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La Settimana biblica diocesana ha riunito 90 persone a confronto sugli Atti

Si è tenuta l’ultima settimana di luglio al centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” di Crespano, dal titolo “Il viaggio della Parola, guidati dallo Spirito del risorto”

Nell’ultima settimana di luglio si è svolta al centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” di Crespano la 51ª settimana biblica diocesana, “Il viaggio della Parola, guidati dallo Spirito del risorto”; un viaggio proposto in cinque tappe, Gerusalemme, Atene, Corinto, Efeso e Cesarea, per seguire il viaggio missionario di Paolo e il diffondersi del kerygma (annuncio della fede), da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra. Oltre 90 i partecipanti, comprese le persone collegate.

Relatori provenienti da differenti discipline hanno accompagnato la lettura continuata degli Atti degli Apostoli, tenendo insieme differenti prospettive: prima di tutto quella biblica, attraverso l’approfondita esegesi dei brani, ma anche quella liturgica, filosofica, ecumenica, artistica... Si sono alternati tempi di ascolto, di meditazione personale, di reciproco confronto fra operatori pastorali, impegnati in diversi ambiti della pastorale, ma uniti nello stesso mandato, l’annuncio gioioso della resurrezione di Gesù.

Significativa quest’anno l’ampia partecipazione dei coordinatori dei catechisti diocesani che hanno avuto l’occasione di arricchire la loro vita spirituale e di offrire un contributo nella conduzione dei lavori di gruppo, uno spazio che si è rivelato prezioso per condividere le proprie esperienze, per spezzare la Parola in uno stile ecclesiale di reciproco ascolto.

“Facendoci compagni di viaggio gli uni degli altri ci siamo messi in cerca di tracce di Vangelo nel nostro mondo sempre più secolarizzato - raccontano -. Abbiamo scoperto che attraverso strade, che solo lo Spirito sa tracciare, sempre più giovani adulti, inquieti ma “in cerca”, con il naso all’insù prima di arrivare a chiedere il battesimo, si sono ritrovati ad affidare le loro domande a quello stesso dio ignoto, riconosciuto dagli ateniesi, grazie alla predicazione del kerygma di Paolo nel discorso all’Aeropago (att. 17,22-31).

L’ultimo giorno del viaggio con la Parola è stato arricchito dalla presenza e dall’intervento del vescovo Michele, che ha riletto il capitolo 19 degli Atti alla luce del magistero sociale della Chiesa e dell’enciclica di papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”. Al centro della sua riflessione il racconto della rivolta degli argentieri di Efeso. Il cuore dell’episodio è il conflitto tra il Vangelo e un sistema economico che trasforma il sacro in mercato: l’interesse economico si riveste di motivazioni religiose e rivela il rischio permanente dell’idolatria. Attraverso il dialogo con studiosi contemporanei come Luigino Bruni, William Cavanaugh e René Girard, mons. Tomasi ha mostrato come il Vangelo smascheri gli idoli antichi e moderni, dal consumismo all’intelligenza artificiale, quando questi pretendono di sostituire ciò che appartiene solo alla persona. La risposta cristiana è la logica del dono, della gratuità e dell’Eucaristia, che orienta l’agire umano verso l’autentica libertà, perché “ciò che salva non si costruisce, si riceve”.

Come catechisti ci siamo interrogati sul puro dono che viene dal risorto e su quella che oggi è considerata “pietra d’inciampo” della risurrezione. Il dio degli ateniesi è quello stesso Dio a cui ci rivolgiamo chiamandolo Padre, creatore della terra e di quel cielo che abbiamo contemplato nel planetario e poi, anche noi con il naso all’insù, nelle sere d’estate. La Parola ci ha guidati a rileggere la vita attraverso quello che Dio ha fatto e compiuto, scoprendo quella gioia, segno dello Spirito santo che continua ad agire nella storia dell’uomo. Come cristiani occorre mettere al centro la fede nel kerygma, lasciandoci abitare dalla grazia, dal sevizio di un annuncio che è rivolto a tutti, certi nel suo perdono e del suo dono nell’eucaristia spezzata con i fratelli.

Urge creare nuove strade e nuove prassi per l’annuncio del kerygma sapendo intercettare i bisogni di ogni ragazzo che si pone in cammino, cogliendo l’invito dello Spirito a vegliare per essere quei tessitori di relazioni, testimoni dell’annuncio che nello stile del servizio incontrano la vita”.

(I coordinatori catechisti)

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