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Giornata del migrante e del rifugiato: chi accogliere, proteggere, promuovere, integrare?
Il tema del Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica 14 gennaio, ruota attrono a quattro verbi. La presenza fra noi di collettività migranti richiama all’attenzione della Chiesa e della società questi quattro verbi, che indicano azioni necessarie anche fra noi tutti: accogliersi reciprocamente nelle proprie diversità, proteggere la dignità gli uni degli altri, promuovere le capacità originali di ciascuno, integrarsi in una rete di relazioni che facciano crescere il bene comune.
Il messaggio di papa Francesco per la 104ª Giornata del migrante e del rifugiato di domenica 14 gennaio richiama quattro verbi, quattro tipi di azioni da mettere in atto: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Lo stesso tema era stato al centro anche del messaggio per la Giornata della pace con la quale è iniziato il 2018, a voler ribadire come le problematiche relative all’enorme numero di migranti nel mondo, oltre 258 milioni nel 2017, abbiano direttamente a che fare con la qualità di vita dell’intera Terra, sempre più segnata da squilibri economici e dissesti ecologici. In una parola, come le questioni relative alle migrazioni siano inestricabilmente legate alla necessità di prendersi cura della nostra casa comune e di tutti i suoi abitanti.
Quattro verbi, quattro azioni che richiedono certo politiche concertate a livello internazionale ed europeo, ma anche iniziative convinte da parte di un governo che voglia davvero prendersi la responsabilità di governare l’immigrazione e non solo di gestirla alla meno peggio per non rimetterci nel confronto elettorale. Una linea di intervento che non sbandieri come un grande successo un accordo con quel che resta della Libia permettendosi poi un fallimento per quanto riguarda una legge sulla cittadinanza che fosse finalmente in grado di tener conto dei mutamenti di questi ultimi anni – oltre diecimila domande per diventare italiani presentate nella sola provincia di Treviso, fra il 2013 e il 2016.
Ma tali azioni richiedono anche un cambiamento di mentalità nel quale tutti ci ritroviamo coinvolti, come cittadini e ancor più come cristiani. Un cambio di mentalità anzitutto rispetto alle paure spesso pregiudiziali che agitano e inquinano il nostro pensare, personale e collettivo, ci impongono un certo tipo di visione della realtà e ci impediscono di guardare un po’ più in là. E insieme anche un cambio di passo, per non bloccarsi alla contrapposizione tra “accoglienza sì” – “accoglienza no”, conflitto da cui non se ne esce se non, appunto, prospettando, come Francesco suggerisce, un percorso possibile, capace di contribuire a costruire bene comune.
Ma forse, questi quattro verbi che la presenza fra noi di collettività migranti richiama all’attenzione della Chiesa e della società, questi quattro verbi indicano azioni necessarie anche fra noi tutti: accogliersi reciprocamente nelle proprie diversità, proteggere la dignità gli uni degli altri, promuovere le capacità originali di ciascuno, integrarsi in una rete di relazioni che facciano crescere il bene comune. Ne abbiamo bisogno tutti: come società, sempre più a rischio di frammentazione in egoismi corporativi o individuali; come Chiesa, spesso dispersa tra azioni di solidarietà e opposizioni più o meno sotterranee, e che fatica a produrre una riflessione condivisa su questi temi. Allo stesso modo che in altre questioni, quali quelle relative all’identità o alla qualità della vita, la presenza dei migranti mette in luce dinamiche deficitarie presenti già tra noi, e stimola lo sviluppo di competenze preziose per tutto il territorio, e per tutta la Chiesa locale.
Chiediamo allora ai nostri fratelli e sorelle, che con la loro presenza ci ricordano la comune condizione di pellegrini in questo mondo, di aiutarci a metterli in atto insieme questi quattro verbi. Per far lievitare il Regno di Dio in una storia resa più capace di far crescere la dignità di ogni popolo.



