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Un gruppo di giovani di Castelfranco è partito per l’Ecaudor

L’11 agosto, 19 ragazzi e 5 capi scout del Clan/fuoco Prime Luci di Castelfranco sono partiti per l’Ecuador: un viaggio che nasce per cambiare lo sguardo, prima ancora che il mondo. Per tornare con un senso etico rinnovato, che si traduca in gesti concreti di cittadinanza

Imparare a stare prima di fare: è questo il cuore dell’esperienza che il Clan/fuoco Prime Luci del gruppo Agesci Castelfranco Veneto3 vivrà in Ecuador. Stare in un contesto radicalmente diverso dal proprio, osservare la vita quotidiana di un’altra comunità, lasciarsi interrogare e tornare con un senso etico rinnovato, che si traduca in gesti concreti di cittadinanza, partecipazione, giustizia sociale. È un viaggio che nasce per cambiare lo sguardo, prima ancora che il mondo.

L’11 agosto diciannove ragazzi e cinque capi partiranno per tre settimane alla volta di Salinas de Guaranda, nella missione della Diocesi di Treviso. La sera precedente, l’intera comunità parrocchiale si ritroverà in una veglia di preghiera: un momento di affidamento che accompagnerà il gruppo fino ai primi di settembre, quando farà ritorno a casa.

“Il progetto affonda le radici nel campo estivo dello scorso anno, a Palermo, dedicato alla cittadinanza attiva – racconta don Davide Crespi, vicario pastorale a Castelfranco -. Davanti alla figura di don Pino Puglisi, una frase ha colpito i ragazzi: «Avete avuto una gran fortuna a nascere da questa parte del mondo. Cosa ne volete fare?»”. Ci ha lavorato un anno intero, il Clan Prime Luci, su quella domanda, incontrando la realtà castellana e chi è ai margini, per capire su quali scelte etiche fondare i propri percorsi di vita e come abitare la società.

Quando è arrivato il momento di chiedersi “cosa facciamo quest’estate?”, la risposta è stata chiara: uscire, conoscere altri mondi, misurarsi con situazioni nuove, per poi tornare più consapevoli. L’idea di un viaggio missionario sembrava quasi impossibile, finché don Gianfranco Pegoraro, direttore del Centro missionario diocesano, ha aperto una strada: “Se volete, si può fare”. “Da lì è nata una rete spontanea di sensibilizzazione e autofinanziamento che ha coinvolto tutta Castelfranco – racconta il capo clan, Filippo Rinaldi -, capace non solo di sostenere la partenza, ma anche di lasciare un contributo concreto alla missione”.

Imparare a stare

Il nodo educativo è chiaro: non si parte per costruire un pozzo o una casa, ma per imparare a “stare” con le persone. Un cambio di prospettiva che precede ogni azione: stare non significa fare, e tantomeno fare secondo i propri schemi, ma lasciarsi guidare dal passo dell’altro, da un ritmo diverso, da uno sguardo nuovo. Don Davide Crespi sintetizza così il senso della partenza: “In Ecuador non portate soluzioni, portate voi stessi. E lì, stando con le persone, scoprirete che la giustizia sociale non è un concetto astratto, ma un modo di guardare il mondo e di scegliere ogni giorno”. Le attività pratiche ci saranno - la “forza lavoro” del gruppo è significativa -, ma resteranno secondarie rispetto alla relazione. A Salinas i ragazzi saranno accompagnati da Emanuele Confortin e Anna Ferronato, trevigiani che da anni vivono nella comunità. Attorno alla loro presenza, insieme ai salesiani, è cresciuta un’economia equa e solidale fondata su una storica cooperativa lattiero-casearia che ha trasformato il volto del Paese, oggi noto per formaggi, cioccolato e prodotti artigianali. Del resto, Salinas, oltre 3.500 metri alle pendici del Chimborazo, è una meta consolidata dei missionari trevigiani: anche il vescovo Michele Tomasi l’ha visitata di recente, incontrando i sacerdoti fidei donum don Graziano Mason e don Giuliano Vallotto.

“Due frasi accompagnano il cammino del Clan – raccontano don Davide e Filippo -. Un ponte per l’Ecuador esprime il desiderio di confrontarsi con i coetanei ecuadoriani, anche sul tema della fuga di cervelli, cercando insieme strategie per restare. Partire per cambiare richiama, invece, il cuore del metodo scout: interrogarsi su quale modello etico fondare le proprie scelte, soprattutto nel momento della partenza”.

Educarsi alla responsabilità

Non è un caso che questo progetto nasca dentro lo scautismo. Fin dalle origini, il metodo di Baden-Powell intreccia educazione personale e cittadinanza attiva: l’Agesci, nel suo patto associativo, parla di “impegno politico” al di fuori delle logiche partitiche, promuovendo la partecipazione responsabile al bene comune e l’attenzione verso le marginalità. È la stessa tensione – vissuta dai capi come “pista personale” e “pista associativa” – che spinge i giovani a diventare cittadini del mondo, capaci di superare differenze di razza, nazionalità e religione in nome di una fraternità concreta. “Andiamo lontano per capire meglio chi siamo – conclude Filippo -. Stare a Salinas ci aiuterà a leggere la realtà con più profondità e a tornare con scelte etiche, da vivere qui, nella nostra comunità”. In questo senso il viaggio non è un’eccezione, ma la forma più radicale di ciò che lo scautismo insegna ogni giorno: uscire da sé, mettersi in relazione, tornare cambiati. E portare quel cambiamento nella propria comunità, come già sta accadendo a Castelfranco, dove il progetto ha mobilitato famiglie, parrocchia e territorio ben prima della partenza. L’esperienza sarà raccontata sul profilo Instagram @clandicasteo e su ideaginger.it.

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