martedì, 28 aprile 2026
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Francesco alla messa crismale: "Non può essere rigida l'integrità della verità perché si è fatta carne"

Quando il sacerdote predica l’omelia – “breve, se possibile” – lo fa “con la gioia che tocca il cuore della sua gente mediante la Parola con cui il Signore ha toccato lui nella sua preghiera”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa Crismale, in cui si è soffermato sulle caratteristiche del “lieto annuncio”.

Quando il sacerdote predica l’omelia – “breve, se possibile” – lo fa “con la gioia che tocca il cuore della sua gente mediante la Parola con cui il Signore ha toccato lui nella sua preghiera”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa Crismale, in cui si è soffermato sulle caratteristiche del “lieto annuncio”, “perla preziosa del Vangelo”, che “contiene qualcosa che riassume in sé tutto il resto: la gioia del Vangelo”. Primo monito ai sacerdoti, che oggi rinnovano le loro promesse: l’attenzione ai particolari, perché “sono proprio i particolari più piccoli – tutti lo abbiamo sperimentato – quelli che meglio contengono e comunicano la gioia: il particolare di chi fa un piccolo passo in più e fa sì che la misericordia trabocchi nelle terre di nessuno; il particolare di chi si decide a concretizzare e fissa giorno e ora dell’incontro; il particolare di chi lascia, con mite disponibilità, che usino il suo tempo”. Il lieto Annuncio può sembrare semplicemente un altro modo di dire “Vangelo”, come “buona novella”, o “buona notizia”. “Che nessuno cerchi di separare queste tre grazie del Vangelo: la sua verità – non negoziabile –, la sua misericordia – incondizionata con tutti i peccatori – e la sua gioia – intima e inclusiva”, il monito di Francesco. “Mai la verità del lieto annuncio potrà essere solo una verità astratta, di quelle che non si incarnano pienamente nella vita delle persone perché si sentono più comode nella lettera stampata dei libri”, il primo imperativo. “Mai la misericordia del lieto annuncio potrà essere una falsa commiserazione, che lascia il peccatore nella sua miseria perché non gli dà la mano per alzarsi in piedi e non lo accompagna a fare un passo avanti nel suo impegno”, il secondo. “Mai potrà essere triste o neutro l’annuncio, perché è espressione di una gioia interamente personale: la gioia di un Padre che non vuole che si perda nessuno dei suoi piccoli”, il terzo: “La gioia di Gesù nel vedere che i poveri sono evangelizzati e che i piccoli vanno ad evangelizzare”.

Ha proseguito il Papa nella parte finale: “Da Lui dobbiamo imparare che annunciare una grande gioia a coloro che sono molto poveri non si può fare se non in modo rispettoso e umile fino all’umiliazione”, ha proseguito Francesco. “Non può essere presuntuosa l’evangelizzazione. Non può essere rigida l’integrità della verità”, ha ammonito. “Perché la verità si è fatta carne – ha proseguito a braccio – si è fatta tenerezza, si è fatta bambino, si è fatta uomo, si è fatta peccato in croce”. “Concreta, attenta e umile: così l’evangelizzazione sarà gioiosa”, ha raccomandato il Papa ancora una volta a braccio. “Lo Spirito annuncia e insegna tutta la verità e non teme di farla bere a sorsi”, ha spiegato sulla scorta del Vangelo: “Lo Spirito ci dice in ogni momento quello che dobbiamo dire ai nostri avversari e illumina il piccolo passo avanti che in quel momento possiamo fare”. “Questa mite integrità dà gioia ai poveri, rianima i peccatori, fa respirare coloro che sono oppressi dal demonio”, ha assicurato Francesco, esortando i sacerdoti ad avere “la pienezza contagiosa che la Madonna trasmette con tutto il suo essere, la concretezza inclusiva dell’annuncio della Samaritana e l’integrità mite con cui lo Spirito sgorga e si effonde, incessantemente, dal Cuore trafitto di Gesù nostro Signore”.

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