martedì, 20 ottobre 2026
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Messa festosa con tutti i colori dei popoli

Una Eucarestia vivace e colorata, quella di sabato 6 gennaio in Cattedrale a Treviso, con il Vescovo molti cristiani cattolici provenienti da almeno quattro continenti, Europa, Asia, Africa e America del centro e del sud.

Una Eucarestia vivace e colorata, quella di sabato 6 gennaio in Cattedrale a Treviso e introdotta da don Bruno Baratto, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes: «Ci ritroviamo - ha detto - a celebrare la festa dell’Epifania con il nostro vescovo e con molti cristiani cattolici provenienti da almeno quattro continenti, Europa, Asia, Africa e America del centro e del sud, e con i preti e le suore che li seguono. Una quindicina di comunità che aiutano chi arriva da altrove a ritrovare nella celebrazione dell’eucaristia la propria lingua e le proprie tradizioni; una delegazione di Trevisani nel mondo rende presenti anche tutti coloro che da questa terra sono emigrati e ancor oggi emigrano altrove».

La presenza delle autorità civili testimonia la volontà di creare sempre più sinergie che favoriscano l’“accogliere, proteggere, promuovere, integrare i migranti e i rifugiati”: è questo il tema che il Papa ha voluto dare alla Giornata Mondiale dei Migranti e Rifugiati del 2018.

I canti delle comunità ucraine, ghanese e dal coro della parrocchia di Varago, le bandiere orgogliosamente portate e poste a “sfondo” in presbiterio,le letture proclamate in lingue a noi sconosciute, le preghiere dei fedeli proposte da persone provenienti da esperienze e nazioni differenti, la tipicità dei doni offerti, la pace portata a tutti dai più piccoli, hanno esplicitato nella concretezza, le parole dell’omelia del Vescovo Gardin. L’Epifania, con le parole di Isaia nella Prima lettura esorta ciascuno invitando:“Alza gli occhi  intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te” e, proprio da queste parole il Vescovo, ha preso spunto per aiutarci insieme a «capire chi è il Dio dei cristiani e chi è la Chiesa».

Così Gardin ha delineato alcuni tratti per parlare di Dio: «Un Dio così vicino all’umanità da farsi “uno di noi”, con una vita in un luogo, in un popolo, in una cultura. È un Dio che ama e conosce i popoli e le lingue, che si trova bene con tutti: Dio non è straniero a nessuno e nessuno è straniero a Lui». Il Vescovo ha poi continuato riferendosi alla Chiesa: «I Magi, chiamati misteriosamente ad “adorare il Bambino” immediatamente ci fanno pensare a s. Paolo che ricorda agli Efesini “che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità …”. È come dire che unica è la meta alla quale tutti tendiamo; le diversità, in Dio, diventano unità e non generatrici di inimicizia e violenza così come vediamo nel mondo».

Conclusa l’Eucarestia la festa insieme è continuata nella palestra della Chiesa votiva dove, alcune delle comunità, hanno animato con canti e danze proponendo suoni, colori, gesti che hanno fatto  “assaporare il bello delle differenze” a quanti erano presenti. (S.N.)

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