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Treviso città d’acque “sane”? Risponde Arpav

Il punto su Sile e Botteniga a Treviso da parte degli esperti di Arpav: presenza di nitrati, alterazioni fisiche e concentrazioni di Pfos lineare sopra i livelli di attenzione. Nel territorio comunale permane il mercurio nelle acque di falda
24/10/2026

Forse il primo a crederci è stato Dante, quando nel Paradiso, per identificare la città di Treviso, fece dire all’infelice Cunizza da Romano “dove Sile e Cagnan s’accompagna” (anche se, bisogna ammetterlo, quelle terzine del IX canto fanno tutte riferimento all’acqua). “Treviso città d’acque” sembra il nuovo imperativo categorico: Sile e Botteniga diventano il fil “bleu” per la candidatura a patrimonio Unesco (già svelata ma ancora da formalizzare) e a capitale italiana del libro 2027 (per la quale si attende risposta); banalmente, la parola “Botteniga” non compariva mai, invece, nelle 64 pagine di dossier di candidatura per la Capitale italiana della cultura presentata nel 2024. Oggi per fortuna il Sile e le sue meravigliose risorgive, anche cittadine, si sono guadagnati la ribalta, e a maggior ragione, forse, è lecito chiedersi: come stanno?

Arpav ha appena pubblicato il rapporto “Stato delle acque superficiali del Veneto” e abbiamo chiesto ai suoi autori e autrici di offrirci un po’ di orientamento in quella consistente quantità di dati, in particolare quelli relativi ai due “rami” del Sile (“corpi idrici” in termine tecnico) nel territorio comunale e alla Botteniga (anche se è opportuno ricordare che i fiumi non riconoscono confini amministrativi). Gli elementi più critici che emergono per il Sile sono “le elevate concentrazioni di nitrati” soprattutto nel tratto dal mulino di Canizzano all’affluenza con la Cerca, “le alterazioni fisiche del fiume legate alla sicurezza idraulica” riscontrabili nel tratto dall’affluenza con la Cerca alla centrale idroelettrica di Silea, ma anche in entrambi i casi “pressioni diffuse agricole, urbane e legate ai trasporti”.

Tema delicato, quello del “superamento dello standard di qualità per il Pfos lineare”, un inquinante della famiglia dei Pfas, i “forever chemicals” che in Veneto abbiamo imparato a conoscere troppo bene. Non è una buona notizia: significa che la sua concentrazione media annua è maggiore rispetto agli standard di qualità. A questo proposito, il team di Arpav sottolinea che “la presenza di Pfos sul Sile viene fatta ricondurre agli impatti dello scarico del depuratore di Paese e all’aeroporto di Treviso. È in corso da quest’anno l’attività di monitoraggio dei Pfas nel primo corpo idrico del fiume Sile per valutare l’eventuale veicolazione di tali sostanze anche dalle acque sotterranee”.

Anche la Botteniga soffre di “pressioni antropiche significative” derivanti da “pressioni diffuse atmosferiche e alterazioni della fascia ripariale”, cioè quella fascia che separa il fiume dalla terraferma: proprio per queste alterazioni la Botteniga non raggiunge lo stato definito “buono” per quanto riguarda gli Elementi di qualità biologica. In particolare, spiegano da Arpav, “risulta assente la vegetazione riparia, che offre ombreggiamento, e soprattutto le rive risultano banalizzate e rettificate, come nella quasi totalità dei corsi d’acqua che appartengono ad ambiti cittadini. Nello specifico caso del Botteniga risultano rinforzate con palizzate di legno, che pur essendo di un materiale naturale, non offrono rifugio alla fauna ittica, che per svilupparsi in maniera ottimale ha bisogno di una maggiore diversità di habitat in cui trascorrere le diverse fasi della vita”.

Infine, un doveroso aggiornamento sul mercurio. Già nel 2011 era stata rilevata in diversi pozzi sotterranei del comune di Treviso (ma anche Casier, Preganziol e Quinto) la presenza di questo inquinante ben oltre i limiti di legge, cosa che aveva spinto la Regione ai ripari. Il rapporto Arpav “Stato chimico dei corpi idrici sotterranei”, anch’esso fresco di pubblicazione, registra una costante diminuzione di questo inquinante nei nostri pozzi, ma, notano gli autori, “in alcuni punti i valori si mantengono al di sopra della concentrazione limite di 1 µg/L per le acque destinate al consumo umano”.

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