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Aquileia-Treviso-Roma: i giovani pellegrini hanno incontrato il Vescovo che li ha invitati ad essere "discepoli di Gesù"

Quattro giovani hanno raccontato a mons. Gardin le quattro giornate di cammino insieme, di condivisione, di ascolto, di fatica, di aiuto reciproco, di scoperta di sé e dei propri limiti. E il Vescovo ha ascoltato, risposto, sottolineato, invitato...

Il Duomo di Treviso ha accolto, questa sera, gli 818 pellegrini che lunedì scorso sono stati “inviati dal Vescovo” ad Aquileia: 818 giovani che hanno camminato, pregato, condiviso i 4 giorni di questa caldissima settimana di agosto per arrivare a Treviso e, domani, raggiungere gli altri giovani a Roma per vivere la loro “preparazione al Sinodo Straordinario” voluto da papa Francesco per e con loro!

Un incontro, quello con il Vescovo che don Andrea, direttore dell'ufficio diocesano di Pastorale giovanile, ha definito come il convenire a “raccontare il cammino fatto”; un cammino con il caldo e l’afa, con le vesciche ai piedi, con la fatica e la sofferenza di tutti ma sono stati “4 giorni speciali”!

Un racconto dei 4 giorni, ciascuno dei quali affidato ad una delle carovane, rappresentate da:

Giacomo, verde partiti da Mirano;

Lucrezia, arancione partita da Castelfranco;

Michela, rossa partita da San Donà;

Marta, azzurra partita da S. Zenone degli Ezzelini.

Quattro racconti per far partecipe il pastore delle esperienze, delle scoperte, delle parole, degli incontri, dell’accoglienza, della voglia di mettersi in cammino: ad essi il Vescovo ha risposto riprendendo, sottolineando, invitando…

Martedì: è stata l’icona di Emmaus ad accompagnare il cammino del primo giorno ed il Vescovo ha sottolineato come “non si cammina da soli perché l’essere insieme aiuta a non vivere in solitudine”; l’accoglienza sperimentata ha certamente addolcito la fatica del caldo, della strada asfaltata. Dal racconto di Giacomo è emerso come sia importante “fare tesoro del camminare prendendoci per mano perché la vita merita di essere vissuta”. Il Vescovo ha poi concluso ricordando come, in questo tempo, “la Chiesa guarda ai giovani per mettesi in ascolto.”

L’esperienza dell’essere accolti nelle case di Riese Pio X ha fatto gioire Lucrezia e con lei tutti i giovani della carovana arancione che il ri-conoscere – parola guida di mercoledì – è stata vita vissuta e condivisa da Michela, la testimone del pomeriggio: una Donna coraggiosa (ha detto di lei Lucrezia) che ha comunicato a tutti la bellezza del vedere il Volto di Dio in quanti ci passano accanto, ci sorridono, ci offrono gratuitamente una carezza.

Il Vescovo l’ha ringraziata per aver raccontato una “giornata densa, che dice una ricerca da continuare sempre, perché la meta raggiunta apre il cammino ad un'altra strada, ad un altro cammino da intraprendere”.

Il giovedì, condiviso da Michela, è stato un po’ diverso dalle altre carovane: una mattinata fermi a Musestre per vivere il toccare e l’essere toccati dal perdono del Signore che, come alla peccatrice nella casa di Simone, guardare a ciascuno di noi con Amore, senza barriere, incurante dei giudizi altrui. Una mattinata di silenzio esterno ma soprattutto dentro i cuori per godere della possibilità di riconciliarsi, dialogare, riscoprire la bellezza dello stare con se stessi, di fronte a Dio. Il pomeriggio, poi, un “setaccio per imparare ad interpretare (parola del giorno) e distinguere utile e superfluo, opportunità e tentazione, vero e falso”.

Il Vescovo ha dialogato con Michela sottolineando come “non sia stata una passeggiata, un camminare guardando i fiori e il paesaggio ma un viaggio dentro, nelle propria storia, nei propri limiti per imparare a volersi bene, prendendosi cura di noi stessi: guardarci intorno permette di scoprire i propri doni ed imparare ad accoglierli”.

Il venerdì raccontato da Marta prende l’avvio da Povegliano, ultima tappa prima dell’arrivo a Treviso, accompagnati dal “tale che non ha paura di fare una domanda grande a Gesù”.

Un episodio del Vangelo che invita a scegliere, a fare la scelta di vivere al servizio degli ultimi, degli emarginati così come ha fatto Paolo, volontario del Gruppone missionario. Certamente forte e coinvolgente l’esperienza che alcuni dei giovani pellegrini, tra i quali Marta, hanno avuto entrando, per un pomeriggio, nel carcere minorile a Santa Bona: stare un po’ di tempo con giovani che, in questo tempo, non sono liberi, ha provocato un certo imbarazzo iniziale, che si è sciolto mangiando insieme un ghiacciolo!

È importante incontrare chi non ha avuto le nostre stesse opportunità, senza giudicare o condannare ma accogliendo, dagli “ultimi”, la provocazione che suscitano in noi: possiamo vivere felici senza Dio, senza Vangelo?

L’incontro, scandito da molti battimani, si è concluso con due momenti significativi:

il saluto e il ringraziamento a d. Andrea per i sei anni di servizio in Pastorale giovanile con l’augurio di un buon inizio nel suo servizio di parroco;

il compito, affidato ai giovani da mons. Gardin, di portare a Roma, al successore di Pietro, un segno della nostra Diocesi e del cammino che sta facendo. Il Pastore ha così consegnato ai pellegrini, e in particolare a Dario  -scelto per incontrare il Papa a nome delle Chiese del nord-Italia – un compasso, perché è lo strumento che fissa il centro attorno al quale disegnare quella forma che è equidistante in tutti i suoi punti. Un compasso perché la Diocesi di Treviso desidera che al suo centro ci sia Gesù.

Il Vescovo ha poi chiesto ai giovani presenti di provare a scrivere, scegliendo liberamente quando, accanto al proprio nome e cognome la definizione “discepola/o di Gesù. "È un augurio che vi faccio: essere di Gesù".

Un Duomo colorato e rumorosamente felice delle voci e dell’entusiasmo degli 818 che domani partiranno per incontrare Francesco.

BUON CAMMINO, PELLEGRINI, PORTATECI CON VOI!

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