È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Quaresima: al via la colletta diocesana “Un pane per amor di Dio”
In occasione della campagna “Un pane per amor di Dio”, rilanciamo alcuni progetti a sostegno delle iniziative caritative delle missioni diocesane. La campagna di Quaresima coinvolge tutte le comunità, parrocchie e persone di buona volontà della nostra Diocesi; non è, quindi, facoltativa, ma va incoraggiata e motivata come dimensione concreta della fede che diventa carità.
I progetti legati a “Un pane per amor di Dio” - generalmente “mirati” e non continuativi - sono legati a richieste d’aiuto che ci arrivano dai missionari. Vi si può contribuire con l’iniziativa quaresimale, ma anche con altre iniziative che parrocchie, gruppi e singole persone, possono mettere in atto con creatività durante tutto l’anno. Questi progetti cercano di rispondere ai bisogni delle comunità locali rispettandone la cultura, i ritmi di vita, l’essere localmente sostenibili senza creare forme di assistenzialismo che generano dipendenza.
Laddove possibile, mirano a promuovere, anzitutto, la formazione degli operatori locali, per la crescita delle competenze, delle responsabilità e delle capacità di gestione autonoma delle iniziative. Sostenerli e promuoverli, nelle nostre comunità, ci dovrebbe anche incoraggiare a costruire relazioni di conoscenza e di scambio il più possibile paritarie con le Chiese e comunità sorelle. Con queste Chiese siamo chiamati, infatti, a scoprici fratelli e sorelle che, oltre all’aspetto economico, condividono altri doni: entusiasmo, risorse umane, testimonianza di fede; dalla loro storia, dalla loro cultura, dalle loro tradizioni, dalla loro spiritualità, dalla loro umanità e dalle loro sfide sociali abbiamo molto da ricevere.
Un altro aspetto che siamo chiamati a coltivare, attraverso il sostegno ai singoli progetti, è quello di coglierne l’occasione per conoscere meccanismi che generano ingiustizie, strutture di morte, di esclusione, di povertà e quindi educarci a una mentalità solidale e rimettere in discussione i nostri stili di vita; è vero che i grandi problemi di povertà e ingiustizia ci sovrastano e spesso ci sentiamo impotenti, ma ci interrogano e ci chiedono una conversione del cuore. Come ricordava papa Leone (Dilexi te 116): “L’elemosina non scarica dalle proprie responsabilità le autorità competenti... e nemmeno sostituisce la legittima lotta per la giustizia, però invita, almeno, a fermarsi e a guardare in faccia la persona povera, a toccarla e a condividere con lei qualcosa del proprio. In ogni caso, l’elemosina, anche se piccola, infonde pietas in una vita sociale in cui tutti si preoccupano del proprio interesse personale. Dice il Libro dei Proverbi: «Chi è generoso sarà benedetto, perché egli dona del suo pane al povero» (Pr 22,9)”.
È, poi, fondamentale aiutare le nostre comunità a vivere e partecipare a questi “progetti” che, nel loro piccolo, ci aprono a una condivisione con tutta la Chiesa diocesana, è una solidarietà che viviamo insieme come chiesa, uscendo dalla nostra cerchia di conoscenze e tradizioni locali.
Se la Diocesi di Treviso ha scelto di essere presente e di camminare con le Chiese sorelle del Ciad, del Paraguay, del Brasile, dell’Ecuador e, attraverso i nostri missionari, ha scelto di costruire ponti con queste realtà, è perché abbiamo creduto che qui c’è un dono per tutti noi, e che vale la pena “attraversare insieme” questi ponti, coinvolgendoci con queste Chiese sorelle. Non può essere che, dopo anni o decenni di cammino condiviso tra Diocesi, dopo tanti invii e ritorni, ci sia ancora chi non conosce e non condivide con queste Chiese, in cui continuiamo a inviare sacerdoti, cooperatrici pastorali, famiglie, e accogliamo preziose testimonianze di fede.



