Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Carissimi cresimati e cresimate che avete partecipato al pellegrinaggio diocesano a Roma nei giorni dopo Pasqua, «al soffio dello Spirito», vi scrivo queste poche righe per dirvi grazie.
Grazie per esservi messi in gioco e aver accolto l’invito a mettervi in cammino. Avete vissuto insieme con tanti altri per tre giorni, sopportando le fatiche e i disagi più o meno grandi che capitano quando ci si fa pellegrini. Quello che ho percepito in voi è stata la gioia dell’incontro, la capacità di farvi accompagnare e anche guidare, il sincero interesse per le esperienze nuove che stavate facendo.
È stato per me molto bello e incoraggiante vedere il gruppo colorato e festoso ritrovarsi nella chiesa Cattedrale del Papa, in San Giovanni in Laterano, per un momento comune di preghiera e di lode. E poi in cammino per le strade di Roma, sulle tracce di tanti fratelli e sorelle che nei secoli hanno testimoniato, anche con il dono della vita, la loro fede in Cristo, nel Signore crocifisso e risorto. Siamo partiti dal Colosseo, luogo di antiche persecuzioni, passando per la basilica di San Bartolomeo, dove si ricordano i martiri del XX secolo. Questa sosta ci ha ricordato che ancora oggi troppi fratelli e sorelle nel mondo vengono uccisi perché sono e si professano cristiani. Siamo arrivati alla basilica di San Pietro, alla tomba del principe degli Apostoli, e abbiamo celebrato insieme l’Eucarestia. Vi confesso che per me è stata un’emozione che difficilmente potrò dimenticare. Qui ho potuto augurarvi di sentire nel vostro cuore il Signore Gesù che pronuncia con amore il vostro nome, come se suonasse per la prima volta al mondo, come ha fatto con Maria di Magdala davanti al sepolcro vuoto: lei lo ha riconosciuto quando lui l’ha chiamata per nome. Che possiate fare quest’esperienza che cambia la vita e dà energie nuove di speranza e di futuro.
Il giorno dopo ci ha raccolto l’abbraccio di piazza San Pietro per l’incontro con papa Leone XIV, il successore di san Pietro. Nella sua catechesi – ricordate? – ci ha parlato della chiamata di tutti i cristiani alla santità, incoraggiando ciascuno ad una testimonianza che “si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia”.
Possiamo vivere l’amore vero, la santità come gioia piena: “Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo in virtù dello Spirito Santo”, ci ha ricordato papa Leone.
È il dono che avete ricevuto nel sacramento della Cresima, e che vi auguro di poter vivere insieme a tanti amici e amiche, nella nostra Chiesa.
Nelle parole che il Papa vi ha rivolto direttamente, vi ha ancora lanciato una bella sfida: “Carissimi, sappiate testimoniare, con l’entusiasmo e la generosità proprie della vostra giovane età, la fedeltà al Vangelo seguendo sempre Cristo, Via, Verità e Vita”.
Ho potuto ancora salutare personalmente papa Leone, a nome di tutti voi. Gli ho ricordato che gli vogliamo bene, e che preghiamo per lui e per il suo grande impegno a favore della pace.
Carissimi, continuiamo a camminare al “soffio dello Spirito”.
Testimoniate a tutti che si può donare la propria vita senza perderla, trasformandola, anzi, in un capolavoro. E diciamo insieme un grande «grazie» a quanti hanno reso possibile, con grande dedizione, questa esperienza così bella e ricca; ringraziamo tutti coloro che vi hanno accompagnato, in modo del tutto gratuito, dando molto del loro tempo e delle loro energie per permettervi di ritrovarvi insieme; ringraziamo le famiglie, che vi hanno permesso di partecipare e vi sostengono nel vostro cammino di vita e di crescita, per la fiducia dimostrata.
Ringraziamo il Signore, che non ci lascia mai soli.
Vi saluto dal profondo del cuore, e vi benedico.