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Cammino Sinodale: sono queste le quattro scelte
Per le tre situazioni prevalgono le relazioni accoglienti verso le famiglie, stili di vita evangelici, una conversione alla prossimità. Confermato l'indirizzo "chiave" sui Consigli di partecipazione.
Presentiamo le scelte votate dall’Assemblea Sinodale dello scorso 17 novembre.
Scelta chiave. Per realizzare la “conversione pastorale e missionaria” nella nostra Chiesa (EG 25) e per attuare le scelte relative alle tre “situazioni”, si avvii un rinnovamento dei vari Consigli (Consiglio pastorale diocesano, Consiglio della Collaborazione pastorale, Consiglio pastorale parrocchiale, Consiglio per gli affari economici), affinché diventino sempre più luoghi di sinodalità e corresponsabilità, scuole di ascolto e di discernimento, promotori e animatori di comunità che sappiano passare dall’«autopreservazione» all’«uscita» (EG 27). Tale rinnovamento si realizzi anche attraverso la revisione dei criteri di composizione dei Consigli e una maggiore formazione dei membri, nella quale sia più evidente la centralità e l’annuncio di Gesù Cristo e la cura per la fede adulta. Nel processo di attuazione del Cammino Sinodale verrà indicato quale apporto ogni consiglio è chiamato ad offrire.
Le fatiche e le risorse delle famiglie. Per manifestare il volto di una Chiesa “in uscita”, le comunità cristiane si facciano promotrici di relazioni accoglienti con le coppie e le famiglie che non sono ancora inserite o che giungono ad abitare nel territorio della parrocchia. Si coinvolgano delle coppie di sposi nel progettare, organizzare ed attuare tale accoglienza, d’intesa con il parroco o il sacerdote presente nella comunità, svolgendo un servizio che faccia emergere la fecondità scaturita dal sacramento del matrimonio e tenendo conto delle diverse situazioni esistenziali.
La fede vissuta nella quotidianità della vita. Le comunità cristiane trovino nuove modalità per aiutare le persone a scegliere stili di vita maggiormente “evangelici” e a cogliere le opportunità di annuncio del Vangelo negli ambienti di vita ordinari, a partire dai luoghi di lavoro. Si valorizzino le occasioni offerte dalle associazioni professionali di vari settori (ad esempio insegnanti, medici ed operatori della salute, imprenditori e mondo delle imprese), le associazioni e i gruppi che stanno promuovendo nuove modalità di annuncio del Vangelo all’interno del mondo del lavoro per camminare nella fede ed offrire con semplicità la propria testimonianza.
I poveri e le nostre comunità cristiane. Perché si attui nelle persone e nelle comunità una “conversione alla prossimità”, si crei una Commissione in ogni Collaborazione Pastorale con il compito di monitorare le diverse situazioni di fragilità e povertà del territorio (servendosi anche di iniziative come le “Sentinelle di quartiere” o dei Centri di ascolto Caritas già esistenti), collaborando anche con gli enti pubblici che attivano provvedimenti o iniziative nell’ambito della prossimità. Si incrementino la realizzazione e la partecipazione ai “Corsi sulla prossimità”, dando vita in Diocesi ad un collegamento tra chi si impegna in forme diverse di sostegno alle differenti situazioni di povertà.



