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La forza della fragilità: “Miss You” di Mirko Artuso racconta la salute mentale attraverso L’Incontro

Tutto è iniziato da un incontro. Quello tra Mirko Artuso e la comunità terapeutica Altogrado, gestita dalla cooperativa L’Incontro, a Galliera Veneta. Da quell’incrocio di storie, esperienze e sensibilità è nato “Miss You”, un cortometraggio che non si limita a raccontare la fragilità, ma ne mostra la forza generativa

Tutto è iniziato da un incontro. Quello tra Mirko Artuso e la comunità terapeutica Altogrado, gestita dalla cooperativa L’Incontro, a Galliera Veneta. Da quell’incrocio di storie, esperienze e sensibilità è nato “Miss You”, un cortometraggio che non si limita a raccontare la fragilità, ma ne mostra la forza generativa. Un’opera che, attraverso il linguaggio del cinema, mette al centro le persone e la loro capacità di immaginarsi altrove, oltre definizioni e stereotipi. “Miss You” è uno dei “regali” che L’Incontro cooperativa sociale ha scelto di fare al territorio in occasione dei suoi 35 anni di attività, festeggiati in molti modi durante questo 2026, non ultimo il festival che si è tenuto a Galliera a fine settembre. Un progetto che racchiude tanti dei valori sui quali la cooperativa ha costruito la propria storia. Come ricorda Valentina Campagnaro, l’obiettivo è stato quello di “creare occasioni perché qualcosa potesse succedere. Mettere in relazione persone e mondi diversi e vedere dove questi incontri possono portarci”. Ed è proprio da uno di questi incontri che ha preso forma il film. Presentato il mese scorso al teatro Palladio di Fontaniva, nell’ambito di Improvvisamente festival, il cortometraggio rappresenta una delle esperienze più significative promosse dalla cooperativa per affrontare il tema della salute mentale attraverso l’arte e la cultura.

“L’idea ha iniziato a prendere forma circa un anno e mezzo fa -, racconta ancora Campagnaro -, quando la comunità ha conosciuto il lavoro di Mirko Artuso attraverso i cortometraggi Nei miei panni e Il coccodrillo di pane. Da quel confronto è nato il desiderio di realizzare un’esperienza simile con le persone accolte ad Altogrado. Quello che all’inizio sembrava un sogno è diventato realtà, grazie alla collaborazione tra professionisti del cinema, operatori, utenti e sostenitori del progetto”.

Il film vede protagoniste Nicole Malosso e Martina Burato ed è stato realizzato insieme alle persone della comunità terapeutica Altogrado, con la collaborazione dei Comuni di Tombolo e Galliera Veneta.

A rendere speciale “Miss You” non è soltanto il risultato finale, ma il percorso che lo ha reso possibile. Per una settimana utenti e operatori hanno vissuto da vicino l’esperienza di un set cinematografico, confrontandosi con ritmi, ruoli e responsabilità completamente nuovi. Un’occasione che si è rivelata, al tempo stesso, artistica e umana, capace di generare crescita personale, nuove relazioni e una diversa consapevolezza delle proprie capacità.

“Vivere le riprese è stata un’avventura straordinaria. Mi porterò sempre il legame profondo che si è creato con tutti. Mi ha colpito soprattutto la generosità pura con cui si sono messi a disposizione di questa storia”, racconta il regista Mirko Artuso.

Come sottolineano i promotori, il progetto ha creato “uno spazio in cui fragilità, talento, professionalità e creatività hanno potuto stare insieme senza bisogno di etichette”, permettendo alle persone coinvolte di essere protagoniste di un processo condiviso e non semplici soggetti da raccontare.

Ma “Miss You” non racconta soltanto un’esperienza comunitaria. Al centro della storia c’è una riflessione sul modo in cui guardiamo gli altri e sul bisogno universale di essere accettati. “L’obiettivo è far riflettere su come giudichiamo le persone, basandoci solo sull’apparenza o sul bisogno disperato che ciascuno di noi ha di sentirsi abbastanza amato”, spiega il regista.

Nel film emergono il rifiuto della diversità, il mito dell’estetica a tutti i costi e quella falsa tolleranza che spesso nasconde nuove forme di esclusione. Affrontare questi temi senza cadere nella retorica era la sfida più grande. Il risultato è un racconto diretto e potente, che evita moralismi e lascia allo spettatore il compito di interrogarsi.

Per L’Incontro si è trattato anche di una prima volta. In trentacinque anni di attività la cooperativa aveva sperimentato linguaggi e percorsi differenti per promuovere inclusione e partecipazione, ma non si era mai confrontata con la realizzazione di un cortometraggio.

Per questo, “Miss You” assume un significato particolare: rappresenta la volontà di continuare a cercare nuove strade per raccontare le persone, oltre la loro fragilità.

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