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Accostarsi alla comunione: con fede, senza eccessi di zelo

Ricevere l’ostia in bocca o in mano? Ogni tanto si alza qualche voce per proporre degli inutili distinguo, mentre “è possibile ricevere la comunione o nella lingua o in mano, purché ci si accosti con rispetto e sacra apprensione”, come ci spiega mons. Lucio Bonomo, docente di liturgia.

19/04/2018

Nel 1969, previa autorizzazione della Sacra Congregazione per il Culto Divino, è stata introdotta la possibilità di ricevere la comunione nelle mani. Per l’Italia la Cei, il 19 luglio 1989, ha pubblicato l’Istruzione “La comunione eucaristica”, nella quale cercava di motivare e spiegare la novità introdotta. Va detto però che questo modo di ricevere la comunione è molto antico e, quindi, non è una vera innovazione. Infatti, è solo a partire dal secolo VIII che in Occidente è invalso l’uso di mettere l’ostia in bocca. Secondo alcuni Padri della chiesa ci si doveva accostare alla comunione con rispetto e venerazione e, dopo aver fatto un inchino, ricevere l’ostia sulla mano destra e, senza usare l’altra mano, metterla in bocca. Un po’ come fanno anche oggi alcuni fedeli. Da qui derivò l’usanza di lavarsi le mani prima di andare a Messa.
Con il IX secolo questo modo resta solo per gli ammalati e si fa divieto ai laici di toccare l’ostia. Le motivazioni di tale cambiamento sono diverse: la preoccupazione di impedire abusi sacrileghi; l’introduzione di ostie piatte e rotonde che non perdendo frammenti potevano benissimo essere messe in bocca; la clericalizzazione della liturgia che portò alla scomparsa anche della preghiera dei fedeli e dell’offerta dei doni e alla preoccupazione che mani non consacrate toccassero il Corpo del Signore; il crescente rispetto e devozione per l’Eucaristia.
Con il cambio del modo di ricevere la comunione, cambiò anche l’atteggiamento esterno del corpo. Mentre prima si riceveva in piedi, verso il secolo XI invalse l’uso di riceverla in ginocchio, davanti una tela di lino bianca tenuta da due accoliti per evitare la caduta a terra dei frammenti. Con il sec. XIII appare la balaustra che dal secolo XVI fu ricoperta dal telo bianco.
Ora, da quasi trent’anni, è possibile ricevere la comunione o nella lingua o in mano, purché ci si accosti con rispetto e sacra apprensione. Non c’è un modo migliore o più rispettoso dell’altro verso le specie consacrate. Quello che è importante sono la fede e l’atteggiamento con cui ci si accosta alla comunione. Circa la scelta del modo è evidente che incidono anche la sensibilità e la storia personale, tanto che papa Benedetto XVI preferiva la comunione ricevuta in bocca e in ginocchio, così come alcuni importanti prelati e cardinali. Una sensibilità, però, non può essere imposta come regola generale, né si può arrivare a dire che la comunione in mano è un sacrilegio, nel qual caso fino all’VIII secolo avremmo avuto nella chiesa un esercito di fedeli sacrileghi.
Come ricevere la comunione
Ogni fedele deve sentirsi libero di ricevere la particola o in bocca e nelle mani. Nel secondo caso però è necessario educare bene i fanciulli che si preparano alla messa di prima comunione, ma anche richiamare di tanto in tanto adulti e giovani, su alcune attenzioni da avere. E’ pur vero che bisognerebbe anche educare tutti gli altri su come ricevere la comunione in bocca e porgere la lingua, evitando così di bagnare le dita del ministro, ma anche di lasciar cadere per terra la particola pur di non fermarla con una mano. Non sempre certi eccessi di zelo sono segno di maggior fede nell’eucaristia.
Ad ogni modo, premesso che è necessario andare alla comunione con fede viva nella presenza reale di Cristo e in stato di grazia; che sarebbe importante recarvisi in processione e non in ordine sparso (quelle di comunione, di ingresso e di offertorio, sono le tre processioni previste dal rito e hanno un grande valore simbolico) e di riceverla in piedi (segno pasquale), mi sembra che queste siano alcune attenzioni da avere:
- che si riceva nelle due mani (e non al volo con il pollice e l’indice, come fosse un oggetto qualunque) e che perciò esse siano pulite;
- che i fedeli, come segno di un dono che viene dall’alto, la ricevano dal ministro e non si servano direttamente dalla patena (non esiste il self service);
- che la si metta in bocca subito, davanti al sacerdote e non mentre ci si reca al posto;
- che si presti attenzione affinché non cadano e vadano perduti frammenti.
Bisogna aggiungere che oltre alla comunione sulla mano ci sono altri importanti problemi legati all’Eucaristia. Si pensi ad esempio a quello della “verità” dei segni (comunione sotto le due specie; comunione con le ostie consacrate nella messa a cui si partecipa; esposizione e culto eucaristico…).

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