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Colombia, lasciati riconciliare!
“Anche quando perdurano conflitti, violenza, o sentimenti di vendetta, non impediamo che la giustizia e la misericordia si incontrino in un abbraccio che assuma la storia di dolore della Colombia”. È l’invito rivolto dal Papa nel grande incontro per la riconciliazione nazionale ieri, a Villavicencio. "Pagina di alta teologia ha detto poco dopo parlando a braccio davanti alla Nunziatura.
“Anche quando perdurano conflitti, violenza, o sentimenti di vendetta, non impediamo che la giustizia e la misericordia si incontrino in un abbraccio che assuma la storia di dolore della Colombia”. È l’invito rivolto dal Papa nel grande incontro per la riconciliazione nazionale ieri, a Villavicencio: “Risaniamo quel dolore e accogliamo ogni essere umano che ha commesso delitti, li riconosce, si pente e si impegna a riparare, contribuendo alla costruzione dell’ordine nuovo in cui risplendano la giustizia e la pace”, ha proseguito. Nel processo di riconciliazione, “lungo, difficile, ma ricco di speranza”, per Francesco “risulta anche indispensabile accettare la verità”: “È una sfida grande ma necessaria”, ha spiegato, perché “la verità è una compagna inseparabile della giustizia e della misericordia”. “Unite, sono essenziali per costruire la pace e, d’altra parte, ciascuna di esse impedisce che le altre siano alterate e si trasformino in strumenti di vendetta contro chi è più debole”, ha spiegato il Papa, secondo il quale “la verità non deve, di fatto, condurre alla vendetta, ma piuttosto alla riconciliazione e al perdono. Verità è raccontare alle famiglie distrutte dal dolore quello che è successo ai loro parenti scomparsi. Verità è confessare che cosa è successo ai minori reclutati dagli operatori di violenza. Verità è riconoscere il dolore delle donne vittime di violenza e di abusi”.
“Vorrei, come fratello e come padre, dire: Colombia, apri il tuo cuore di popolo di Dio e lasciati riconciliare. Non temere la verità e la giustizia”. È l’invito finale del Papa, nel grande incontro per la riconciliazione nazionale, da lui espressamente voluto come “cuore” del viaggio nel Paese latinoamericano dilaniato da oltre mezzo secolo di guerriglia. “Cari colombiani”, ha proseguito: “Non abbiate timore di chiedere e di offrire il perdono. Non fate resistenza alla riconciliazione che vi fa avvicinare, ritrovare come fratelli e superare le inimicizie. È ora di sanare ferite, di gettare ponti, di limare differenze. È l’ora di spegnere gli odi, rinunciare alle vendette e aprirsi alla convivenza basata sulla giustizia, sulla verità e sulla creazione di un’autentica cultura dell’incontro fraterno. Che possiamo abitare in armonia e fraternità, come vuole il Signore! Chiediamo di essere costruttori di pace; che là dove c’è odio e risentimento, possiamo mettere amore e misericordia”.
Poi il Papa ha posto tutte queste intenzioni davanti all’immagine del Crocifisso, al Cristo nero di Bojará, recitando una preghiera: “O Cristo nero di Bojará, che ci ricordi la tua passione e morte; insieme con le tue braccia e i tuoi piedi ti hanno strappato i tuoi figli che cercarono rifugio in te. O Cristo nero di Bojará, che ci guardi con tenerezza e con volto sereno; palpita anche il tuo cuore per accoglierci nel tuo amore. O Cristo nero di Bojará, fa’ che ci impegniamo a restaurare il tuo corpo. Che siamo tuoi piedi per andare incontro al fratello bisognoso; tue braccia per abbracciare chi ha perso la propria dignità; tue mani per benedire e consolare chi piange nella solitudine. Fa’ che siamo testimoni del tuo amore e della tua infinita misericordia”.
L’incontro si è concluso con il ringraziamento al Papa da parte di due bambine colombiane, che hanno portato al Santo Padre una pianta, segno di riconciliazione. Una pianta che, come la pace, avrà bisogno dell’acqua della buona volontà per crescere e rinvigorirsi.
Le parole di ritorno alla Nunziatura
“Grazie per l’ospedale da campo. Grazie perché le porte sono state aperte e resteranno aperte. Grazie per coloro che hanno il coraggio di entrare, per coloro che guardano da lontano e desiderano entrare e non sanno come fare. Grazie per accettare tanta privazione, sapendo che sei rimasto senza niente, e che anche se volevi fare qualcosa non sei riuscito, però voglio proclamare davanti a tutti questa frase che mai dimenticherò: ‘Dio fa sì che io perdoni’”. Lo ha detto papa Francesco rientrando ieri sera in nunziatura a Bogotá (mentre in Italia era notte), parlando a braccio ai gruppi di vittime della violenza, militari, agenti ed ex guerriglieri che lo attendevano di fronte alla nunziatura. Le sue parole sono state riportate, in spagnolo, dalla Sala stampa vaticana e vengono riportate dal Sir con una propria traduzione.
Riferendosi alla cerimonia di riconciliazione appena vissuta a Villavicencio, ha continuato: “Sono molti che non riescono ancora a perdonare, però oggi abbiamo ricevuto una lezione di teologia, di alta teologia: Dio fa sì che io perdoni. Basta lasciare che lo faccia”.
Ha proseguito papa Francesco: “Tutta la Colombia dovrebbe aprire le porte come le ha aperte questo ‘ospedale da campo’. E lasciare che Lui entri, e che perdoni lui in noi, al posto nostro… Fargli spazio… ‘Guarda, io non riesco… fallo te”. La riconciliazione concreta con la verità, la giustizia e la misericordia, solo Lui può realizzarla. Che lo faccia. E noi impareremo, andando dietro di Lui a realizzarla”.
Ed ha concluso, tra gli applausi: “Grazie per quello che fate. Grazie. E grazie per quello che mi avete insegnato stasera. Ai piedi della croce c’era la madre. A lei hanno strappato suo figlio, ha visto la tortura, ha visto tutto. Che Lei accompagni le donne colombiane e insegni loro la strada da seguire. Glielo chiediamo insieme: Ave Maria. Che Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, benedica tutti.



