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Arti&Mestieri/19. Giancarlo Iani, uno degli ultimi edicolanti di Treviso
Il cielo è pieno di scintille stamattina. Sono mille e più: acquattate come tigri vigilano sull’arrivo del sole che manda già deboli segnali. Tocchi di orologio, quattro soltanto. Giancarlo Iani, 69 anni, si alza e lascia la casa con passi felpati. In Viale Monte Grappa, a Treviso - appena oltre Porta Santi Quaranta - la sua edicola dorme, ma quando si desterà, sarà un piccolo mondo ad aprirsi: pagine fresche d’inchiostro, copertine lucide, storie pronte a trovare mani e occhi. Si srotola così la vita di Giancarlo tra la consegna delle rimanenze al distributore di Silea e il mettere in ordine le novità nel chiosco, uno dei pochi in città. Sette giorni su sette, preciso come un cecchino: trasforma la monotonia nel rito antico di saluti, gossip, dialogo. Sempre così da oltre un ventennio, da quando a 46 anni qualcosa interrompe il ritmo della sua brillante carriera di allenatore di basket.
Quando Baglioni canta Il pivot: “... il pallone prese vita e volò su...”, Giancarlo ha vent’anni e la testa piena di canestri, di applausi e di fischi. Da giocatore ad allenatore professionista il cammino si percorre per gradi. Lui, tappa dopo tappa, allena dapprima la squadra giovanile della Benetton, passando poi a diverse altre formazioni, anche in Friuli dove resta in quel di Pordenone per sette anni. La mazzata per la categoria arriva dalla sentenza Bosman della corte costituzionale europea che allinea il diritto sportivo al principio dei diritti del lavoro. Tutto cambia: le nuove regole lo lavorano ai fianchi e i dirigenti non intendono formare i giovani per il primo che se li porta via senza spendere il becco di un quattrino. Giancarlo dà un calcio al pallone, si lascia alle spalle le porte dei palazzetti dello sport, portandosi un carico di esperienza utile per qualsiasi tipo di vita.
A zonzo per la città, l’ex allenatore capita all’edicola di Porta Santi Quaranta che gli torna in mente nella caratteristica forma degli anni ‘50 accanto alla fontanella. Ricorda quando la giornalaia Celot l’ha allargata e spostata dieci passi più in là; quasi per caso scopre che il figlio della signora, Mario, ha in mente di cederla. Ci pensa su, si guarda intorno, fa due conti... decide.
È il 2003 quando il nostro ex cestista la acquista con un investimento economico significativo: il 31 di agosto è già là, trepidante e carico di entusiasmo a consegnare giornali con fascicoli allegati, dischi, cd, dvd, anche giornali pornografici che ben presto elimina e dei quali, giustamente, non vuole dire i fruitori.
Oggi, l’edicola è frequentata da una clientela affezionata un po’ per le qualità del gestore, un po’ perché è l’unica nella zona. “Non ci lascerà mica senza giornali, vero?”, ripetono spesso gli avventori più avanti con gli anni.
“Alla maggior parte di loro consegno il quotidiano senza che me lo chieda: so già la testata che vuole ciascuno, a meno che un guizzo non gli faccia cambiare idea”, dice Giancarlo, con la soddisfazione di chi vince facile. E la fontanella poco più in là continua il suo canto.
I giovani in genere snobbano le edicole. A fermarli al chiosco sono le figurine dei calciatori e le carte Pokémon: una bustina al costo di sei euro. Un mattino, un ragazzo ne acquista ben 50, lasciando sbalordito l’edicolante che con il mondo di Pokémon, con Brock e fratelli non ha familiarità. Qualche tempo dopo, lo stesso giovane si ripresenta per ringraziare. La memoria vacilla, pensa Giancarlo, scrutandolo perplesso. Grazie, perché tra quelle figure che ce n’è una che vale 500 euro e continua a lievitare, gli confida.
Gli aneddoti abbondano, i clienti calano; gossip, moda, giardinaggio, ricette sono appannaggio delle donne; economia, motori, riviste politico letterarie vengono scelte in genere dagli uomini: tutto in piccolissima dose. Ecco perché di pomeriggio le serrande restano abbassate. Ma non è questo il rammarico di Giancarlo: a pesare è il crollo di valore del chiosco, acquistato a caro prezzo e oggi azzerato dagli effetti della liberalizzazione varata dal governo Monti, partita proprio dal settore debole delle edicole. Un tentativo di intervento riguardò anche i tassisti, ma in quel caso la categoria si compattò, riuscendo a fare muro. E c’è dell’altro: un tempo le attività erano contingentate, ora chiunque può piazzare un chiosco a un metro dal suo e... buona notte suonatori. L’edicola è destinata al declino, schiacciata tra cambiamenti nei consumi e nuove forme di distribuzione. Giancarlo prima o poi si ritirerà e la lascerà morire. Eh sì, perché il figlio Edoardo, laurea in astrofisica a Padova, dottorato a Monaco, ricercatore in Olanda, vive a Vienna. I genitori previdenti, oltre ad aprire il cordone della borsa per gli studi, gli hanno regalato anche la valigia perché possa volare altrove.
Porta Santi Quaranta resterà, come un sorriso sdentato, a rammentare il tempo andato.



