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Cattedrale, l’Assunzione “ritrovata”

Un numeroso pubblico martedì sera 15 settembre ha presenziato in cattedrale a Treviso alla cerimonia di benedizione e presentazione del restauro dell’opera di Domenico Capriolo che rappresenta l’Assunzione della Vergine (1520). Un ritorno dopo oltre dieci anni di assenza, come ha spiegato don Paolo Barbisan direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e l’Arte sacra, reso possibile grazie alla generosità di una coppia di coniugi trevigiani - Daniela Chinaglia e Giorgio De Conti – appassionati di arte e letteratura

Un numeroso pubblico martedì sera 15 settembre ha presenziato in cattedrale a Treviso alla cerimonia di benedizione e presentazione del restauro dell’opera di Domenico Capriolo che rappresenta l’Assunzione della Vergine (1520). Un ritorno dopo oltre dieci anni di assenza, come ha spiegato don Paolo Barbisan direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e l’Arte sacra, reso possibile grazie alla generosità di una coppia di coniugi trevigiani - Daniela Chinaglia e Giorgio De Conti – appassionati di arte e letteratura, che hanno deciso di finanziare il restauro in ricordo dei propri genitori. “È stato emozionante scoprire la bellezza del dipinto, mano a mano che il restauro procedeva. Questo progetto risponde a un desidero di legare la nostra storia personale, a un bene comune, della cui bellezza tutti possano godere”.

Oltre al Vescovo, mons. Michele Tomasi, erano presenti alla cerimonia il parroco del Duomo, mons. Mario Salviato, i coniugi Chinaglia De Conti e i restauratori, Roberto Saccuman e Marta Schiavinato, che hanno spiegato brevemente l’attività di restauro conservativo eseguito. Le note musicali dei violinisti Federico Lorenzon e Teresa Storer hanno valorizzato l’emozione del momento.

Dopo la benedizione, il Vescovo ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito al recupero della pala. “C’è tanta competenza, cura, amore, generosità in questo gesto - ha ricordato -. La motivazione di tale collocazione ha non solo uno scopo estetico e artistico, ma profondamente spirituale, poiché questo è l’altare della Madonna, dove tante persone vengono a pregare. Questo è un momento di parrocchia e di Chiesa, non solo museale. In questi tempi di follia, di male, Maria ci indica come potremmo essere, come possiamo amarci”.

Don Paolo Barbisan si è occupato della descrizione dell’opera, raccontando alcuni aneddoti sull’autore Domenico Capriolo, del quale esistono tracce artistiche nella nostra diocesi anche nelle parrocchiali di Cavasagra di Vedelago, di Ponzano Veneto e Spercenigo.

Nato nel 1494, probabilmente in area lombarda, dopo un periodo di permanenza a Venezia, Capriolo si trasferisce stabilmente a Treviso dal 1517, convolando a nozze con Camilla, figlia del pittore Pier Maria Pennacchi. Qui la sua attività artistica è limitata ad appena un decennio, interrotta tragicamente dalla morte prematura dell’artista, assassinato il 3 ottobre 1528 con un colpo di archibugio dal secondo marito della suocera, per dissidi legati alla dote della moglie Camilla. La formazione di Capriolo risente della tradizione veneziana derivata da Giovanni Bellini, con qualche sentore di giorgionismo, tuttavia l’influsso più evidente spetta a Palma il Vecchio.

Nella pala dell’Assunzione della Vergine, commissionata nel 1520 per l’altare della prebenda dei Baldacchini nella cattedrale di Treviso, l’artista raggiunge uno dei suoi risultati più alti. Trae ispirazione dall’Assunta di Tiziano e, per l’iconografia della Madonna a mani giunte, prende a modello un’incisione di Domenico Campagnola del 1517, non mancando, comunque, di cogliere lo spunto di modernità,̀ espresso dal Pordenone negli affreschi della cappella Malchiostro, inserendolo in un suo carattere stilistico del tutto personale.

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