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L’appello da Monastier: non cessi l’impegno per la pace in Palestina

a presentazione del libro “Sotto il cielo di Gaza”, un volume a più mani, con il coordinamento di don Nandino Capovilla e di Betta Tusset, è stata occasione di un incontro pubblico - molto partecipato - per conoscere meglio la questione palestinese, giovedì sera, 15 gennaio

Cosa ne è della pace fra Palestina e Israele, che qualche mese fa aveva aperto i cuori di tutto il mondo alla speranza?

La presentazione del libro “Sotto il cielo di Gaza”, un volume a più mani, con il coordinamento di don Nandino Capovilla e di Betta Tusset, è stata occasione di un incontro pubblico - molto partecipato - per conoscere meglio la questione palestinese, giovedì sera, 15 gennaio, a Monastier. Lo hanno organizzato il gruppo di lettura e il collettivo Fornase, con il patrocinio del Comune di Monastier.

Alla serata, in centro polivalente, sono intervenuti don Nandino Capovilla, parroco di Marghera, che da vent’anni frequentava la Palestina, mentre in collegamento online c’era Andrea De Domenico, funzionario delle Nazioni unite, prima operativo in Palestina, oggi impegnato su un altro fronte “caldo” di guerra, a Kiev (dove, in realtà, regna il gelo, a causa della mancanza di elettricità; lui, in collegamento, era visibilmente ghiacciato, con il giubbotto invernale e una coperta sulle spalle). Entrambi sono stati espulsi da Israele, in quanto indesiderati: don Nandino, da anni impegnato in Palestina nella campagna “Ponti e non muri” di Pax Christi, è stato espulso ad agosto 2025; stessa sorte era capitata, un anno prima, ad agosto 2024, all’amico Andrea De Domenico, già direttore dell’Ocha (Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli Affari umanitari), scacciato anch’egli da Gerusalemme, quando la guerra nella Striscia già imperversava.

Il contributo di De Domenico è stato fondamentale nel libro “Sotto il cielo di Gaza”, edizioni La Meridiana, dove si raccolgono tante storie e testimonianze direttamente dalla guerra fra Palestina e Israele; al suo interno ci sono molte mappe commentate e alcune preghiere di Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme.

Il messaggio, purtroppo è chiaro. “In Palestina, ma anche in Cisgiordania, oggi, si continua a morire, seppure quasi nessuno parli più di quel conflitto. Dopo la presunta tregua di ottobre scorso, almeno 100 bambini palestinesi sono stati uccisi, come ha confermato Unicef nei giorni scorsi. La situazione è davvero terribile. Dall’inizio del conflitto, oltre 43 mila palestinesi sono stati uccisi, di cui 13 mila erano minori, oltre 600 mila ragazzi non possono andare a scuola, il 100% delle persone ha bisogno di interventi di salute mentale. Pensavamo che il nostro libro sarebbe presto divenuto obsoleto, invece, è ancora di estrema e terribile attualità. La cosa positiva, è che il libro ci consente di incontrare tante persone e raccontare i fatti drammatici che stanno succedendo in quei luoghi. La cosa gravissima, è che il diritto internazionale è stato calpestato in modo evidente a Gaza prima e dopo i fatti del 7 ottobre 2023, con la complicità anche dell’Europa e più in generale dei Paesi Onu”.

Un’immagine luminosa l’ha proiettata sugli schermi don Nandino, quando ha fatto vedere una foto - scattata qualche giorno prima - di un centinaio di giovani neolaureati in Medicina a Gaza, ritratti di fronte alle macerie, che in questi ultimi due anni di guerra hanno studiato sotto una città letteralmente annientata e rasa al suolo.

Una testimonianza personale l’ha portata anche la sindaca di Monastier, Paola Moro, appena rientrata da un viaggio in Terrasanta con una delegazione della Camera di Commercio, imprenditori e sindaci delle province di Treviso e Belluno. “Il messaggio che ci ripetevano da più parti, era «non chiamate pace quella di Trump, serve solo a sospendere l’attenzione»”.

Da ultimo, i relatori hanno dichiarato: “Oggi a molti nel mondo sembra che la forza sia l’unico baluardo rimasto per difendere i diritti degli uomini e delle donne. Anche nel linguaggio che usano certi governanti. Eppure, noi rimaniamo fermamente convinti che la giustizia e la pace non si costruiscono con l’odio. Oggi occorre recuperare spazi di leadership politica e di responsabilità personale”. In definitiva, il testo di don Nandino e degli altri co-autori rimane un impegno condiviso: a pregare, riflettere, apprendere, comprendere, raccontare la verità, pietra angolare di ogni pace possibile.

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