Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Santità eucaristica trevigiana/5: padre Bernardo Sartori
L’amore per L’Eucaristia, che l’evento di Genova vuole evidenziare, si esprime, più che in riti, in esistenze eucaristiche. La Comunione con il Cristo sa trasformare la nostra vita a imitazione della sua: una vita donata. E’ significativo allora far memoria, nella recente storia della nostra Chiesa diocesana, di alcuni testimoni della fede che ancora ci interpellano con la loro santità eucaristica. Ricordiamo il comboniano padre Bernardo Sartori
Accanto ad una donna trasformata dall’Eucaristia (Maria Oliva Bonaldo), la chiesa trevigiana ricorda un uomo che l’Eucaristia la celebrava con un’intensità che valeva più di molti discorsi: padre Bernardo Sartori. Missionario Comboniano di Falzè di Trevignano, opera in Uganda dal 1934 al 1983. Un’unica grande passione lo abitava: costruire una Chiesa locale viva, che troverà nella costruzione della chiesa materiale il luogo visibile della comunità cristiana. Nel cinquantesimo della sua ordinazione sacerdotale scrisse: “La Messa non si commemora, si vive. La Messa è come il fiume che va. La mia anima è la Messa che non finisce mai perché il prete è eterno come Cristo che mi ha voluto assumere, e il carattere sacerdotale non si cancella”. Chi era accanto a lui durante la celebrazione eucaristica potè testimoniare : “Dall’offertorio fino alla comunione dai suoi occhi scendevano lacrime”. Affinché l’Eucaristia fosse presente anche nei villaggi più lontani, padre Bernardo costellò il territorio di cappelle. Diceva: “Bisogna che Cristo, pane di vita, sia più vicino possibile al suo popolo per nutrirlo, irrobustirlo, trasformarlo”. Difficilmente padre Sartori dormiva oltre le due del mattino. Si recava in chiesa e trascorreva almeno quattro ore di colloquio con il Signore davanti al tabernacolo. Fu lì che il mattino di Pasqua del 1983 il Signore lo chiamò. Colto da un’embolia, fu trovato con la faccia a terra, le braccia aperte e la corona in mano. Davanti al Santissimo aveva rinnovato certamente l’offerta dei suoi 60 anni di sacerdozio che aveva commemorato il giovedì santo precedente.



