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Don Elio Alberton: l’ultimo abbraccio delle sue comunità
La bara in legno chiaro al centro con sopra il Vangelo aperto, a fianco, accanto all’ambone, le parole dei bambini della scuola materna di Bessica: “Grazie, don Elio, perché ci accoglievi sempre con il sorriso e ci ascoltavi con tanto amore”. Un sacerdote di 98 anni che riusciva a dialogare con i giovanissimi. Era così don Elio Alberton: trovava sempre una parola per tutti.
Lo ha ricordato il vescovo, mons. Michele Tomasi, nel corso delle esequie che si sono svolte martedì 31 marzo nella parrocchiale di Bessica alla presenza di un centinaio di sacerdoti diocesani e dei sindaci dei quattro paesi “speciali” per don Alberton: Casoni di Mussolente, Asolo, San Martino di Lupari e Loria. Presenti anche i confratelli più cari, mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo emerito di Udine, e il card. Silvano Maria Tomasi. Da lontano il saluto di un altro caro confratello, mons. Corrado Pizziolo, vescovo emerito di Vittorio Veneto.
“In sacrestia ho consultato il libro delle messe - ha esordito nell’omelia il vescovo Tomasi -. Sulla pagina dell’altro giorno c’è la firma di don Elio. Speravamo di celebrare il suo 75esimo di sacerdozio”. Ordinato il 29 giugno del 1951, celebrò la prima messa nel suo paese natale, Casoni di Mussolente. Quel giorno, a leggere la poesia in onore del sacerdote novello, c’era un ragazzino, Silvano Maria Tomasi, un legame che durerà tutta la vita, anche quando Tomasi sarà nunzio apostolico in Etiopia ed Eritrea e osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite.
“La liturgia ci presenta la figura del servo sofferente - ha continuato il vescovo Michele -. È colui che ha assunto in pieno la dimensione dello schiavo, del servo sofferente. E in questa dimensione, nel mistero della vita divina di Cristo donata fin sulla croce, si fonda il disegno di salvezza di Dio per il suo popolo, per l’umanità intera. È seguendo questo Signore che don Elio ha servito la Chiesa di Cristo”.
Prima di ritirarsi a Bessica, don Alberton è stato 21 anni prevosto ad Asolo; prima cappellano a Spresiano, a Galliera Veneta e per due anni anche vice rettore del Seminario. Dopo essere stato parroco a San Martino di Lupari, nel 1981 arriva a Castione di Loria. È stato canonico onorario della cattedrale di Treviso e per quattro volte vicario foraneo: due a San Martino e due nel vicariato di Asolo.
Il vescovo ha letto alcuni passaggi del testamento spirituale. “Grazie Papa Francesco - scrive don Elio - per avermi fatto fare così grande esperienza della misericordia di Dio”. “Com’è bello ed edificante che don Elio - ha concluso Tomasi - verso il termine di una lunga vita configurata a Cristo buon Pastore nel sacerdozio ministeriale, abbia riconosciuto, grazie all’opera di un successore di Pietro, una esperienza della misericordia di Dio come quella di Pietro”.
Al termine è intervenuto monsignor Mazzocato: “In questi ultimi due anni abbiamo potuto coltivare ancora la nostra lunga amicizia. Abbiamo pregato assieme la sua ultima Ave Maria”.
Il destino di don Elio è stato di vedere giovani sacerdoti formarsi ed essere chiamati a importanti incarichi pastorali. Dal 1967 al 1980 è stato arciprete di San Martino di Lupari, “l’università dei preti”. Don Elio si ritrovò in quella parrocchia, come cappellani, don Bruno Mazzocato, don Corrado Pizziolo, don Paolo Carnio, don Arturo Cecchele e don Lucio Bonomo. La lista potrebbe continuare con altri cappellani delle parrocchie di don Elio.
“Sapeva creare una comunità sacerdotale - ha concluso Mazzocato -. Aveva uno sguardo sempre positivo, guidava con saggezza ed equilibrio grazie a quel suo carattere buono e umile, senza esibizione. Resterà nella memoria del presbiterio di Treviso come esempio di autentico sacerdote diocesano”.
Don Elio Alberton è stato sepolto nella cappella dei preti a Casoni, vicino ai suoi familiari e in quella comunità che ammirava per la straordinaria capacità di suscitare vocazioni sacerdotali e religiose. (Mariano Montagnin)



