutto politico, anche se decidendo sull’Italicum la Consulta potrebbe indicare dei “paletti” da rispettare alla luce della Costituzione, così come fece con la sentenza n.1 del 2014, che incise in profondità sulla legge elettorale in vigore dal 2005, il cosiddetto Porcellum.
Secondo scenario. Se la riforma costituzionale fosse confermata dagli elettori, l’Italicum passerà comunque al vaglio della Consulta, anche se quest’ultima dovesse dichiarare inammissibili i quesiti posti da alcuni tribunali (altri ne potrebbero arrivare nel frattempo). Non sembra un’ipotesi probabile, al momento, ma tra i giuristi si discute se sia possibile attivare il giudizio di costituzionalità su una legge mai applicata. Del resto, è questa la tesi sostenuta dall’Avvocatura dello Stato nelle memorie depositate in difesa dell’Italicum.

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