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Pluralità culturale e dialogo: Fism rilancia il ruolo delle scuole nel cambiamento del Paese

Si sono conclusi sabato 23 maggio a Roma i lavori del Consiglio Nazionale della FISM. Venerdì 22 è stato approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2025. Approvata all’unanimità anche la bozza di accordo economico 2026-2027 del Contratto collettivo nazionale FISM 2024-2027, che prevede: aumenti salariali (la retribuzione minima del VI livello - docenti - aumenta di 80 euro lordi mensili, suddivisi in due tranche da 40 euro (settembre 2026 e settembre 2027); per i docenti non abilitati i contratti a tempo determinato possono essere reiterati oltre i 36 mesi ordinari, raggiungendo un massimo di 84 mesi complessivi, in attesa del conseguimento del titolo; per i coordinatori (livelli VII e VIII), il contratto a termine iniziale è di 12 mesi, prorogabile fino a un massimo di 60 mesi totali. Il Consiglio nazionale ha poi dibattuto sul servizio del software “Ideafism”.

La giornata di sabato si è aperta con un focus sul progetto “Rilevazione delle famiglie provenienti da contesti culturali e appartenenze religiose plurali”, nato per offrire alle scuole uno strumento di conoscenza e lettura dei cambiamenti che stanno interessando la società italiana. A presentare il quadro generale è stato il consulente ecclesiastico nazionale, don Mario Della Giovanna, che ha evidenziato l’importanza della raccolta dei dati: “Non abbiamo dati precisi, per questo è stato predisposto, insieme alla CEI, un questionario che ci consentirà di avere il polso della situazione. Comprendere cosa sta accadendo oggi in Italia è il primo passo per riflettere su cosa significhi, per le scuole FISM, vivere questo passaggio epocale e, di conseguenza, ripensare i progetti educativi e i piani dell’offerta formativa alla luce della realtà che emerge”. È seguito l’intervento di don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso (UNEDI) della CEI, che ha invitato a leggere i cambiamenti in atto attraverso lo sguardo aperto indicato dal Concilio Vaticano II: “Dobbiamo guardare all’Italia come il Vaticano II ci ha insegnato a guardare”. Nel suo contributo ha richiamato anche una riflessione del cardinale Walter Kasper sul superamento di una “confessionalità delimitante” e le parole di Paolo VI ai Patriarchi orientali (1964), che riconoscevano nelle differenze culturali non un motivo di contrapposizione, ma una ricchezza reciproca da valorizzare e custodire. Una prospettiva che richiama il significato più autentico della cattolicità e interpella direttamente il mondo dell’educazione. A seguire, i partecipanti al Consiglio nazionale si sono suddivisi in tre gruppi di lavoro per aree di interesse: l’area pedagogica, coordinata da Lara Vannini; l’area politica, coordinata da Stefano Cecchin; l’area gestionale, coordinata da Luca Iemmi.

Ufficio stampa

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