venerdì, 18 settembre 2026
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La meraviglia di Gesù per l’agire del Padre - XIV domenica del Tempo ordinario

Dio si rivela Padre di tutti i suoi figli e le sue figlie, a partire da chi meno si sente amato

Per comprenderne la portata, il testo proposto va collocato nell’insieme del vangelo di Matteo e della vicenda di Gesù. Dopo un primo periodo in cui la sua predicazione e le sue azioni gli procurano un seguito di folla, iniziano le opposizioni da parte delle autorità religiose e dei membri più osservanti della tradizione ebraica, che criticano il suo modo di trattare coloro che sono giudicati “peccatori”: pubblicani, prostitute, poveri, lebbrosi, … Ma anche le folle cominciano a dubitare della sua proposta: vogliono risposte ai loro bisogni immediati senza mettere in questione il volto di un Dio che premia chi si comporta bene e punisce chi si comporta male. Gesù si trova guardato con sospetto perfino da Giovanni il Battista, il suo maestro che all’inizio l’aveva riconosciuto come inviato da Dio: dalla prigione gli manda a chiedere se sia proprio lui «colui che deve venire», visto che non da’ seguito al giudizio che Giovanni stesso aveva annunciato.

Un Padre che agisce fin dentro il fallimento

Gesù reagirà a quanto va accadendo accettando di entrare in conflitto con coloro che lo criticano. Lo farà però a partire da una scoperta che lo meraviglia e lo rallegra. Il brano di questa domenica letteralmente inizia con «Rispondendo, Gesù disse». Ma non c’è qualcuno in particolare che gli abbia posto una domanda. Piuttosto, Gesù risponde alla “domanda” postagli dal “tempo” che sta vivendo, e che lui riconosce come kairòs, cioè “il tempo nel quale il Padre sta intervenendo in maniera decisiva”. Proprio dentro quel periodo in cui sta crescendo fallimento, Gesù intravvede un’azione del Padre che lo sorprende, lo meraviglia, lo riempie di gioia. E quest’azione del Padre è duplice: nascondere e rivelare. Nascondere a chi crede di sapere già, a chi crede di non aver più nulla da scoprire di nuovo; rivelare a chi si riconosce piccolo davanti alla vita e a Dio, ma anche a chi è considerato “piccolo”, “non importante” nei rapporti sociali e religiosi. Gesù riconosce che il suo andare alla ricerca dei “piccoli”, che siano i disprezzati nel contesto comunitario – peccatori, donne, bambini, ma anche poveri e malati considerati puniti da Dio, …  – o siano coloro che si accorgono di conoscere poco il volto di Dio e che sentono la fatica del vivere giorno per giorno… in questo suo andare incontro a loro ed essere criticato dai benpensanti, qui sta agendo Dio che si rivela Padre di tutti i suoi figli e le sue figlie, a partire da chi meno si sente amato e stimato. E’ questo che i “piccoli” comprendono e gli altri non vogliono accogliere.

Un Figlio che cammina con i piccoli

E vivendo questa esperienza Gesù si rende conto anche di quanto profonda sia la relazione tra lui e Dio: rapporto unico tra Padre e Figlio, scoperto e sperimentato nel cammino di gesti di salvezza accolti dai “piccoli”, cammino che egli fa rispondendo al suo nome, Dio-salva. Anche se coloro che accolgono quella salvezza non sono importanti, non decidono la “storia dei grandi”. E’ proprio in quel cammino, vissuto da Gesù senza resistenze (mite) e senza pretese di sapere già dove conduca (umile di cuore), che egli stesso impara il valore e il prezzo del suo essere più profondo: il valore di essere Figlio infinitamente amato dal Padre, il prezzo di quella condizione che lo condurrà ad essere rifiutato e crocifisso. Perché sempre si tenterà di eliminare un volto di Dio che amando senza misura non giudica chi non si lascia amare, ma continua a proporgli ancora amore, a costo della vita: un  Dio che non si lascia strumentalizzare dai potenti, e rimane ostinatamente a fianco dei “piccoli”.

Un giogo-alleanza che libera nell’amore

Ma come può allora Gesù affermare che il suo «giogo» (sinonimo a quel tempo dell’alleanza con Dio) è un giogo che non schiaccia, non affatica, ma porta riposo, a differenza di quello proposto da sacerdoti e scribi con la legge di Mosè? Primo, perché quella è la stessa “alleanza” che lui vive con il Padre: alleanza da Figlio, non da schiavo, alleanza che libera la vita, non che sfinisce fino alla morte. Secondo, perché è giogo al quale si sceglie di essere aggiogati non da soli, ma insieme a Gesù, a Dio-salva. Ed è carico ed è sforzo che proprio per questo diventa possibile e “buono” (più letterale che “dolce”) da portare a termine, perché è sostenuto insieme a lui, insieme al Padre stesso. E’ il ricercare di passo in passo dentro le vicende della vita come Dio agisca per amarci e amare chi è meno amato, e imparare da lui a vivere amando a nostra volta. E’ questo il giogo che lui vuole spartire con noi, non quello che noi stessi talvolta ci carichiamo addosso o imponiamo sulle spalle degli altri.

Ed è ancora scelta di fede: scegliere di credere che fin dentro i fallimenti lui si fa presente continuando ad amarci, e così ci fa capaci di continuare a risorgere, nelle azioni e nelle scelte quotidiane. E riuscire a nostra volta a condividere altri pesi con coloro che più sono schiacciati: un orecchio che ascolta, una parola che chiama, una mano che sorregge, un mettere insieme risorse che crea nuove possibilità di vita.

LA SCHEDA

Casa delle stole sacerdotali

La stola di un prete, giogo leggero, di stoffa, che a volte diventa carico pesante, paramento portato da uomini, santi e peccatori, che attraverso la loro vita hanno testimoniato molteplici volti di Chiesa e si sono fatti strumento perché la Parola di Dio tornasse ad incarnarsi nella vita dei fratelli. Una raccolta anomala, questa delle stole di “Villa San Francesco”, a Facen di Pedavena, che attraverso semplici tessuti rivela e al tempo stesso nasconde la perenne creatività dello Spirito.

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