È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Giornata del malato, la messa presieduta dal Vescovo: “Nessuno sia lasciato solo”
“Maria, salute degli infermi: è a te che ci rivolgiamo, quando siamo nella difficoltà, nella malattia, nella prova. Ci rivolgiamo a te, perché sappiamo della tua premura di vicinanza, di assistenza e di cura”: così il vescovo Michele, nell’omelia della messa della festività della Madonna di Lourdes, giornata mondiale del malato, nel santuario trevigiano di Santa Maria Maggiore, mercoledì 11 febbraio. Una celebrazione molto partecipata, a cominciare da numerosi fedeli e ammalati, dai membri dell’Unitalsi e anche dalle autorità civili e militari cittadine. A concelebrare con il Vescovo, mons. Mauro Motterlini, mons. Antonio Guidolin, mons. Mario Salviato e i padri Somaschi.
Ripercorrendo il brano del Vangelo dedicato alla visita di Maria a Elisabetta, mons. Tomasi ha ricordato la vicinanza e la cura di Maria verso la cugina, e ha sottolineato come nella preghiera dell’Ave Maria, quando la riconosciamo “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”, “ritorniamo all’evento che ha dato nuova forma alla tua vita, alla nostra, a quella del mondo intero. E con questa preghiera riconosciamo che ci puoi aiutare, capire e accompagnare. Ti alzi e in fretta vieni accanto a chi soffre, a chi rischia di sentirsi solo e abbandonato, e porti la luce del Signore che sempre rinasce nelle nostre vite, che sempre ci sostiene e si prende cura di noi”.
E ricordando il dono da parte di Maria di suo Figlio, “che è venuto a prendere su di sé il male e la sofferenza del mondo”, il Vescovo ha sottolineato che “non l’ha eliminata, in un sol colpo, come avremmo voluto, come ancora chiediamo, nel momento del buio e della notte oscura. Ma non è lontano, non è indifferente, dona vita in pienezza partecipando alla nostra condizione umana e portando su di sé tutto il male del mondo, per ridurlo all’impotenza sul legno della Croce e illuminare l’eternità con lo splendore della Risurrezione dai morti, primizia di coloro che sono morti”.
“Da Lui, buon samaritano - ha ricordato mons. Tomasi, riferendosi alla parabola su cui papa Leone ha sviluppato il suo Messaggio per la Giornata - vogliamo imparare a vedere chi è nel bisogno, vogliamo rinunciare all’urgenza delle preoccupazioni e degli interessi per chinarci, curare, prendere con noi chi incontriamo sul nostro cammino, e affidarlo, poi, se necessario ad altri sguardi, ad altre mani, ad altre cure, pronti anche a pagare quanto serve per il bene del fratello, della sorella”.
Un appello a ciascuno e alla comunità, a vivere l’impegno e la solidarietà, ma anche a prendere coscienza del “meraviglioso “intreccio di relazioni” che si realizza in tanto impegno di singoli, associazioni, gruppi, istituzioni, per non lasciare solo nessuno, e nessuno lasciare senza cura. In questa azione della Chiesa possiamo «toccare la carne sofferente di Cristo». Sublime incontro, vita trasformata in Eucaristia. In queste relazioni di cura reciproca viene intessuta una società nuova, fonte di pace e di solidarietà nuova, e il contributo di ciascuno può dare forma a un bene più grande, cui da soli non potremmo mai accedere”.
Al termine, la preghiera di affidamento a Maria.



