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Falde contaminate, Legambiente Treviso: “Servono scelte coerenti con la tutela dell’acqua”

Fabio Tullio, presidente del circolo Legambiente Treviso, sottolinea l’importanza di azioni di prevenzione, oltre che di monitoraggio. L’intervento alla luce del rapporto di Arpav “Stato chimico dei corpi idrici sotterranei” pubblicato a ottobre 2026, nel quale si riporta che cinque corpi idrici sotterranei su dodici in provincia di Treviso sono in stato chimico “scarso”

I nuovi dati ARPAV raccolti nel report “Stato chimico dei corpi idrici sotterranei” con la classificazione dello stato qualitativo delle acque sotterranee relativa al sessennio di monitoraggio 2020 - 2025, recentemente pubblicata nel Bur n. 136 del 06 ottobre 2026 della Regione Veneto, vedono cinque corpi idrici sotterranei su dodici in stato chimico “scarso” nel trevigiano. A preoccupare è soprattutto la presenza di residui di pesticidi e nitrati, riconducibili principalmente alle attività agricole e zootecniche, a cui si aggiungono contaminazioni storiche. Ciò conferma la necessità di rafforzare la tutela delle nostre risorse idriche.

La salute delle falde è strettamente legata a quella dei fiumi di risorgiva. Le acque che si infiltrano nei terreni permeabili dell’alta pianura scorrono nel sottosuolo e riaffiorano più a valle, alimentando il Sile, il Dese e numerosi altri corsi d’acqua, tra cui quelli del sistema del Botteniga. Proteggere le falde significa quindi tutelare anche la qualità e la disponibilità d’acqua dei nostri fiumi.

In questo quadro preoccupa che, mentre la stessa Regione Veneto riconosce l’elevata vulnerabilità degli acquiferi dell’alta pianura alle contaminazioni, l’aggiornamento del Piano Cave del 2025 abbia previsto ulteriori 18,9 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia autorizzabili in Veneto. Un successivo provvedimento ha inoltre incrementato di oltre 650 mila metri cubi il contingente provinciale trevigiano.

Emblematico il caso della cava Morganella, tra Paese e Ponzano, dove nel 2020 è stato autorizzato un ulteriore approfondimento da 40 a 60 metri, all’interno di una falda già affiorante, in un’area confinante con discariche storiche. Pur senza attribuire alle attività estrattive le contaminazioni oggi rilevate, riteniamo importante valutare attentamente le possibili interferenze con le acque sotterranee e gli effetti cumulativi delle diverse pressioni ambientali.

Legambiente Treviso continua a promuovere percorsi di conoscenza, partecipazione civica, monitoraggio e raccolta dati sui fiumi di risorgiva, in particolare Sile, Botteniga e Dese, anche attraverso Operazione Fiumi, la campagna di Legambiente Veneto dedicata allo stato di salute dei corsi d’acqua.

Chiediamo alle istituzioni di intervenire sulle cause dell’inquinamento, riducendo la dispersione di pesticidi e nitrati, e di garantire maggiore coerenza tra pianificazione delle attività estrattive e tutela degli acquiferi, con monitoraggi pubblici e aggiornati e valutazioni ambientali che considerino l’intero sistema delle acque, non soltanto i singoli interventi.

È importante monitorare l’inquinamento, ma occorre soprattutto prevenirlo, evitando di aumentare la vulnerabilità di una risorsa dalla quale dipendono i nostri fiumi, gli ecosistemi e le comunità, oggi messa a dura prova anche dalla crisi climatica.

Ufficio stampa

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