venerdì, 23 ottobre 2026
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A Trebaseleghe la messa e l’invio in Paraguay di don Davide Crespi

“La Chiesa è sempre più grande dei nostri confini” ha detto il Vescovo rivolto a don Davide e a tutti i presenti, invitati a sentirsi “mandati” nei propri luoghi di vita

“La storia di Gesù continua nei passi dei suoi discepoli, e stasera anche nei nostri passi, nei tuoi”: così il vescovo Michele si è rivolto a don Davide Crespi sabato sera, nella chiesa di Trebaseleghe, gremita di fedeli, famigliari e amici. Durante la veglia missionaria vicariale, infatti, si è celebrato l’invio missionario del giovane sacerdote in Paraguay. “Caro don Davide, la nostra Chiesa di Treviso ti invia alla Chiesa sorella di San Juan Bautista de las Misiones y Ñeembucú - ha ricordato il Vescovo -. Per te non è l’obbedienza a un ordine piovuto dall’alto: è la risposta a una chiamata, che risponde anche a un desiderio che hai custodito a lungo e che oggi incontra la chiamata della Chiesa. Quando il sogno di un prete e la richiesta del suo vescovo si incontrano, lì possiamo osare di riconoscere la voce dello Spirito. Non vai da solo. Ti attendono don Lorenzo, Lucia e Paola, segno di una Chiesa trevigiana che in Paraguay vive già come comunità, preti, laici e cooperatrici pastorali insieme”.

“A noi tutti vorrei dire stasera che non è inviato solo don Davide. Ognuno di noi in forza del suo battesimo è un mandato, un inviato, nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nei paesi, nei quartieri, là dove le persone vivono. E ci guida una nuova speranza: la croce che don Davide riceverà è il segno della missione, di una missione che riguarda tutti, tutta l’umanità”. Riferendosi all’invio di Gesù agli undici, e al suo comando, “Andate” e “Fate discepoli”, il Vescovo ha messo in luce che “non si tratta di conquistare, di occupare spazi, di esportare un modello. Si tratta di aiutare altri a diventare discepoli, cioè persone che imparano da Gesù, che camminano con Lui. E si diventa discepoli insieme”.

Il tema di questa Giornata missionaria («Uno in Cristo, uniti nella missione») - ha evidenziato mons. Tomasi - ci ricorda che unità e missione non sono due cose separate. Gesù ha pregato perché i suoi fossero una cosa sola «perché il mondo creda». Una Chiesa divisa annuncia poco e male, e non annuncia Cristo; una Chiesa riconciliata, invece, è già, in se stessa, un annuncio, anche senza parole. Per questo all’inizio abbiamo chiesto perdono per le nostre divisioni, protagonismi, autoreferenzialità: la credibilità stessa della missione passa da qui. In un tempo segnato da guerre, paure e solitudini, il mondo non ha proprio bisogno di parole in più, ma piuttosto di comunità in cui si vede che è possibile vivere da fratelli. Questa è la vera urgenza contemporanea, il dono della Chiesa al mondo”.

“Qui resta la tua famiglia, e in particolare don Giacomo: avete condiviso tutto finora, tutta la vita, anche attraverso l’ordinazione sacerdotale, una vita donata insieme. Il Signore non spezza i legami che Lui stesso ha creato, li allarga: la distanza diventerà un modo nuovo di essere vicini. E questo è il senso più profondo del servizio fidei donum: il dono della fede che ci viene anche dalle altre Chiese, che le lega una all’altra e le fa crescere insieme”.

La partenza di don Davide può sembrare una perdita per la nostra diocesi. Non lo è, ha sottolineato mons. Tomasi, “anche se un prete in meno ci pesa: è un modo per restare aperti, per non chiuderci nei nostri problemi, per ricordarci che la Chiesa è sempre più grande dei nostri confini”. “Il Signore cammina davanti a te. E cammina con te anche questa Chiesa di Treviso, con la sua preghiera, la sua amicizia, il suo affetto. Noi ti accompagniamo, e chiediamo a te di accompagnare noi, perché questo legame tra le nostre Chiese diventi sempre più vivo”, l’augurio del Vescovo.

La serata è continuata al centro giovanile, per conoscere il vissuto missionario e sociale che attende don Davide in Paraguay, e le testimonianze di missione proposte sia da don Giuseppe Danieli, fidei donum a Pacaraima, in Brasile, sia dagli scout di Castelfranco, che durante l’estate hanno vissuto un mese intenso in Ecuador, guidati proprio da don Davide, che ha avuto così un “assaggio” concreto della missione. Hanno reso più gioiosa la serata, condotta dal direttore del Centro missionario, don Gianfranco Pegoraro, gli intermezzi musicali proposti dal “gruppo” artistico della famiglia Naimoli. Dal centro missionario un dono a don Davide: “due stole fatte da mani di missione, perché attraverso il tuo ministero sacerdotale tu possa stringere tante altre mani, incontrare tanti volti e accogliere tanti cuori per portarli al cuore di Gesù”.

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