venerdì, 27 febbraio 2026
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M’illumino d’impegno: il linguaggio come cantiere di pace

Molti i giovani che si sono confrontati sull’uso delle parole e hanno vissuto esperienze di servizio a Treviso

Il tema dell’edizione 2026 di “M’illumino d’impegno” traeva ispirazione dalla Nota pastorale dei Vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante”, pubblicata il 5 dicembre scorso. Non si tratta di invocare una pace astratta, ma di edificarne una concreta attraverso il dialogo e i gesti semplici del quotidiano, tra le persone con cui veniamo in contatto ogni giorno. Come sottolineano i Vescovi nel documento: “Educare ed educarci alla pace significa imparare a guardare i conflitti con occhi nuovi: realtà quotidiane da gestire con saggezza, affinché non sfocino in violenza ma diventino occasioni di crescita in umanità”. E ancora, continuano: “Nessuno spazio per la violenza, dunque, né nelle relazioni interpersonali, né nella vita associata”.

L’équipe organizzatrice ha scelto di focalizzarsi su uno strumento potentissimo e spesso sottovalutato che ciascuno di noi utilizza quotidianamente: il linguaggio. La parola, cardine di ogni relazione in tutti gli ambienti di vita, può farsi motore di legami costruttivi in famiglia, a scuola e nel sociale, permettendoci di edificare e accogliere il Regno di Dio lì dove viviamo. Si può cominciare a costruire un mondo più bello e più giusto a partire proprio dalle parole che utilizziamo ogni giorno.

L’evento, frutto della sinergia tra Pastorale giovanile e Caritas, si è articolato da venerdì 13 a domenica 15 febbraio, in un intenso percorso residenziale all’interno del nostro Seminario vescovile. Venerdì è “andato in scena” un percorso di conoscenza e consapevolezza. La serata è stata dedicata a laboratori esperienziali, guidati da alcuni professionisti, che hanno aiutato i giovani a riflettere sul linguaggio del corpo, delle emozioni e sulla “comunicazione non ostile”, capace di disinnescare i conflitti proprio sul loro nascere. Sabato è stato dedicato al servizio. I giovani partecipanti, guidati dagli educatori, hanno dedicato l’intera giornata al servizio accanto alle persone fragili del nostro territorio diocesano: anziani, persone con disabilità, migranti, persone senza dimora e giovani in percorsi di recupero o detenzione. L’esperienza comunitaria e fraterna in Seminario ha reso il servizio un vero sentiero di incontro con Dio, culminato in una veglia di preghiera serale che ha aiutato i ragazzi a mettersi in dialogo con il Signore: affidando a lui ciò che avevano nel cuore, i loro dispiaceri, le loro ansie e preoccupazioni, assieme alle loro gioie, desideri, progetti.

Domenica, i 150 giovani partecipanti all’evento hanno celebrato l’Eucarestia in cattedrale. Durante l’omelia, il vescovo Michele ha esortato i ragazzi a non temere di percorrere la strada ambiziosa dell’amore: un cammino faticoso e costoso, ma necessario per ritrovare se stessi nella fraternità e nella gioia vera.

Un ringraziamento speciale va agli educatori e ai capi scout che hanno accompagnato questi adolescenti, testimoniando che solo un linguaggio fatto di cura e affetto può generare speranza.

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