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Domenica delle Palme - Passione del Signore: dove scorgiamo, oggi, il suo “passaggio”?

La fatica di accogliere la via della croce, che Gesù ha scelto

In questi giorni che ci avvicinano alla Pasqua, la liturgia ci porta dentro al mistero della passione e morte del Signore. La Parola di Dio della Domenica delle Palme è molto ricca e ci accompagna in questo. Ci soffermiamo su tre aspetti del cammino che Gesù compie.

Una scossa agita la città alla venuta di Gesù, tra gli osanna della folla. È un particolare riportato solo da Matteo, nel vangelo che la liturgia ci farà ascoltare alla processione delle Palme: «tutta la città fu presa da agitazione», o più letteralmente: «la città tremò». Nell’Antico testamento, il terremoto era annuncio di una “teofania”, una manifestazione di Dio. Per questo «la città tremò» alla venuta di Gesù, «la terra tremò» alla sua morte, e all’alba della Risurrezione vi fu «un gran terremoto»: è la Pasqua della Nuova alleanza, il “passaggio” di Dio che si ripete anche oggi. Pensiamo alle situazioni che ci sembrano senza speranza, o a quelle in cui ci sono chiesti dei “passaggi” che aprano ad un di più di vita, ma che non sappiamo come affrontare. In queste situazioni in cui “la terra sembra tremare” sotto di noi, vivere la Pasqua significa credere al “passaggio” del Signore, credere che non ci lascia soli. È Lui a sostenerci nella visita di una persona amica, in una parola buona ricevuta; è Lui a soffrire con noi e ad affidarci alle mani del Padre, nelle tante prove che possiamo vivere. Gesù sta passando anche nella mia vita: dove scorgo, oggi, il suo “passaggio”? E a quali “passaggi” mi sento interpellato in questo tempo? In che modo posso viverli con fede?

Entriamo con fiducia nella Settimana santa, in ascolto di quella parola che Gesù vuole dirci oggi. Se gli permettiamo di entrare nella nostra vita, se ci lasciamo salvare da Lui, il Signore agirà con la sua grazia

Consegnato e restituito. Le ultime ore della vita di Gesù sono scandite dal ripetersi di un’azione: il Figlio dell’uomo viene “consegnato”. Consegnato per interesse da Giuda. Consegnato con indifferenza dai capi religiosi. Consegnato da Pilato, per salvarsi la faccia e mantenere il potere. In quante situazioni Dio è, ancora oggi, “consegnato”, manipolato, da chi sfrutta per interesse il Suo nome. E in quanti luoghi Egli rivive la sua passione, nei nostri fratelli e sorelle “consegnati” alla morte. La “consegna” causata dal male non ha mai, però, l’ultima parola. Quando Giuseppe d’Arimatea, chiede il corpo di Gesù, Pilato «ordinò che gli fosse consegnato», letteralmente «restituito». Non è ancora il mattino di Pasqua e il male comincia già ad essere sconfitto: Gesù, ingiustamente consegnato, viene ora infatti “restituito” alla vittoria del bene, della vita. In che modo questo “consegnare e restituire” mi interpellano?

«Chi è costui?» si chiesero gli abitanti di Gerusalemme all’ingresso trionfale di Gesù. Interrogativo ancora valido: “Chi è Gesù, e chi è per me?”. Durante il racconto della Passione, sembra non esserci risposta adeguata se non alla fine. E da chi arriva? Da un centurione romano e da altri pagani con lui, che «alla vista [...] di quello che succedeva» riconobbero in Gesù il Figlio di Dio. A volte pensiamo di sapere chi è Dio per il fatto che siamo cristiani, mentre il Signore si rivela nella sua identità più profonda a chi ha un cuore disponibile, forse proprio a chi noi riteniamo essere “lontani” dai nostri criteri di salvezza. E si consegna per amore, per riscattare ogni rifiuto, resistenza, abbandono e tradimento. Nel dono dell’Eucaristia, Gesù continua a offrire a tutti la sua salvezza: dai discepoli – anche a chi lo ha tradito, rinnegato e abbandonato – fino a noi, passando per i tanti “lontani” di ieri e oggi. Non è facile riconoscere il Signore, né accogliere la via della croce, che Lui ha scelto per salvarci. Non è stato facile neppure per i suoi amici, come Giuda, che non l’ha più riconosciuto e l’ha rifiutato.

“O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. Queste parole, che pronunciamo ad ogni Eucaristia, risuonino in noi, in questi giorni. Entriamo con fiducia nella settimana santa, in ascolto di quella parola che Gesù vuole dirci oggi. Se gli permettiamo di entrare nella nostra vita, se ci lasciamo salvare da Lui, il Signore agirà con la sua grazia, e «verrà a fare la Pasqua» con noi (cfr. Mt 26,18).

Discepola del Vangelo - Riese Pio X

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