All’inizio del loro appuntamento d’autunno, i Vescovi, riuniti nel Consiglio permanente della Cei, hanno...
L'Ac diocesana a confronto sul discernimento
Giornata di ricarica associativa per l’Azione cattolica diocesana, ormai consolidato appuntamento settembrino, quest’anno coincidente con l’Assemblea degli associati nella quale, oltre ai percorsi dei settori ed al riferimento biblico che guiderà le iniziative del nuovo anno.
“Con la professione di fede del Credo noi ci diciamo cristiani, ma non basta. Di fronte alle domande della vita, come interpreto, che criterio uso, come vivo? Siamo in cammino: cerchiamo di capire ogni giorno cosa significa essere cristiani: saremo davvero cristiani se la nostra sarà una vita per gli altri”. Così il Vescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin nell’omelia della celebrazione in apertura della Giornata di ricarica associativa dell’Azione cattolica diocesana, ormai consolidato appuntamento settembrino, quest’anno coincidente con l’Assemblea degli associati nella quale, oltre ai percorsi dei settori ed al riferimento biblico che guiderà le iniziative del nuovo anno, sono stati ufficialmente presentati i nuovi assistenti Adulti (don Cristiano Serafin) e giovani - Acr (don Paolo Slompo, in sostituzione di don Andrea Guidone).
Tema dell’edizione 2018, il discernimento individuale. In una formula rinnovata, che ha visto la relazione di apertura del già assistente unitario dell’Ac di Padova e attuale rettore del seminario padovano, Giampaolo Dianin, e l’applicazione in casi concreti nell’ambito di gruppi di discussione finalizzati a porre l’accento sull’attuazione del metodo: il relatore ha delineato i caratteri di tale buona pratica che ha inteso collocare “fra l’aspirazione ad avere norme chiare e precise che non lasciano autonomia di giudizio e il primato della coscienza che può cadere nel faccio un po’ ciò che voglio”.
“Il discernimento è un processo che sfugge al «si può» o «non si può» e guarda alla complessità della vita: è tutto il contrario dell’ideologia e si fa sul reale, non sulle grandi teorie. È un percorso sempre aperto, come suggerisce papa Francesco, e ci chiede di porci in maniera critica rispetto al «così fan tutti» ma per noi cristiani significa anche con fatica e impegno capire cosa Dio chiede a noi”.
Alle obiezioni giunte dai momenti di dibattito, circa il tempo necessario ad avviare un proficuo discernimento, don Dianin ha opposto la necessità umana di regalarsi “tempi forti, «cene solenni», in cui tirare le redini con la necessaria calma sulle questioni serie, ma anche «panini veloci»”, riflessioni negli spazi consentiti dal quotidiano che possano passare anche per una preghiera in auto: “Le piccole scelte veloci quotidiane, che pure ci provocano su quelle grandi, non devono necessitare di lungo tempo per essere meditate, ma devono discendere dalle scelte fondamentali. Il discernimento è prima di tutto uno stile di vita, è spontaneità di leggere la realtà con un ragionamento credente”. Si tratta, insomma, di riconoscere, interpretare e scegliere giorno per giorno ciò che, in ultima analisi, possa plausibilmente ritenersi la volontà di Dio. Complesso? Certamente, ma necessario per vivere da cristiani coerenti.



