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La persona prima della tecnica: il convegno su Luigi Stefanini

Il convegno “Persona, libertà, società in Luigi Stefanini”, promosso a Treviso nel 70esimo anniversario della morte del filosofo trevigiano, ha messo in luce spunti di grande attualità, come il rapporto tra umano e intelligenza artificiale, o la centralità dell’immagine
16/04/2026
Il convegno “Persona, libertà, società in Luigi Stefanini”, promosso a Treviso, nel settantesimo anniversario
della morte del filosofo trevigiano ha messo in luce spunti di grande attualità, come il rapporto tra umano
e Intelligenza artificiale, o la centralità dell’immagine

Solo un errore di prospettiva può far pensare al filosofo Luigi Stefanini come a un intellettuale del passato, a un “illustre” professore, da celebrare, magari, con delle dotte relazioni, ma senza agganci con i grandi temi di oggi.

Niente di più sbagliato. Il convegno “Persona, libertà, società in Luigi Stefanini”, promosso dalla fondazione Stefanini a Treviso, in ca’ dei Carraresi, il 10 aprile, nel settantesimo anniversario della morte del filosofo trevigiano, ha messo in luce tantissimi spunti di grande attualità, mostrando che le riflessioni di Stefanini incrociarono, o anticiparono, temi come il rapporto tra la persona e l’affermarsi della scienza e della tecnica, oppure la centralità della questione educativa, o ancora, il rapporto tra “visivo” e razionalità, in qualche modo intuendo la centralità dell’immagine (lui la chiamava “imagine”) nella società contemporanea. Ancora, il rapporto tra persona e “macchina”, dando elementi per impostare l’attuale dibattito sull’Intelligenza artificiale. Il tutto dentro un’architettura di pensiero complessa e affascinante, capace di abbracciare le diverse dimensioni della filosofia, dalla metafisica alla gnoseologia, dall’estetica all’etica e alla politica. Una “via italiana” al personalismo, originale, che non smarrisce la sua freschezza, capace anche di interrogare, come è accaduto al convegno di Treviso, i giovani liceali di oggi. Proprio questo, del resto, l’intento del convegno, come ha spiegato la presidente della fondazione Stefanini, Lucia Stefanutti.

In apertura della giornata di studi, è intervenuto il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, il quale ha insistito sul fatto che il nostro oggi non si costruisce senza una riflessione cristiana sulla persona. “Persona non è un insieme di algoritmi, ma relazione e pensiero. È importante ascoltare chi, come Stefanini, ci ha preceduto offrendo un’esperienza di vita intensa”, ha affermato il Vescovo, facendo riferimento alle recenti parole dei papa Leone XIV ai vescovi italiani, rispetto alle sfide che oggi intepellano la libertà umana. “L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita - la citazione di Leone XIV -. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni”. Da qui, l’utilità di un filosofo come Stefanini, per il quale “la persona umana, come «fine in sé», preordina ogni forma sociale, e i diritti della persona prevalgono su ogni dispositivo sociale, e ne condizionano la legittimità”. Ciò che rende autentica la democrazia, la riflessione finale del Vescovo, non è solo il configurarsi come “governo del popolo”, ma “l’essere una forma politica che come suo fine ha il rispetto dei diritti della persona, nella sua singolarità irripetibile”.

Questioni che sono risuonate, durante la giornata. Il filosofo Markus Krienke (Università teologica di Lugano), in particolare, ha ricordato che la corporeità, esperienza del limite, dice insieme che l’umano è apertura all’incondizionato. Quindi, il limite porta a riconosce l’alterità. “L’Intelligenza artificiale, invece, non riconosce il limite, che è proprio dell’umano”. Da qui, la necessità di una riflessione sulla persona. Krienke ha fatto notare la comunanza di prospettiva tra Antonio Rosmini e Luigi Stefanini, per proseguire affermando, come già sosteneva Giuseppe Goisis, che la persona non coincide con il soggetto moderno: il volere, il sentire, sono funzioni del soggetto che agisce, la persona non è solo conoscere e agire, le macchine fanno questo; la persona è qualcosa che non si esaurisce nel conoscere e agire. La macchina non conosce l’amore per la realtà, questo non può essere riprodotto dalla macchina. La persona coglie il profondo essere che sta nelle cose.

Sul tema della deriva transpersonalistica verteva anche il laboratorio filosofico degli studenti del liceo Classico Canova di Treviso, di cui fu allievo e insegnante Luigi Stefanini. Gli studenti di alcune classi ginnasiali hanno vivacizzato l’incontro proponendo le loro sintesi, derivate dalla lettura di brani scelti del filosofo trevigiano, sottolineando la loro convergenza sull’idea di persona stefaniniana, e sui temi della libertà e dell’uguaglianza. Dalle relazioni, è emerso chiaramente come i giovani della generazione Z individuino in un contesto culturale assai stereotipato, come quello odierno, il linguaggio della poesia e dell’arte in generale come canali efficaci di espressione del sé. Molto vivace anche il dialogo di tipo socraticamente “maieutico” intercorso tra gli studenti e il prof. Giuseppe Pintus dell’Università di Sassari sulla triade tematica: poesia, arte e bellezza. Flavia Silli dell’Università Lateranense ha posto al centro del suo intervento la crisi contemporanea del senso ontologico dell’immagine, che dovrebbe essere la porta aperta sull’Essere, mentre il rischio corrente è quello di scadere nella ripetitività stereotipata della “visual culture”. L’immagine, intesa in senso personalistico, ha ruolo simbolico, rinvia all’alterità e fa da ponte fra visibile e invisibile.

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