giovedì, 16 aprile 2026
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Spedizione giornalistica dal Piave all’Amazzonia sostenuta da Savno, Alto trevigiano e Piave servizi

Dal 20 gennaio la giornalista Valeria Barbi e il fotografo Davide Agati si trovano nel polmone verde del mondo, sempre più a rischio. L’iniziativa si inserisce nel progetto “Wane - We are Nature expedition” per seguire il filo azzurro che unisce il Piave ai fiumi dell’Amazzonia

Secondo Arpav, a fine 2025, il bacino del fiume Piave ha registrato un deficit idrico dell’83%, con precipitazioni crollate del 57% rispetto alla media storica. Un dato che fotografa la vulnerabilità crescente delle nostre riserve idriche e degli accumuli nevosi sulle Dolomiti, che trova una delle spiegazioni a migliaia di chilometri di distanza, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, un bioma sull’orlo del collasso.

A due mesi dalla partenza della spedizione attraverso gli Stati di Amazonas e Pará, verso lo Stato del Roraima, con protagonisti la giornalista ambientale Valeria Barbi e il fotografo documentarista Davide Agati, sono stati presentati, di recente, i risultati del progetto “Radici nella corrente: vivere e resistere lungo i fiumi d’Amazzonia”, sostenuto congiuntamente da Savno, Alto trevigiano servizi e Piave servizi, per indagare il rapporto tra biodiversità amazzonica e comunità native.

L’evento si è tenuto, simbolicamente, proprio sulle sponde del Piave, a Negrisia di Ponte di Piave, per sottolineare il legame che unisce ecosistemi all’apparenza lontani con la salvaguardia delle risorse nel nostro territorio. “La foresta amazzonica agisce come un enorme motore climatico. La sua distruzione riduce l’evapotraspirazione, alterando la formazione di piogge e modificando le correnti a getto, o jet stream, che determinano il meteo anche in Europa, con conseguenti anomalie climatiche - hanno spiegato Barbi e Agati - E gli effetti, purtroppo, sono già misurabili localmente. Proteggere l’Amazzonia significa, tecnicamente, tutelare anche la stabilità delle nostre riserve idriche”.

Con un’estensione di oltre 6 milioni di kmq, il bacino amazzonico è il più grande sistema fluviale della Terra. Ospita la più grande diversità di pesci d’acqua dolce al mondo, con oltre 2.700 specie descritte, ed è casa per circa 48 milioni di persone, incluse oltre 400 popolazioni indigene. Nonostante questo, gran parte dell’attenzione scientifica e conservazionistica ha relegato ai margini della ricerca l’unicità dei sistemi d’acqua dolce e la loro rilevanza oltre i confini del bacino.

La spedizione iniziata lo scorso 20 gennaio con protagonisti Barbi e Agati, nell’ambito del progetto “Wane - We are nature expedition” di cui sono autori, li ha visti navigare con un recreio, un’imbarcazione pubblica a motore, il Rio Negro (Amazonas) ed il Rio Jauaperi (Roraima) per poi vivere per quasi due settimane in un tratto in cui l’Amazzonia è considerata ancora intatta, nel villaggio di Xixuau, una comunità di ribeirinhos (rivieraschi) molti dei quali si considerano coboclos, ossia brasiliani con origine africane, europee (in particolare portoghesi) e indigene.

La seconda parte del progetto si è svolta lungo il Rio delle Amazzoni, che Barbi e Agati hanno navigato, sempre a bordo di un recreio, fino a Belém, capitale dello Stato del Pará, dove hanno documentato la massiccia deforestazione, per prelevare legname e fare spazio all’allevamento estensivo di bestiame e alla coltivazione di soia. “Con un numero stimato di 400 miliardi di alberi, il suolo e la vegetazione della foresta immagazzinano da millenni più di 150 miliardi di tonnellate di carbonio, che viene rilasciato in forma di anidride carbonica ogni volta che un albero è abbattuto o bruciato - hanno sottolineato i due autori di Wane -. La deforestazione trasforma l’Amazzonia da assorbitore di carbonio a fonte di emissioni di CO2 (1,51 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno nell’Amazzonia), accelerando il riscaldamento globale che colpisce anche l’Europa. Inoltre, la compattazione del suolo causata dalla deforestazione aumenta le emissioni di ossido di azoto, contribuendo ad aumentare il riscaldamento globale”.

Continuano: “La perdita di biodiversità locale potrebbe compromettere il funzionamento dell’intero bioma, rendendolo più vulnerabile a shock esterni e meno capace di fornire servizi ambientali quali la purificazione dell’acqua, il mantenimento del suolo o la prevenzione dell’erosione. È una ricchezza preziosa e per lo più sconosciuta, la cui perdita sarebbe un incalcolabile danno economico e culturale. Il patrimonio genetico della biodiversità amazzonica ha, per esempio, un valore strategico per lo sviluppo di nuovi farmaci e nuovi fitoterapici, un potenziale da non sottovalutare visto che circa il 25–30% dei farmaci moderni deriva direttamente o indirettamente da piante e oltre il 60% dei farmaci antitumorali ha origine naturale (piante, funghi, microrganismi)”.

Ma la conclusione della spedizione non è che l’inizio di una nuova fase: i dati, le immagini e le testimonianze raccolte da Davide Agati – già autore di scatti iconici per testate come Green&Blue e LifeGate, nonché reportage andati in onda su Geo, il programma di Rai3 di cui è stato più volte ospite – diventeranno parte di un percorso didattico nelle scuole del territorio. “Vogliamo innescare una trasformazione culturale - ha spiegato il presidente di Savno, Stefano Faè -. Mostrare alle nuove generazioni, dati alla mano, che una scelta compiuta qui ha un effetto visibile in un villaggio remoto, e viceversa, aiuta a superare la logica dei cluster territoriali e a comprendere che le sfide del clima e della biodiversità sono globali”.

“È affascinante osservare come per le comunità amazzoniche, i fiumi sono molto più che semplici corsi d’acqua: sono infrastrutture vitali, che permettono il trasporto, sostengono la pesca e collegano popolazioni isolate”, ha osservato Antonella De Giusti, consigliere di Piave servizi.

“Il quadro che emerge ci richiama a una responsabilità non più rimandabile - dichiara il presidente di Ats, Fabio Vettori -. La gestione dell’acqua non può più essere letta solo in chiave locale, ma come parte di un sistema interconnesso”.

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