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Lo sport ritorni in parrocchia
Leggendo i quotidiani in questi giorni, catturano l’attenzione, per chi si occupa di sport come il Csi, le problematiche inerenti le difficoltà di sopravvivere di molte società di calcio: c’è chi cerca la collaborazione, chi si “fonde” con altre società, chi ridimensiona la propria attività, chi abbandona.
È evidente in particolare nel territorio del Comune di Treviso, dove esistevano diverse società sportive di calcio giovanile che, per diversi motivi, non ci sono più: Aurora, Eolo, Selvana, San Giuseppe, Rapid Fiera, Santa Maria del Rovere, Santa Bona, ecc.
Tutte queste società di calcio sono nate all’interno di varie realtà parrocchiali che con i loro “campetti” erano punto di riferimento per la propria comunità, soprattutto per i bambini e ragazzi; molte di queste società sono nate all’interno del Csi.
Negli anni 60/70/80 il calcio la faceva “da padrone”, soprattutto grazie ai campi parrocchiali; successivamente, sono nate nuove strutture (palestre, impianti comunali,...), sono state promosse altre discipline sportive, e il calcio ha iniziato a trovarsi in difficoltà.
Ultimamente, a complicare le cose, è arrivata anche la “Riforma dello sport” (venuta alla luce in più anni 2021-22-23), che con la scusa di riconoscere diritti, tutele e dignità al lavoro sportivo dilettantistico, ha messo dei “paletti burocratici”, creando non poche difficoltà alle società dilettantistiche.
Un problema delicato, a leggere i giornali e ascoltando le voci di genitori, è quello dell’attività giovanile: quando una società chiude, molti bambini si trovano a non avere nessun riferimento calcistico nel proprio territorio e, a volte, devono abbandonare l’attività sportiva del calcio e/o scegliere altre discipline sportive! Per non parlare, poi, di quando ci si trova di fronte a società che selezionano i bambini per le proprie squadre e abbandonano i cosiddetti “più scarsi”.
I tempi sono cambiati, certo, ma la parrocchia è ancora il simbolo della comunità, un luogo dove poter confrontarsi e vivere esperienze comuni, dove lo sport è sempre stata un’attività di aggregazione, di accoglienza, di inclusione, di relazioni... e molti campetti esistono ancora; allora perché non far rivivere lo sport “all’ombra del campanile”? Perché non sognare il ritorno del calcio in oratorio? È un sogno far rivivere i campetti parrocchiali?
Se è vero che moltissime persone (anche se di una certa età) dichiarano la loro gioia nell’aver iniziato a giocare a calcio nell’oratorio, nel “campetto parrocchiale”, questo sogno è possibile.
Lo dico agli ex dirigenti, ai genitori, ai nonni (perché no) che sono delusi da un certo tipo di gestione dell’attività sportiva giovanile, impegnatevi in prima persona, cercate collaborazioni, prendetevi le proprie responsabilità, fate delle scelte, ma non da soli, “insieme”. E insieme faremo rinascere le attività, insieme decideremo obiettivi e regole, per uno sport che non seleziona, senza discriminazioni, uno sport che faccia vivere esperienze formative ed educative: il Csi c’è, è a disposizione.



