È indubbio che la vittoria del No, con oltre 6 punti percentuali di scarto sul Sì, al referendum confermativo...
Veglia diocesana: giovani alla ricerca dell’essenziale, sull’esempio di san Francesco
Una chiesa di san Francesco colma, vibrante di canti e silenzi, ha ospitato sabato 28 marzo la Veglia delle Palme dedicata ai giovani. Centinaia di ragazzi della diocesi si sono ritrovati per un momento di riflessione guidato dal vescovo Michele Tomasi, in un percorso che ha intrecciato la vita di san Francesco d’Assisi con le sfide quotidiane delle nuove generazioni.
Dal buio delle “prigioni” alla luce. La serata si è aperta con un forte richiamo simbolico alla figura di Francesco. “Siamo in questa chiesa negli ottocento anni dalla sua morte - ha esordito don Paolo Slompo, direttore dell’Ufficio della Pastorale giovanile -. E siamo qui per ricordare che Francesco ci ha regalato, con la sua vita, la possibilità di diventare un po’ come lui, simili a Gesù, con i suoi sentimenti, con le sue emozioni, con i suoi gesti. Francesco comporrà quel suo bellissimo Cantico delle Creature in un momento difficile della sua vita. Scrive quelle parole dettandole, perché era cieco. È incredibile: è cieco, ma Francesco ci vede benissimo. E scrive nella sua cecità, nel suo buio, una lode grandiosa al Creato e al Signore”.
La veglia ha affrontato, poi, il tema delle “prigioni personali”: quel senso di isolamento, inadeguatezza e fallimento che spesso attanaglia il cuore dei più giovani. Attraverso un dialogo sceneggiato, due ragazzi hanno dato voce alla fatica di vivere periodi di “buio”, paragonandoli alla prigionia vissuta da Francesco dopo la battaglia di Assisi contro Perugia. È stato proprio in quel buio, è stato ricordato, che è nato “l’incendio della sua vocazione”.
La stoffa della vita. Momento centrale è stata la riflessione sulle “stoffe” della vita: tutto ciò che è superficiale e rende impossibile capire l’essenziale e la profondità di ciascuno. I giovani sono stati, quindi, invitati a riflettere sui loro momenti “bui”, su ciò che li frena e li rende incapaci di esprimere appieno il loro potenziale e, successivamente, su ciò che più ritengono importante nella propria vita e ciò che sono davvero sotto la “crosta” che li protegge.
Nel suo intervento, il vescovo Michele ha spronato i presenti a non temere di “scavare dentro di sé”. “L’essenziale è Dio - ha affermato con forza -. Possiamo cercare la nostra felicità in milioni di strade diverse, ma l’essenziale è uscire da se stessi e non mettersi come primo punto. Arriverò ultimo, e come ultimo sarò amato come il primo”. Il Vescovo ha, poi, richiamato l’esempio dell’incontro tra Francesco e il Sultano, esortando i giovani a riscoprirsi “Fratelli tutti”, figli di un unico Padre, capaci di abbattere le barriere del potere e del controllo per cercare le ragioni della vera pace.
La veglia si è conclusa con un abbraccio di pace scambiato tra i giovani in tutta la chiesa di san Francesco, un gesto di fraternità concreta che ha sottolineato il legame profondo che lega ciascuno al prossimo, riconoscendolo come fratello e sorella.
La serata si è chiusa con un fragoroso applauso per l’équipe di giovani che ha preparato la veglia e per le ragazze della Collaborazione di Roncade, Biancade e Vallio che hanno accompagnato la preghiera con il linguaggio della danza.



