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In cattedrale “la Chiesa delle genti”
“Non è folclore quello che stiamo vivendo, è la manifestazione evidente di ciò che è la Chiesa. Siamo Chiesa delle genti, Chiesa di Cristo in tutto il mondo, qui insieme a celebrare l’Eucaristia per dire che siamo un popolo, abbiamo insieme un destino e portiamo una comune responsabilità”: così il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha salutato i molti fedeli che hanno partecipato alla messa dei popoli nella solennità dell’Epifania, in cattedrale. Una celebrazione animata dall’ufficio diocesano Migrantes, con le comunità etniche che vivono nel territorio diocesano e l’associazione “Trevisani nel mondo”, che rappresenta i tanti emigrati italiani del passato e i giovani che, anche oggi, cercano lavoro e futuro all’estero.
Numerosa la rappresentanza del Comune di Treviso, con il sindaco, Mario Conte, gli assessori Gloria Tessarollo, Rosanna Vettoretti, Andrea De Checchi e alcuni consiglieri; presente anche Domenico Demaio, vicario del Questore.Nel suo saluto, il direttore dell’ufficio diocesano Migrantes, don Silvano Perissinotto, ha ricordato i Paesi in guerra, i migranti morti in mare e lungo tutti i cammini dell’emigrazione, l’Ucraina, Gaza, il Sudan e il popolo del Venezuela, per quanto sta vivendo: “Il Signore, che continua a venire disarmato e disarmante ci aiuti a percorrere strade di pace, dialogo e di rinnovata solidarietà”.
Mons. Tomasi ha sottolineato come la chiesa di Cristo sia “profezia dell’umanità unita, perché fatta di fratelli e sorelle, tutti figli dello stesso Padre che tutti ama con amore infinito, un solo popolo, non una convivenza pacifica di tanti popoli uno accanto all’altro”. Un solo popolo che vive della “bellezza dei doni dei carismi di tutti, un solo popolo colorato, che ha tante ricchezze, tradizioni, tanta bellezza da portare, un popolo che ascolta tante lingue, che parla con tante voci, che ha la fantasia stessa della creazione”, dove tutti portano la bellezza di ciò che sono, in un mosaico di unità e di pace.
Dal Vescovo l’invito a “decidere da che parte stare, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella comunità nazionale e internazionale”, non tra i succubi di Erode, ma “in cammino assieme ai saggi per cercare vie di giustizia, di libertà e di pace”.
E ricordando i doni dei Magi, mons. Tomasi ha citato “l’oro, quella ricchezza, anche materiale, che anche questa nostra bella e industriosa terra può costruire e produrre tutti insieme. Tutti insieme, perché tutti abbiamo bisogno di tutti. Ma soprattutto può produrre l’oro dello splendore della dignità di ogni persona e di ogni popolo”.
“Fratelli e sorelle - l’appello - portiamo la disponibilità a spenderci gli uni per gli altri, per la giustizia, per la verità e per la pace. Allora, la nostra comunità sarà coi Magi. E il bimbo, che ancora contempliamo fragile nella culla, sarà il potente re di pace, sarà lui a reggere le sorti del mondo e sarà lui ad accogliere da noi l’oro della bellezza dell’umanità, l’incenso della nostra sincera fede e la mirra della disponibilità che abbiamo di donarci gli uni agli altri”.
La festa è poi continuata all’oratorio parrocchiale di Silea.



