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Montagnaterapia: natura benefica per le persone fragili
Per gli amanti delle escursioni, la montagna è molto più di uno sfondo per i selfie o di un bello screensaver: è sport, natura, passione, fatica, sfida. Per altri, la montagna può anche essere terapia, in senso letterale. Questo è proprio ciò che prova a fare il Cai (Club alpino italiano), che in sempre più sezioni d’Italia ha avviato percorsi di Montagnaterapia. A Spresiano lo fanno da quasi dieci anni, e lo rivendicano con orgoglio, anche perché utilizzano interamente fondi propri. Da febbraio a novembre 2026 le escursioni programmate sono state venti (circa due al mese) e hanno coinvolto cinque realtà del territorio che accolgono persone in situazione di marginalità e fragilità legate alla salute mentale e alla disabilità. Il suo presidente, Giovanni Ragazzon, e il coordinatore del progetto, Claudio Dian, si occupano accuratamente di scegliere i percorsi in base alle capacità delle persone e alle condizioni climatiche, provando ogni passeggiata qualche giorno prima dell’uscita ufficiale, di modo da verificarne la fattibilità. Ogni gruppoconta una ventina di persone tra utenti e loro accompagnatori, più i soci del Cai che partecipano in solidarietà. Ci si ritrova al mattino, non troppo presto, si viaggia con i pulmini, si arriva a destinazione, si fa l’appello e poi si parte. Il cammino avviene su strade forestali, s’invita a osservare alberi, piante, animali o tracce del loro passaggio, dando loro qualche informazione. Poi ci si ferma per una sosta all’area pic nic e si rientra solitamente entro le 16, perché tra gli utenti c’è sempre qualcuno che comincia a sentire il richiamo di casa. E quando arrivano, racconta chi li ha accompagnati, “corrono” a descrivere la loro esperienza a chi è rimasto in struttura, con un entusiasmo a volte inaspettato.
“È una vera soddisfazione portarli fuori - raccontano Ragazzon e Dian, che pure di passeggiate come queste ormai ne hanno fatte parecchie -. Nella vita di tutti i giorni sono sempre tra di loro, quindi anche solo la gita in pulmino, il picnic, le cose nuove viste, per loro sono qualcosa di nuovo: infatti, alla fine, chiedono sempre quando si rifà la prossima. Dopo un po’ di passeggiate insieme ci si comincia a conoscere e loro sembrano contenti di ritrovarci. Sono esperienze preziose anche per noi, perché tocchiamo con mano realtà non sempre facili da avvicinare”.
Lo confermano anche i soci Cai coinvolti come accompagnatori, che riportano come alcuni episodi avvenuti in questi contesti li abbiano messi di fronte a delle profondità umane che non si aspettavano. In un certo senso, queste persone offrono angolazioni per loro inedite sulla passeggiata, sui fiori, sui rumori del bosco, e più in generale sulla vita. Insomma, potremmo dire una Montagnaterapia che vale, per motivi diversi, un po’ per entrambe le parti.
Valerio De Michele, educatore professionale di Casa sentieri (Comunità alloggio estensiva di Olmi dedicata al percorso riabilitativo di persone con problematiche psichiatriche), le definisce “occasioni all’insegna dell’amicizia, della scoperta e della socializzazione” che permettono di “valorizzare le risorse personali e regalare momenti autentici di condivisione”. A Casa sentieri la Montagnaterapia, anno dopo anno, sta conquistando un numero sempre maggiore di ospiti, che si dicono entusiasti di prendere parte alle uscite per godere di qualche momento di meritata spensieratezza.
Similmente, Elisabetta Forato, educatrice al Ctrp di Mogliano (Comunità terapeutica riabilitativa protetta), racconta che “la Montagnaterapia è respiro. Poter entrare a contatto con la natura ci permette di staccare dalla quotidianità per ritrovare un momento di sollievo”. Anche per loro la montagna sembra offrire numerosi benefici: “Uscire in montagna ci mette alla prova con i nostri limiti e con la fatica di affrontare un percorso, arrivare alla meta è sempre una grande soddisfazione - spiega -. Certo a volte la fatica un po’ ci demotiva, ma il riuscire a portare a termine la camminata ci riempie di gratitudine”.
L’aspetto fisico, oltre che psicologico, fa parte della terapia. “Sicuramente la Montagnaterapia porta diversi benefici, partendo da quello strettamente fisico (camminare, respirare aria pulita), a quello sociale. Stare in mezzo alla natura porta serenità, spensieratezza, tranquillità” racconta l’educatrice professionale Anna Santelena della comunità Bambù, che a Spresiano accoglie dodici persone con disabilità. “Non tutte le persone che partecipano hanno la capacità di esprimere quello che provano, ma in quei momenti hanno dimostrato di essere meno ansiose e più rilassate”.
Tra i benefici, Giulia Vezzonato della comunità Base di Paese (che come Casa sentieri e comunità Bambù è gestita dalla cooperativa Il girasole) ricorda anche “la collaborazione, il rispetto dei tempi individuali e il raggiungimento di obiettivi condivisi, che favoriscono l’inclusione e la partecipazione attiva. Durante le escursioni, gli utenti hanno la possibilità di sperimentarsi in situazioni nuove, affrontare gradualmente le proprie difficoltà e riconoscere le proprie risorse, sviluppando fiducia in sé stessi e negli altri”. E conclude infatti riportando un’espressione di un utente: “All’inizio pensavo di non farcela, ma arrivare alla meta mi ha fatto sentire orgoglioso di me stesso”.
“Nel corso di alcune escursioni, il cammino è stato arricchito da momenti pensati per invitare i ragazzi a rallentare, dedicare del tempo a se stessi e prestare attenzione alle proprie emozioni” spiega Elisabetta Conte, educatrice al Ctrp di Monigo (una delle 4 strutture ad alta e media intensità assistenziale della cooperativa L’incontro). “Queste esperienze hanno offerto uno spazio per ascoltarsi, riconoscere ciò che si prova e provare a condividere le proprie sensazioni all’interno del gruppo, in un clima di accoglienza e rispetto reciproco”.
Per il 2027 le idee sono già chiare: “Per chi può, faremo un percorso che preveda anche il pernottamento”.



