Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Duomo di Treviso: ritorna la pala dell’Assunzione di Capriolo
Martedì sera 15 settembre, nella cattedrale di Treviso, alla presenza del Vescovo, sarà presentato il restauro eseguito sull’opera Assunzione della Vergine (1520) di Domenico Capriolo, progetto finanziato grazie a due privati. La pala arricchirà la cappella in Duomo dedicata alla Vergine.
Il recupero conservativo è ad opera dei professionisti Roberto Saccuman e Marta Schiavinato.
Oltre al Vescovo, saranno presenti all’evento il parroco del Duomo, mons. Mario Salviato e il direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e l’Arte sacra, don Paolo Barbisan. L’evento sarà arricchito dalle note dei violinisti Federico Lorenzon e Teresa Storer.
Il restauro della pala è stato finanziato da Daniela Chinaglia e Giorgio De Conti in ricordo dei propri genitori. L’invito è aperto a tutti.
IL PITTORE
Domenico Capriolo, nato nel 1494, probabilmente in area lombarda, dopo un periodo di permanenza a Venezia si trasferisce stabilmente a Treviso dal 1517, convolando a nozze con Camilla, figlia del pittore Pier Maria Pennacchi. Qui la sua attività artistica è limitata ad appena un decennio, interrotta tragicamente dalla morte prematura dell’artista, assassinato il 3 ottobre 1528 con un colpo di archibugio dal secondo marito della suocera, per dissidi legati alla dote della moglie Camilla.
La formazione artistica del Capriolo risente della tradizione veneziana derivata da Giovanni Bellini, con qualche sentore di giorgionismo, tuttavia l’influsso più evidente nella sua produzione spetta a Palma il Vecchio, mentre a Treviso riceve inizialmente qualche suggestione dalle opere del suocero Pier Maria Pennacchi.
Nella pala dell’Assunzione della Vergine, commissionata nel 1520 per l’altare della prebenda dei Baldacchini nella cattedrale di Treviso, l’artista raggiunge uno dei suoi risultati più alti. Trae ispirazione dall’Assunta di Tiziano dipinta per la Chiesa dei Frari a Venezia e, per l’iconografia della Madonna a mani giunte, prende a modello un’incisione di Domenico Campagnola del 1517, non mancando comunque di cogliere lo spunto di modernità espresso dal Pordenone negli affreschi della cappella Malchiostro, inserendolo in un suo carattere stilistico del tutto personale per arrivare ad un esito di “rustica monumentalità”.



