Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Il tema dell’edizione 2026 di “M’illumino d’impegno” traeva ispirazione dalla Nota pastorale dei Vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante”, pubblicata il 5 dicembre scorso. Non si tratta di invocare una pace astratta, ma di edificarne una concreta attraverso il dialogo e i gesti semplici del quotidiano, tra le persone con cui veniamo in contatto ogni giorno. Come sottolineano i Vescovi nel documento: “Educare ed educarci alla pace significa imparare a guardare i conflitti con occhi nuovi: realtà quotidiane da gestire con saggezza, affinché non sfocino in violenza ma diventino occasioni di crescita in umanità”. E ancora, continuano: “Nessuno spazio per la violenza, dunque, né nelle relazioni interpersonali, né nella vita associata”.
L’équipe organizzatrice ha scelto di focalizzarsi su uno strumento potentissimo e spesso sottovalutato che ciascuno di noi utilizza quotidianamente: il linguaggio. La parola, cardine di ogni relazione in tutti gli ambienti di vita, può farsi motore di legami costruttivi in famiglia, a scuola e nel sociale, permettendoci di edificare e accogliere il Regno di Dio lì dove viviamo. Si può cominciare a costruire un mondo più bello e più giusto a partire proprio dalle parole che utilizziamo ogni giorno.
L’evento, frutto della sinergia tra Pastorale giovanile e Caritas, si è articolato da venerdì 13 a domenica 15 febbraio, in un intenso percorso residenziale all’interno del nostro Seminario vescovile. Venerdì è “andato in scena” un percorso di conoscenza e consapevolezza. La serata è stata dedicata a laboratori esperienziali, guidati da alcuni professionisti, che hanno aiutato i giovani a riflettere sul linguaggio del corpo, delle emozioni e sulla “comunicazione non ostile”, capace di disinnescare i conflitti proprio sul loro nascere. Sabato è stato dedicato al servizio. I giovani partecipanti, guidati dagli educatori, hanno dedicato l’intera giornata al servizio accanto alle persone fragili del nostro territorio diocesano: anziani, persone con disabilità, migranti, persone senza dimora e giovani in percorsi di recupero o detenzione. L’esperienza comunitaria e fraterna in Seminario ha reso il servizio un vero sentiero di incontro con Dio, culminato in una veglia di preghiera serale che ha aiutato i ragazzi a mettersi in dialogo con il Signore: affidando a lui ciò che avevano nel cuore, i loro dispiaceri, le loro ansie e preoccupazioni, assieme alle loro gioie, desideri, progetti.
Domenica, i 150 giovani partecipanti all’evento hanno celebrato l’Eucarestia in cattedrale. Durante l’omelia, il vescovo Michele ha esortato i ragazzi a non temere di percorrere la strada ambiziosa dell’amore: un cammino faticoso e costoso, ma necessario per ritrovare se stessi nella fraternità e nella gioia vera.
Un ringraziamento speciale va agli educatori e ai capi scout che hanno accompagnato questi adolescenti, testimoniando che solo un linguaggio fatto di cura e affetto può generare speranza.