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Gesù ha cura della vita dell’uomo - V domenica del tempo ordinario
Gesù si dedica a curare il corpo e lo spirito, guarendo i malati e scacciando i demòni: mostra così di non essere insensibile alle sofferenze degli uomini. Ma dopo aver vissuto un tempo di dialogo con il Padre, si rende conto che lo scopo del suo ministero sarà quello di annunciare il Vangelo e di scacciare i demòni: deve curare le “cause” profonde del male che c’è nell’uomo, non solo i “sintomi”
Nella quinta domenica del Tempo Ordinario si celebra la Giornata per la vita e si prepara la Giornata del malato, che ricorre l’11 febbraio: la prima lettura e il vangelo possono offrire spunti di riflessione su questi temi di estrema attualità.
Gli portavano tutti i malati
Il brano evangelico è in continuità con il racconto di domenica scorsa: Marco, seguendo i passi di Gesù che esce dalla sinagoga dopo aver parlato “con autorità” e liberato un uomo da uno spirito immondo, descrive le ultime ore di quel primo sabato passato a Cafarnao (Mc 1,29-39). Per prima cosa, si reca nella casa che farà da base di appoggio per il tempo della predicazione in Galilea. Pietro, che in questi passaggi è sempre chiamato con il suo nome ebraico “Simone”, nell’accogliere in casa colui che lo ha chiamato a lasciare tutto per seguirlo, comincia già a sperimentare che sarà molto di più quello che riceverà in dono: la suocera febbricitante ammalata, viene guarita e si mette prontamente a servire quei graditi ospiti.
La scena è collocata in casa, con i soli discepoli, cosicché nessuno si chiede se sia lecito esercitare quella guarigione in giorno di sabato. Gli episodi successivi, quando verrà criticato perché guarisce proprio di sabato (Mc 3,1-6), potrebbero far pensare che Gesù cerchi volutamente di provocare, o che si diverta a trasgredire la Legge: in questo episodio intimo, invece, si ha la certezza che, molto più semplicemente, Egli si prende cura della vita dell’uomo, in ogni tempo e in ogni luogo.
Lo hanno compreso le folle, che però accorrono solo dopo che il tramonto del sole ha segnato la fine di quel sabato. E Gesù si dedica a curare il corpo e lo spirito, guarendo i malati e scacciando i demòni: mostra così di non essere insensibile alle sofferenze degli uomini. Ma dopo aver vissuto un tempo di dialogo con il Padre – di buon mattino – si rende conto che lo scopo del suo ministero sarà quello di annunciare il Vangelo e di scacciare i demòni: deve curare le “cause” profonde del male che c’è nell’uomo, non solo i “sintomi”.
Ricordati che un soffio è la mia vita
Tutta la Bibbia, in effetti, testimonia un innegabile legame tra il peccato dell’uomo e la sua condizione mortale, segnata dalla sofferenza e dalla malattia. Ma non è vero, come si credeva (Gv 9,1-2), che la malattia sia un castigo di Dio contro chi ha peccato. Il libro di Giobbe è una lunga meditazione su due temi: il mistero del male, che segna inspiegabilmente la vita dell’uomo, e il volto di un Dio che “permette” che l’uomo sia colpito dal male. L’esperienza di quest’uomo integro è la testimonianza più convincente del fatto che la malattia non può mai essere una punizione di Dio dovuta al peccato dell’uomo; piuttosto, risulta essere un tentativo del maligno di allontanare l’uomo da Dio, trasmettendo un’immagine distorta di Lui.
Il brano odierno presenta il protagonista nel momento in cui constata con dolore la fragilità della propria condizione (Gb 7,1-4.6-7). Quando la malattia o il lutto toccano la vita, se ne percepisce tutta la pesantezza, la fragilità e la precarietà. In questo caso, sembra quasi che Giobbe sia costretto a “ricordare a Dio” la propria fragilità: “ma non vedi che la mia vita è solo un soffio? Perché te la prendi con me?”. Il suo cammino di riscoperta del vero volto di Dio sarà molto lungo, ma di una cosa egli è convinto e, alla fine, si scoprirà che aveva ragione: quello che sta patendo non è causato dal suo peccato personale; ma la sofferenza e la morte colpiscono anche il giusto.
Guai a me se non annuncio il Vangelo
Gli ultimi versetti del brano evangelico lo avevano messo bene in luce: Gesù non è venuto per evitare all’uomo il male e la morte fisica, pur non essendo affatto indifferente nei confronti dell’umanità che soffre a causa della malattia e della morte. Il messaggio evangelico, al contrario, offre un senso e un valore salvifico anche al dolore e alla morte. Paolo sente che l’annuncio di questo Vangelo costituisce il senso di tutta la sua esistenza: egli non può non annunciare il Vangelo. Si tratta di un incarico urgente che gli è stato dato, senza alcun suo merito: per questo è disponibile a farlo senza attendersi alcuna ricompensa. E affinché il suo annuncio sia efficace, l’Apostolo non trova altra strada che quella percorsa da Gesù, che si è fatto uomo per condividere in tutto la nostra condizione umana: “Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti per salvare a ogni costo qualcuno” (1Cor 9,16-19.22-23).



