È indubbio che la vittoria del No, con oltre 6 punti percentuali di scarto sul Sì, al referendum confermativo...
BUONGIORNO DI SPERANZA. "Il malato spera più di ogni altro"
“Noi tutti speriamo in qualcosa. Ma il malato spera più di ogni altro. E sono le parole il mezzo più importante per infondere speranza: parole empatiche, di conforto, fiducia, motivazione”. Ne è profondamente convinto Fabrizio Benedetti, professore di Fisiologia umana e Neurofisiologia, impegnato a formare una classe medica attenta alle parole e pronta a comunicare con delicatezza con i propri pazienti. Le parole possono guarire, ma possono anche uccidere.
“Noi tutti speriamo in qualcosa. Ma il malato spera più di ogni altro. E sono le parole il mezzo più importante per infondere speranza: parole empatiche, di conforto, fiducia, motivazione”. Ne è profondamente convinto Fabrizio Benedetti, professore di Fisiologia umana e Neurofisiologia, impegnato a formare una classe medica attenta alle parole e pronta a comunicare con delicatezza con i propri pazienti. Le parole possono guarire, ma possono anche uccidere.
I giorni che stiamo vivendo ci fanno percepire più intensamente il valore delle parole che pronunciamo, perchè siamo un po' tutti pazienti bisognosi di parole di speranza, ma anche medici chiamati a dire parole che guariscono. Sempre il professor Benedetti osserva che “la scienza oggi ci dice che le parole sono delle potenti frecce che colpiscono precisi bersagli nel cervello, e questi bersagli sono gli stessi dei farmaci che la medicina usa. Le parole attivano le stesse vie biochimiche di farmaci come la morfina e l'aspirina”. Ciò che la scienza oggi constata, la fiducia in Dio lo sa da sempre: “Signore il mio servo giace malato, ma di' soltanto una parola e sarà guarito” (Matteo 8,5). Quando emergiamo dal mare di tante parole e abbiamo un cuore attento alla Parola di Dio, sperimentiamo la forza trasformatrice di parole che penetrano in profondità come un bisturi, incidendo il male che c'è in noi e donandoci guarigione. Il fascino di Gesù era in gran parte legato alla potenza di una parola autorevole che faceva ciò che diceva. “Nessuno mai ha parlato come quest'uomo” dissero i soldati romani tornando senza averlo catturato, mentre lui parlava nel Tempio. Quando nei primi secoli del cristianesimo il deserto era abitato da eremiti avvolti nel silenzio e nella preghiera, erano molti a cercarli per chiedere loro : “Abbà, di' una parola !” Basta, talora, una parola sola, una parola vera, una parola buona, che sappia sgorgare dal pozzo del cuore, dove zampilla l'acqua viva della presenza del Signore, perchè il deserto di una vita possa rifiorire.



