martedì, 28 aprile 2026
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Papa Francesco: a congresso Fiac, “voglio un’Azione cattolica tra la gente”

“Grazie per aver assunto decisamente la Evangelii gaudium come magna carta”. Esordisce così Papa Francesco, nel suo discorso in spagnolo, in gran parte a braccio, al Congresso internazionale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) che si è aperto questa mattina nell’Aula del Sinodo.

“Grazie per aver assunto decisamente la Evangelii gaudium come magna carta”. Esordisce così Papa Francesco, nel suo discorso in spagnolo, in gran parte a braccio, al Congresso internazionale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) che si è aperto questa mattina nell’Aula del Sinodo. Richiamando la missione storica di Ac di “formare laici che si assumessero la propria responsabilità nel mondo, il Papa osserva: “Oggi, in concreto, è la formazione di discepoli missionari”. “Il carisma dell’Azione cattolica è il carisma della stessa Chiesa incarnata profondamente nell’oggi e nel qui di ogni Chiesa diocesana” a “partire dalle diverse realtà parrocchiali”. Quattro, ricorda, le “zampe” storiche dell’associazione: “preghiera, formazione, sacrificio e apostolato” sulle quali si è appoggiata secondo i tempi. Oggi, per Francesco, “l’apostolato deve essere il tratto distintivo ed è la zampa che si poggia per prima”, ma “l’apostolato missionario ha bisogno di preghiera, formazione e sacrificio. Ciò appare chiaramente ad Aparecida e nella Evangelii gaudium. C’è un dinamismo integratore nella missione”. Tre i verbi affidati dal Santo Padre all’Ac. Anzitutto “formate: offrendo un processo di crescita nella fede” per “animare una felice amicizia con Gesù”. Poi “pregate: in quella santa estroversione che pone il cuore nei bisogni del popolo, nelle sue sofferenze e nelle sue gioie”. Infine “sacrificatevi: ma non per sentirvi più puliti, il sacrificio generoso è quello che fa bene agli altri. Offrite il vostro tempo cercando come fare perché gli altri crescano”.

“La missione non è un compito tra i tanti nell’Azione cattolica, è il compito”, ha precisato papa Francesco, che avverte: “Se la missione non è la sua forza distintiva, si snatura l’essenza dell’Azione cattolica, e perde la sua ragion d’essere”. Vitale aggiornare l’impegno per l’evangelizzazione, giungendo “in tutte le periferie esistenziali” e ripensando piani di formazione, forme di apostolato e preghiera “affinché siano essenzialmente, e non occasionalmente, missionari”. “Abbandonare il vecchio criterio: perché si è sempre fatto così”, il monito del Papa, per il quale l’Azione cattolica “deve assumere la totalità della missione della Chiesa in generosa appartenenza alla Chiesa diocesana a partire dalla parrocchia”. Di qui l’insistenza sulla concretezza: l’Azione cattolica deve assumere “come propria la pastorale di ogni Chiesa diocesana nel suo inserimento concreto a partire dalle parrocchie”. “Dovete incarnarvi concretamente”, l’invito ai laici, “non potete essere come quei gruppi tanto universali che non hanno una base in nessun posto, che non rispondono a nessuno e vanno cercando ciò che più li aggrada di ogni luogo”. “Il criterio – insiste Francesco – è la concretezza -. Quando recitiamo il Credo professiamo qualcosa di molto concreto. Se la fede non è concreta non è cattolica. Il cattolico è sempre concreto”.

“Tutti i membri dell’Azione cattolica sono dinamicamente missionari”, e deve essere “la realtà” a “dettarvi il compito” perché “s’impara a evangelizzare evangelizzando”. Il Pontefice ha sottolineato l’importanza che l’associazione  “sia presente nel mondo politico, imprenditoriale, professionale” ma anche “nelle carceri, negli ospedali, nelle strade, nelle baraccopoli, nelle fabbriche” per non essere “un’istituzione di esclusivisti che non dicono nulla a nessuno, neppure alla stessa Chiesa”. “Voglio un’Azione cattolica tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita – l’esortazione di Francesco -. È in questi nuovi areopaghi che si prendono decisioni e si costruisce la cultura”. Dal Pontefice anche l’invito a snellire i modi d’inserimento. “Non siate dogane”, avverte. “Aprite le porte, non fate esami di perfezione cristiana perché così facendo promuoverete un fariseismo ipocrita. C’è bisogno di misericordia attiva”. “L’impegno che assumono i laici che aderiscono all’Azione cattolica guarda avanti. È la decisione di lavorare per la costruzione del regno”. Per il Papa, “tutti hanno diritto a essere evangelizzatori”. “Che l’Azione cattolica – l’auspicio conclusivo – offra lo spazio di accoglienza e di esperienza cristiana a quanti, per motivi personali, si sentono ‘cristiani di second’ordine’”.

“Vi siete proposti un’Azione cattolica in uscita, e questo è un bene”, osserva Papa Francesco nel suo discorso. “Uscita significa apertura, generosità, incontro con la realtà al di là delle quattro mura dell’istituzione e delle parrocchie”. “Quante volte – aggiunge a braccio – Gesù bussa dall’interno delle porte delle nostre chiese per uscire”. Cinque i passi indicati da Francesco per il progetto evangelizzatore dell’Ac. “Primerear, e mi permetto un neologismo – dice sorridendo – cioè prendere l’iniziativa, partecipare, accompagnare, fruttificare e festeggiare. Un passo avanti nell’uscita, incarnati e camminando insieme. Questo è già un frutto da festeggiare. Contagiate con la gioia della fede”. “Non cadete nella tentazione dello strutturalismo”, ammonisce; “incoraggiate i vostri membri ad apprezzare la missione corpo a corpo” e “non clericalizzate il laicato. Che l’aspirazione dei vostri membri non sia di far parte del sinedrio delle parrocchie che circonda il parroco ma la passione per il regno. Non dimenticatevi però d’impostare il tema vocazionale con serietà”. L’invito del Papa è ad essere “luogo d’incontro per il resto dei carismi istituzionali e dei movimenti che ci sono nella Chiesa”. Essere “il braccio lungo della gerarchia”, definizione frequente data all’Azione cattolica, “lungi dall’essere una prerogativa che fa guardare gli altri dall’alto in basso, è una responsabilità molto grande che implica fedeltà e coerenza a quello che la Chiesa mostra in ogni momento della storia”, precisa Francesco.   “La passione cattolica, la passione della Chiesa – conclude – è vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno dall’Azione cattolica”.

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