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Papa Leone: Concilio Vaticano II stella polare della Chiesa
Un ciclo di catechesi dedicato ai documenti del concilio Vaticano II. Lo sta proponendo papa Leone nel corso delle udienze del mercoledì, iniziate il 7 gennaio. Introducendo l’iniziativa, il Papa ha detto che “dobbiamo ancora realizzare più pienamente la riforma ecclesiale in chiave ministeriale e, dinanzi alle sfide odierne, siamo chiamati a rimanere attenti interpreti dei segni dei tempi, gioiosi annunciatori del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace”. “Riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale”, l’obiettivo del Papa, che ha definito il Concilio, di cui abbiamo ricordato i 60 anni nel 2025, “la stella polare del cammino della Chiesa”. “Dopo una ricca riflessione biblica, teologica e liturgica che aveva attraversato il Novecento, il Concilio ha riscoperto il volto di Dio come Padre che, in Cristo, ci chiama a essere suoi figli; ha guardato alla Chiesa alla luce del Cristo, luce delle genti, come mistero di comunione e sacramento di unità tra Dio e il suo popolo; ha avviato un’importante riforma liturgica mettendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il popolo di Dio”. Al tempo stesso, “ci ha aiutati ad aprirci al mondo e a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’epoca moderna nel dialogo e nella corresponsabilità, come una Chiesa che desidera aprire le braccia verso l’umanità, farsi eco delle speranze e delle angosce dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e più fraterna”. “Grazie al Concilio Vaticano II, la Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio - la citazione di Paolo VI -, impegnandosi a cercare la verità attraverso la via dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e con le persone di buona volontà”.
La catechesi del 14 gennaio il Papa l’ha dedicata alla “Dei Verbum”, la costituzione conciliare sulla Rivelazione divina, “uno dei documenti più belli e più importanti”. “Cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera”, il monito del Papa, perché “la Rivelazione di Dio ha il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere”.
“La Rivelazione di Dio ha il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere”, ha sintetizzato Leone. “La parola possiede una dimensione rivelativa che crea una relazione con l’altro. Così, parlando a noi, Dio ci rivela se stesso come alleato che ci invita all’amicizia con lui”. In tale prospettiva, “la prima attitudine da coltivare è l’ascolto, perché la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori”: allo stesso tempo, per il Pontefice, “siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi”. Di qui la necessità della preghiera, “nella quale siamo chiamati a vivere e coltivare l’amicizia col Signore”. “Questo si realizza in primo luogo nella preghiera liturgica e comunitaria, dove non siamo noi a decidere cosa ascoltare della Parola di Dio, ma è lui stesso a parlarci per mezzo della Chiesa; inoltre, si compie nell’orazione personale, che avviene nell’interiorità del cuore e della mente”.



