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Discepole del Vangelo: professione definitiva per sorella Beatrice e sorella Cristina

La celebrazione, nella chiesa di Santa Maria Assunta e San Liberale – duomo di Castelfranco, è stata presieduta dal vescovo Michele Tomasi, e concelebrata da numerosi sacerdoti, tra cui l’assistente della Comunità delle Discepole, don Stefano Bressan. “Vi auguro di essere donne di misericordia”, l’augurio di mons. Tomasi

La Comunità delle Discepole del Vangelo ha fatto festa sabato 9 settembre per due sorelle che hanno vissuto la loro professione religiosa definitiva: Beatrice Carraro, della parrocchia di San Vito di Altivole, e Cristina Conti, originaria della parrocchia di Parabiago (Milano). Il 5 e il 7 settembre le veglie di preghiera in preparazione, rispettivamente a Parabiago e a San Vito, circondate da famigliari e amici che hanno potuto riflettere sul tema: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

La celebrazione, nella chiesa di Santa Maria Assunta e San Liberale – duomo di Castelfranco, è stata presieduta dal vescovo Michele Tomasi, e concelebrata da numerosi sacerdoti, tra cui l’assistente della Comunità delle Discepole, don Stefano Bressan.

Nell’omelia il Vescovo ha riflettuto sul brano del Vangelo secondo Matteo in cui si parla della “correzione fraterna”, della capacità di perdonare senza calcoli (settanta volte sette... ossia sempre) e della misericordia del Signore, la “bellezza della misericordia di Dio, perché la grazia del perdono, sia del perdono donato, sia del perdono chiesto per sé, è davvero al cuore del Vangelo. Per accogliere questa grazia dobbiamo desiderarla, sentire di averne bisogno, dobbiamo amarla. E poi questo amore genera la disponibilità a portarne peso e fatica”. Non da soli, ma nella sinfonia di una comunità, che sa portare e affidare le persone al Signore.

“Vi auguro di essere donne di misericordia”, l’augurio di mons. Tomasi a sorella Beatrice e a sorella Cristina, e insieme a loro a tutta la comunità. “Donne della misericordia di Cristo, di lui del quale avete già messo alla prova la bellezza della sua chiamata, la dolcezza della sua voce, forse anche un po’ l’impegno e la fatica della sequela, ma con il desiderio di compiere quella fatica per poter avere quell’altra consolazione, perché il dono dell’amore di Cristo, quello misericordioso, quello che è fatto di viscere materne e di forza paterna, possa essere davvero vissuto nella vostra vita e poi testimoniato. Possiate essere, come tutti i discepoli di Cristo, e oggi, in questo giorno in maniera particolare, voi due carissime, persone che legano e che sciolgono. Ma non per quello che piace a voi. Che legano, perché a volte c’è bisogno di legare per proteggere” ha sottolineato il Vescovo, come in una società di uomini e di donne che fanno fatica a vivere, è importante essere “legati da reti di solidarietà, d’aiuto, di lotta per la giustizia, di impegno, di protezione”.

E poi l’invito a sciogliere, “perché siamo fatti dell’eternità dell’amore di Dio e siamo fatti per volare liberi e liberamente rispondere al suo amore. Allora, ovunque, dove la protezione rischia anche solo di bloccare, sciogliere: sciogliere dalla paura, sciogliere da tante dipendenze, sciogliere da un’immagine falsa di un Dio vendicativo e cattivo. Siate volto bello di un Dio che ama, mostrandovi donne che si lasciano amare, nel perdono, nella misericordia, perché Dio ha viscere di misericordia. Credo che, in particolare nel volto di due giovani donne, nella vita di donne che si consacrano al Signore, questa misericordia possa essere ancora più visibile, e un dono per tutti, per la Chiesa e per il mondo”.

Dopo la celebrazione, la festa è continuata nella Fraternità principale delle Discepole.

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