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A Quelimane il funerale del vescovo Osório: “Che il suo sangue ci renda migliori”

“Basta, basta”. Vogliamo un mondo migliore, una società diversa. Amiamo la vita. Amiamo la fraternità, amiamo la pace”: è il grido commosso di Luís Miguel Muñoz Cárdaba, nunzio apostolico in Mozambico, che ha tenuto, poco fa, l’omelia al funerale del vescovo Osório Citora Afonso, ucciso il 6 giugno scorso, nella sua residenza, a Quelimane (Mozambico)

“Il sangue di mons. Osório si è unito al sangue di tantissime persone innocenti in tutto il mondo, vittime dell’ingiustizia, della guerra, della violenza, dell’invidia, della corruzione, del terrorismo. Nel nostro mondo c’è troppo sangue, troppo dolore, troppe lacrime. Di fronte a così tanto male, oggi dobbiamo gridare: “Basta, basta”. Vogliamo un mondo migliore, una società diversa. Amiamo la vita. Amiamo la fraternità, amiamo la pace”: è il grido commosso di Luís Miguel Muñoz Cárdaba, nunzio apostolico in Mozambico, che ha tenuto, poco fa, l’omelia al funerale del vescovo Osório Citora Afonso, ucciso il 6 giugno scorso, nella sua residenza, a Quelimane (Mozambico). Il rito è stato presieduto da mons Inácio Saure, missionario della Consolata e presiedente della conferenza episcopale del Mozambico. Numerosi i vescovi e moltissimi i sacerdoti conclelebranti.

Dal nunzio un appello forte anche per la verità e la giustizia: “E’ bene conoscere con certezza tutti i motivi alla base di questa morte violenta, per quanto siano dolorosi. Non dobbiamo avere paura della verità. Non dobbiamo avere paura della verità. La verità ci rende liberi. La verità promuove la giustizia, ma la vera giustizia ci porta, come discepoli di Gesù Cristo, a rifiutare la vendetta e a coltivare, oltre alla necessaria e giusta riparazione penale, a coltivare a poco a poco nei nostri cuori lo spirito di perdono e di riconciliazione”. “Come possiamo costruire questa nuova civiltà dell’amore, dove l’uomo non uccide il proprio fratello?”, si è chiesto Luís Miguel Muñoz Cárdaba. “Noi cristiani, come discepoli dell’innocente crocifisso, conosciamo bene la risposta. La risposta è Gesù Cristo. Sì, Gesù Cristo che ha vinto il male con il bene, che ha sconfitto il peccato e la morte con l’amore”.

“Cari fratelli, care sorelle, il sangue versato da mons. Osório ha bagnato la dolcezza di questa terra. Non possiamo permettere che questo sangue innocente ci affoghi nel pessimismo, nella disillusione. No, ora è il tempo della conversione profonda, della penitenza purificatrice, della rinnovazione interiore”, ha proseguito il nunzio, rivolgendosi in modo particolare alla chiesa e al popolo del Mozambico, invocando una conversione profonda. “Che il sangue del vescovo Osório ci renda migliori. Sradichi il peccato da noi e ci converta dal male al bene, dalle tenebre alla luce. Allora, la morte di Osório sarà feconda e fruttuosa, purificherà questa diocesi di Quelimane, la Chiesa, e ci renderà tutti migliori. Allora si ripeterà la vittoria dell’innocente Gesù, immolato sulla croce per il male, e sarà rinnovata la vittoria di Cristo risorto. E allora, ricordando in futuro, alle future generazioni, la vita di mons. Osório, potremo dire, ispirati dalla famosa massima di Tertulliano, che anche qui, in Mozambico, il sangue versato dai buoni pastori è seme di nuovi cristiani, di cristiani buoni e santi. Sono sicuro, sono sicuro che questa morte crudele non sarà invano. Credo che Dio, nella sua santa e misteriosa provvidenza, riuscirà a trasformare tanto male in bene, scriverà dritto sulle righe storte. Credo che ci sarà un “prima” e un “dopo” rispetto a questo crimine. Il sangue del Vescovo sarà il seme di una diocesi di Quelimane migliore, purificata, rinnovata; di una Chiesa migliore in Mozambico e, pertanto, anche di una società migliore. Preghiamo affinché la tragica morte di questo coraggioso ed entusiasta Vescovo, Vescovo missionario, fedele figlio spirituale di San Giuseppe Allamano, porti grazia e benedizione al Mozambico, purifichi e renda più credibile la testimonianza della Chiesa, e ottenga dal cielo pace e riconciliazione dove vi sono violenza e conflitto”.

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