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Hamnet: Amore e dolore fusi in un unico volto
“Entrerò nella tua chiesa, ma non dirò una parola”. Questo dice Agnes, nel film Hamnet, a chi le ricorda che deve rassegnarsi alla perdita di un figlio. Non è solo ribellione a una frase pronunciata nel dolore di chi ha già vissuto il lutto, ma rifiuto di tutto quello che è chiuso, considerato come ineluttabile, benedetto, ma non libero. “Chi è sradicato non può che sradicare”, scriverà suo marito William Shakespeare in “La tempesta”. Lei Agnes le radici le ha ben salde in sua madre e nei suoi avi, gente della foresta, cresciuta in natura oscura e terribile, salvifica e divorante. Il marito William è radicato nella sua gentilezza e mitezza, la sua debolezza è la sua forza. E il piccolo Hamnet è davvero coraggioso, obbedisce al padre e sarà coraggioso, coraggiosissimo. Hamnet vuole recitare nel teatro con papà a Londra. Non ci riuscirà, ma reciterà con la più temibile concorrente del genere umano, la ingannerà e riuscirà a compiere il più grande gesto che un uomo possa compiere. Anche se lui è solo un ometto.
Hamnet, candidato a otto premi Oscar, è un film sospeso tra scene antiche nella foresta e altre modernissime, dove il padre di famiglia “deve andare via per lavoro”, mentre la moglie gli chiede di restare, perché la tragedia appena vissuta è troppo grande e deve essere condivisa, in qualche modo interiorizzata se non accettata. Le luci non sono quelle calde delle nostre case, c’è il buio della sera che incombe e solo qualche lume a illuminare e riscaldare. Ma l’umanità è la stessa di oggi, così come incredibilmente simili sono le dinamiche familiari: davvero la storia si ripete.
Hamnet è un film sul teatro. Certo non quello ordinato e in qualche modo programmato e preciso come lo conosciamo noi oggi, ma quello a cui la gente partecipava, a volte in maniera disordinata e irruenta, perché aveva bisogno di sentirsi raccontare “storie che commuovono”. E a dir poco commovente è la scena finale. Agnes assiste alla prima rappresentazione di Amleto e lì accade quello che l’arte vera fa accadere: pur senza comprendere tutto dell’opera, coglie che la storia parla di lei, di suo figlio, della lotta continua per vivere e sull’eterno dubbio se lottare contro il male o lasciarsi andare.
Hamnet è un film sulle lacrime che sanno di dolore, ma anche lavano il cuore e permettono di continuare a vivere, di continuare a generare e creare. Bastano le lacrime, quelle di Agnes, di suo marito William, e quella densissima di Hamnet e di colui che lo interpreta a teatro, fratello nella realtà del piccolo attore Hamnet/Jacobi Jupe.
L’uscita di scena del piccolo Hamnet è una delle scene più potenti e commoventi che io abbia mai visto sullo schermo.
Una lacrima si fonde con il sorriso in un volto che è una maschera di dolore e amore e che sembra contenere una promessa di un addio che è un arrivederci. C’è tutto in quel volto e non serve aggiungere altro. “Il resto è silenzio”. (don Elio Girotto, responsabile Cinema Busan e Presidente Acec Triveneta)
Hamnet è in programmazione al cinema Busan dallo scorso 26 febbraio.



