martedì, 28 aprile 2026
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IV Domenica di Pasqua: Gesù, la “porta” che dona libertà

Una porta chiusa garantisce uno spazio privato, una porta aperta permette un movimento, un passare da dentro a fuori. È interessante notare che nel brano si parla di un movimento di entrata e uscita

“Io sono il buon pastore”: la IV domenica di Pasqua è chiamata “del buon pastore”, ed è anche una giornata speciale di preghiera per le vocazioni, istituita da Paolo VI nel 1964. Il papa chiedeva ai cristiani del mondo intero di “pregare il padrone della messe, affinché mandi gli operai necessari per la sua messe” (cfr. Mt 9,38). Parlava di un “dovere grave e responsabile” di tutti i cristiani nel pregare per questa intenzione. Accogliamo con fede ed entusiasmo questo compito importante, questo “dovere grave e responsabile” di pregare ancora quest’anno per tutte le vocazioni nella Chiesa: in questo ci accompagna la figura del Buon Pastore.

Nel vangelo di domenica Gesù dice di essere la “porta”. A cosa serve una porta? Permette di entrare e di uscire, divide un luogo dal dentro al fuori, dà accesso a un luogo chiuso; una porta chiusa garantisce uno spazio privato, una porta aperta permette un movimento, un passare da dentro a fuori. È interessante notare che nel brano si parla di un movimento di entrata e uscita: “Se uno entrerà attraverso di me, entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Le pecore quindi non sono chiuse a chiave: attraverso Gesù, noi sue “pecore” possiamo entrare e uscire, la sua persona ci dona libertà. Alla radice della nostra fede c’è infatti l’Amore di un Padre per i suoi figli e non un obbligo, e la nostra fede diventa la libera risposta a questo grande Amore che non possiamo trovare altrove se non in Dio.

Gesù poi dice che il Pastore conduce fuori le pecore: il verbo greco utilizzato ci fa capire meglio quello che abbiamo appena detto: è il verbo dell’esodo, della liberazione dall’Egitto. Potremmo dire che Gesù, Buon Pastore, oltre a farci crescere nella libertà dei figli di Dio, ci libera: ci conduce fuori da tutto quello che può renderci schiavi o dipendenti. Oggi sono tante le forme di dipendenza che possiamo vivere o che vediamo presenti nel mondo: dai mezzi di comunicazione, alle scelte economiche dei Governi che obbligano a un certo ritmo di lavoro, a una società che mette al primo posto i risultati piuttosto che le persone, e tante altre. Gesù ci può liberare da tutto questo perché dà un senso alla nostra esistenza, e questo alla luce di un progetto d’Amore più grande dello sguardo limitato dell’uomo: il senso della nostra esistenza si trova nel dono di sé, e per poter donare sé stessi è necessario essere liberi.

Gesù è la porta, e solo attraverso di lui possiamo avere la salvezza e la vita in abbondanza, cioè realizzare la nostra vocazione. Ma come possiamo passare “attraverso questa porta” che è Gesù? Dove possiamo trovarla? Certamente nella Parola e nei sacramenti, ma c’è anche un altro luogo necessario: dobbiamo infatti cercarlo in modo particolare lì dove si è incarnato, e cioè fra i più piccoli e poveri. Ed è Lui il passaggio obbligatorio per andare verso le altre pecore, verso il popolo di Dio. Gesù infatti ci rende capaci, passando attraverso di lui, di raggiungere il cuore dei fratelli e le sorelle con i quali condividiamo le nostre giornate: in famiglia, nello studio, al lavoro, in parrocchia,...

Il Buon Pastore conosce nel profondo le sue pecore, chiama ciascuna per nome, conosce i loro desideri profondi e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Potremmo chiederci: come cristiano, io, in quale tappa del cammino vocazionale mi trovo? Al primo incontro con Gesù? Nella ricerca del senso profondo della mia vita? Nella scoperta di come il Signore sta camminando al mio fianco, anche quando ho l’impressione che mi abbia abbandonato? Oppure mi sto chiedendo come rinnovare ancora il mio sì alla vocazione scelta. È bello riflettere sulla chiamata del Signore oggi, e unire a questa riflessione una preghiera corale per tutte le vocazioni nella Chiesa. In modo particolare preghiamo oggi per i giovani, perché non abbiano paura di donare la loro vita per il Vangelo.

*Discepola del Vangelo

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