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Sulle strade della città, dietro alla croce, accompagnati da san Francesco

La conclusione, davanti alla cattedrale aperta e illuminata, con la riflessione del Vescovo, che ha messo in luce come, insieme, “abbiamo portato tutte le povertà dei deboli, dei fragili, quelli che forse non hanno risorse per vivere, di quelli che sono soli, abbandonati, di quelli che non hanno risorse di senso, che potrebbero avere tutto, eppure non riescono a essere felici, non riescono a guardare al di là del loro sguardo, ristretto, incontrando fratelli e sorelle con cui camminare insieme, in una città bella, abitata di amore, di solidarietà e una città che continui a pregare per la pace”

Dietro la croce abbiamo attraversato la nostra città, accompagnati da San Francesco, e siamo arrivati fino alla cattedrale. Noi seguiamo ogni giorno la croce da battezzati. In quel segno siamo stati salvati, lì troviamo la nostra vera vita”: mons. Tomasi ha sottolineato, all’arrivo della processione del Venerdì santo, in piazza Duomo, che “oggi abbiamo portato per le vie della nostra città ciò che importa a noi a ciascuno e ciascuno di noi, alla nostra città, alla nostra comunità, per la nostra convivenza”. Almeno cinquecento persone hanno partecipato, seguendo la croce miracolosa, “la croce dei Battuti, la croce che ha su di sé invocazioni di salute, di vita, di guarigione, di bene, di tante persone che nei secoli sono passate per la nostra città e che solo nell’aiuto della contemplazione di questa Santa Croce, dell’amore del Signore rappresentato qui potevano trovare sollievo”.

Sono state preparate dai frati del convento di San Francesco le meditazioni per la processione, presieduta dal Vescovo, alla quale hanno preso parte molti fedeli della città con i loro parroci. Una preghiera nello spirito di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della sua morte. “La Via della Croce è la luce che ha guidato San Francesco – ha detto il vescovo Tomasi -, e vuole guidare anche noi oggi, per le vie della nostra città e della nostra storia, accanto a fratelli e sorelle nelle loro situazioni di vita, portando gli uni i pesi degli altri, nella pazienza stessa del Signore. Ci accompagnerà la Madre di Gesù, divenuta, sotto la croce, madre della Chiesa e dell’umanità redenta”.

Partendo dalla chiesa di San Francesco, la processione ha attraversato viale Sant’Antonio da Padova, viale Burchiellati, ponte Fra Giocondo, Varco Filippini, piazza Trentin, via del Municipio, via Cornarotta, per concludersi in piazza Duomo, passando anche attraverso molti luoghi del divertimento e dello svago, che, al passaggio della croce e dei fedeli con le candele accese, hanno osservato un rispettoso silenzio.

Quattro le soste che hanno permesso di meditare sulle ultime ore della passione di Gesù e sulla sua morte, affidandosi alle pagine del Vangelo e alle parole di san Francesco e dei suoi biografi.

La preghiera dei presenti è stata per la Chiesa, perché sia “testimonianza dell’umile e disarmante potenza della Croce”, per le comunità cristiane “discriminate e perseguitate, per i popoli tormentati da interminabili guerre e tensioni che stanno ormai dilaniando ogni luce di speranza”, per le sofferenze quotidiane di ciascuno. Si è pregato, inoltre, per le famiglie, per tutte le madri, e in particolare “per le madri ucraine, russe, palestinesi, e di tanti altri luoghi in cui i figli migliori sono sacrificati nella guerra”; e sull’esempio di Francesco, perché “ci lasciamo volontariamente spogliare da tutto ciò che è superfluo, non spendibile per il bene comune”; per tutti gli “impoveriti a causa dello sfruttamento dei più forti, per tutti gli esclusi dai beni necessari alla vita e alla dignità della persona umana”. Infine, perché “la comunità cristiana sappia essere per tutti, soprattutto per i più afflitti, segno di speranza certa oltre la soglia della morte”.

La conclusione, davanti alla cattedrale aperta e illuminata, con la riflessione del Vescovo, che ha messo in luce come, insieme, “abbiamo portato tutte le povertà dei deboli, dei fragili, quelli che forse non hanno risorse per vivere, di quelli che sono soli, abbandonati, di quelli che non hanno risorse di senso, che potrebbero avere tutto, eppure non riescono a essere felici, non riescono a guardare al di là del loro sguardo, ristretto, incontrando fratelli e sorelle con cui camminare insieme, in una città bella, abitata di amore, di solidarietà e una città che continui a pregare per la pace”.

“Questa croce porta tutta la sofferenza del mondo – ha aggiunto il Vescovo prima della benedizione -, le croci di tutti coloro che sono vittime dell’arroganza, dell’incapacità di guardare le persone negli occhi, di chi conta solo soldi, di chi accumula solo potere, di chi vuole continuare a vedere i nemici, e non vede fratelli e sorelle. Francesco questo ci insegna: fratelli e sorelle. San Francesco ha lasciato tutto perché noi potessimo essere costruttori di pace. Lasciamo la zavorra, lasciamo ciò che ci divide gli uni dagli altri, lasciamo ciò che crea invidia, gelosia, lasciamo quello che non ci fa essere amici gli uni degli altri, portando i pesi di uni degli altri. Ricchi solo di quel Signore per cui San Francesco ha cantato, nell’estrema povertà, la lode in maniera infinitamente grande, infinitamente bella”.

Al termine, una lunga fila di persone è entrata in cattedrale per un gesto di venerazione alla croce.

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