La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...
XVI Domenica del Tempo ordinario. Quali sono i semi del Regno?
Il Vangelo di oggi ci racconta, attraverso le parabole del grano e della zizzania, del granello di senapa e del lievito, quali sono le caratteristiche del Regno di Dio. Nel campo, in mezzo al grano, ad un certo momento cresce la zizzania. Crescono insieme. I contadini lo sanno: la zizzania è simile al grano e a volte non si distingue. Anche Gesù lo sa e per questo non la fa raccogliere subito. Come nella vita: non è sempre immediato ritrovare l’opera di Dio in mezzo a noi, capire verso dove andare, perché nel campo della storia e nella nostra vita le cose possono apparire in maniera confusa e distorta.
Come per la parabola del campo seminato: per capire la differenza tra il grano e la zizzania occorre prendersi tempo, aspettare, osservare che cosa dà vita e che cosa invece la toglie. Le decisioni importanti vanno valutate con attenzione.
La prima caratteristica che notiamo del Regno dei cieli è perciò quella di farsi cercare: non è immediato trovarlo, occorre valutare bene i segni della sua presenza. Come è difficile a volte fare discernimento! Non basta che una cosa sia buona in sé per accoglierla. Per questo, nei momenti nei quali siamo chiamati a scegliere, è opportuno chiedersi dove porterà questa decisione? Quali ne saranno le conseguenze? Che cosa mi spinge, nel profondo del cuore, ad andare in questa direzione?
Un altro aspetto del Regno che cogliamo dal Vangelo è la piccolezza. Anche per questo è così difficile riconoscere le tracce di Dio nella storia. Dio, infatti, non fa rumore, non è subito evidente. La sua presenza è delicata, semplice, quasi nascosta, ma efficace, «perché nonostante la sua piccolezza e umiltà, riesce a dare ombra agli uccelli come il granello di senape e a far lievitare la farina come un po’ di lievito. Ci troviamo, così, davanti a una logica diversa: evidentemente la logica di Dio non è quella del mondo» (G. Piccolo).
Ma noi abbiamo bisogno di capire meglio, come i discepoli, e lo chiediamo a Gesù.
Gesù, spiegaci quello che hai detto prima. Gesù gira lo sguardo su ognuno di noi, ci osserva oltre ciò che vedono solo gli occhi. Chissà cosa pensa di noi Gesù, il “nostro” Maestro, che va sempre così in profondità e noi così spesso restiamo in superficie. Ma non dobbiamo “provare vergogna” nel chiedere: lui lo sa come siamo fatti!
Il campo è il mondo: Dio non mette confini per portare il seme buono, la gioia, la bellezza, arriva oltre la cartina geografica, non c’è limite al bene.
Perché, se tu, Gesù, ci mandi a portare il bene, si intrufola il male vicino a quello che ci mandi a portare, non è un controsenso? Non sarebbe meglio eliminarlo subito, alla radice?
Gesù sembra risponderci: Forse, se andasse tutto per il verso giusto vi sentireste protagonisti di quel bene che fate e portate, forse potreste pensare che è “opera vostra”.
Per questo vi metto nel cuore la prudenza, l’occhio attento e paziente, che attende il momento giusto, che aspetta il tempo della mietitura, né prima né dopo...
E se sbagliamo i tempi, Gesù? Se sbagliamo a seminare? Se sbagliamo a parlare? Gesù sorride, ci guarda, e ci rassicura: Perché siete così dubbiosi? Perché è così faticoso fidarsi? Se ponete tutta la vostra fiducia solo in voi stessi, vi prende la paura, il dubbio. Forse le sofferenze, le difficoltà incontrate vi portano a reagire così... Ma c’è un segreto che fa superare questa tentazione di contare solo su voi stessi: credere che la mia fiducia in voi viene prima che voi la riponiate in me, c’è da sempre. Io ci sono, sarò sempre accanto a voi, in ogni momento e in ogni situazione, provate a stare in ascolto.
Vi è stato consegnato un seme. Cosa succederà oggi al vostro seme?
sorella Gianna Bordignon, Discepole del Vangelo - Fraternità di Tirana



